UCTAT Newsletter n.84 – dicembre 2025
di Angelo Rabuffetti
Dicembre è il mese più brillante di tutti i mesi. C’è aria di attesa e di preparativi. Ci sono luci multicolore, c’è vita e allegria, ci sono le festività da Sant’Ambrogio al Natale e al veglione dell’ultimo dell’anno e c’è tempo a disposizione per la famiglia, per il prossimo e per noi stessi. Tempo che io consiglio per visitare il patrimonio culturale della nostra città.
L’ultima novità, in fatto di patrimonio culturale, è che finalmente il 30 settembre 2025 ha aperto le porte al pubblico al quartiere QT8 il CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive). Ho descritto il CASVA nel il mio precedente articolo pubblicato sulla nostra newsletter dello scorso ottobre 2024: https://urbancuratortat.org/la-memoria-del-progetto-di-architettura-prossima-apertura-del-casva/
Ero troppo curioso e mi sono affrettato a visitarlo visto che l’anno scorso non sono riuscito a farlo perché, a quel tempo, l’ingresso era riservato solo a chi produceva motivazioni solide e valide ed io, purtroppo non ne avevo (fatta salva la mia semplice curiosità!). E così pochi giorni fa, dopo essere sceso comodamente dalla metro 1 alla stazione QT8 e percorso circa 50 metri a piedi lungo la Via Isernia mi trovo difronte il plesso un tempo mercato rionale e oggi ristrutturato e rigenerato efficacemente con materiali adeguati e architettonicamente piacevole. L’ingresso è gratuito: bella notizia perché ero pronto a pagare il relativo biglietto.
È un luogo specifico per studiosi, studenti e associazioni pensato per divulgare e far conoscere la cultura del progetto architettonico e degli oggetti di design e dei suoi più validi interpreti che hanno operato e lavorato a Milano, riconosciuta universalmente come la capitale del design nel Novecento e nei giorni nostri.
Il CASVA è nato nel 1999 ha trovato un piccolo spazio al Castello Sforzesco e dependance alla Fabbrica del Vapore con il primo importante lascito rappresentato dall’archivio dell’architetto Luciano Baldessari, il CASVA si è arricchito nel tempo di nuovo materiale ed è diventato un centro di studi e ricerche unico nel suo genere. Oggi conserva 44 archivi di architetti, designer, grafici, fotografi, art director e giornalisti.
Il Sindaco Giuseppe Sala all’inaugurazione ha dichiarato: “Il CASVA è al tempo stesso museo, biblioteca, archivio e spazio espositivo: un luogo dalle molteplici funzioni che custodisce e restituisce la memoria viva di una comunità, Se il museo espone ciò che è compiuto, l’archivio racconta i processi e le idee che hanno reso possibile l’opera. È in questa duplice prospettiva che risiede la forza del CASVA: un centro capace di valorizzare la storia e, al tempo stesso, stimolare nuova conoscenza. Restituire alla città uno spazio rimasto chiuso per quindici anni è per me motivo di grande orgoglio. Oggi Milano conquista non solo un nuovo centro culturale, ma anche un luogo di incontro e di futuro, un laboratorio permanente di creatività e innovazione.
La vocazione del CASVA è raccogliere e rendere consultabili gli archivi legati alla cultura del progetto a Milano. Fondamentale la fiducia riposta dai professionisti e dai loro eredi che hanno voluto donare i propri archivi a un istituto di conservazione, studio e valorizzazione. Riunirli in un’unica sede, aperta al pubblico e ai ricercatori, consente di coglierne le connessioni, studiarne i rapporti e comprendere, da differenti punti di vista, l’evoluzione urbanistica, architettonica e del design della città”.
Primissimo oggetto che si incontra entrando in CASVA sulla destra è un modello in cemento in scala reale della poltrona IL GUANTO DA BASEBALL JOE di De Pas, D’Urbino, Lomazzi mentre sul lato opposto si trova la statua di Marino Marini la DONNINA DI MILANO. La statua era stata collocata da Piero Bottoni nei primi anni Cinquanta sulla cima del vicino Monte Stella, oggi diventato parco pubblico cittadino, e ha accompagnato per decenni la vita del quartiere QT8, diventandone un simbolo affettivo e identitario. Poi è stata rimossa, probabilmente finita in un magazzino comunale e ora torna al QT8 con tutto il prestigio e la dignità che gli è dovuto. È una grande scultura in pietra calcarea realizzata nei primi anni trenta del novecento e rappresenta una figura femminile dai tratti primitivi quasi appena abbozzata ma esprime, al tempo stesso, grande fascino e curiosità. È alta più di 2 metri.
Proseguendo nella visita incontriamo una serie di teche contenenti oggetti di design per la casa di Roberto Sambonet: semplici utensili da cucina trasformati in puro design intelligente e funzionale al tempo stesso e una serie di suoi schizzi autografi. Poi LUMINATOR di Luciano Baldisseri, un prototipo di manichino metallico per l’Esposizione Internazionale di Barcellona del 1929.
Segue una biografia video in cortometraggio dedicata a Nanda Vigo, Eugenio Carmi e Enzo Mari. Quindi la poltrona gonfiabile BLOW di De Pas, D’Urbino, Lomazzi.

A seguire il modellino e i disegni originali del BAR CRAJA del 1930 che hai tempi rappresentava un punto di incontro magnetico e attrattivo per intellettuali milanesi sostituito poi dal bar Jamaica a Brera. Ora è stato demolito.
Quasi sul fondo sono installati sette modellini in legno e polistirolo di progetti e idee di Vittorio Gregotti (vero sangue blu di autentica nobiltà Architetturale) tra i quali: lo stadio di Roma, la riqualificazione dell’Istituto di Tecnologia a Marsiglia, il piano particolareggiato dell’isola del Tronchetto a Venezia. Inoltre una intervista video allo stesso Gregotti.
In diverse teche sono conservati splendidi disegni tecnici originali su carta da lucido e inchiostro di china nero rappresentanti la pianta della casa GIOBATTA MENEGOZZO a Malo – Vicenza progettata da Giò Ponti e arredata con gusto e originalità da Nanda Vigo.
E poi prospettive a matita su carta da lucido, sezioni, prospetti e piante e relative fotografie della Torre Tirrena realizzata nel 1959 in Piazza del Liberty a Milano da Eugenio e Ermenegildo Soncini.
La vera delusione, ancora una volta, è il divieto di accesso al piano seminterrato dove occorre un permesso della Direzione per poterlo visitare e consultare. Il piano seminterrato contiene disegni originali in carta da lucido e inchiostro a china e sono arrotolati e inseriti in tubi contenitori oppure stesi su grandi armadi a cassetti. È pur vero che è stata eseguita la scannerizzazione di tutti i documenti, ma è altrettanto pur vero che non si possono ammirare. Di Gregotti sono conservate più di duemila tavole originali, di Sambonet gli schizzi su carta e le “prove di modelli” di oggetti di design. Di Marco Zanuso molti disegni paragonabili a pure opere d’arte. Un vero peccato!
La speranza è che anche questo importante materiale architettonico venga reso disponibile al pubblico affinché lo possa ammirare anche solo nella forma scannerizzata nel più breve tempo possibile.
Auguro a tutti i lettori una gradita visita.
