Conoscere la città

UCTAT Newsletter n.58 – luglio 2023

di Carlo Lolla

È stato posto il problema di scarsa e mancata conoscenza dei luoghi, e quindi l’opportunità di percorrere la strada per un’analisi più approfondita del territorio milanese, propedeutica alla redazione di piani urbanistici. Si discute sul PGT di Milano che non offre normative passabili sia a livello scientifico sia su dati reali ed esaurienti, comprese schede scarne che non aiutano alle scelte del pianificatore.

Di fronte a questi dilemmi per una corretta analisi del territorio, e per una redazione accurata dei piani urbanistici è opportuno procedere, per una ricerca di dati reali e approfonditi, basandosi su una metodologia scientifica.

Mi curerò, per quello che mi compete, di analizzare e sviscerare il procedimento e il criterio che mi sono posto, e che penso si dovrebbe attuare sempre, (forse già si attua ma non ne sono certo) per un lavoro conforme alla sostenibilità, alla sicurezza e resilienza per i cittadini.

Quello che sto per scrivere è una traccia per verificare se l’amministrazione comunale ha sempre perseguito questo percorso, cercando di non tralasciare nulla o, diversamente, se emergono delle lacune perché si è data scarsa importanza alla tematica vigente.

È bene, in primo luogo, raccogliere dati sul territorio che siano il più possibile accurati e dettagliati. Questi devono includere informazioni demografiche, dati topografici, informazioni sul bisogno di suolo, dati climatici, aspetti socio-economici, infrastrutture esistenti, servizi pubblici, ecc.

Analizzare lo stato attuale serve per approfondire, identificare e scandagliare le criticità, le incognite e i grattacapi che si collocano attualmente sul territorio. Ciò deve includere la valutazione della qualità ambientale, delle caratteristiche paesaggistiche, dell’accessibilità, dell’efficienza dei trasporti, dei problemi di congestione del traffico, delle aree verdi, delle zone residenziali e commerciali, delle infrastrutture sociali e culturali, ecc.

Oltre all’analisi delle complessità, è importante valutare le potenzialità dell’ambiente nel quale si deve operare: le sue risorse naturali, le sue aree idonee per lo sviluppo urbano, le aree vantaggiose per l’innovazione e la rigenerazione, al fine di offrire un impulso per future opportunità economiche.

Utilizzando i risultati dell’analisi territoriale si possono elaborare piani urbanistici strategici, tenendo ben presente gli aspetti (mi ripeto) sociali, economici, ambientali e culturali nel processo di pianificazione.

L’elaborazione di un piano urbanistico completo richiede tempo, risorse e competenze specializzate, ma con la partecipazione attiva delle autorità competenti e coinvolgendo professionisti del settore, urbanisti, architetti, geografi, sociologi e altre figure esperte, si può garantire una pianificazione solida scientificamente.

L’attuale povertà di informazioni che emerge, si riflette sulla struttura del PGT di Milano. Stando così le cose, si determinano due categorie: a) gli ambiti di interesse strategico, dai quali non appare ben chiara la “strategia”; b) la restante parte del territorio, il cui regime normativo, non presenta articolazioni prescrittive e scale di progetto riferite alla specificità dei siti.

In questo caso appare lecito richiedere una revisione, o un aggiornamento del PGT. Evidenziando la necessità di una maggiore chiarezza, fondamentale per quei luoghi di massima importanza che conducano al raggiungimento di un interesse strategico e creino una struttura normativa e di progettazione più articolata per il circondario.

È importante la partecipazione attiva alle consultazioni pubbliche, alle revisioni dei piani e alle discussioni sullo sviluppo urbano. Questo permette di far sentire la propria voce e presentare i rispettivi pareri, le proprie idee e suggerimenti durante questi processi, utilizzando l’opportunità di influenzare direttamente le decisioni.

Affinché ciò avvenga si deve ridefinire il ruolo dei Municipi – ricordiamoci che lo Statuto del Comune di Milano prevede il ruolo di progettazione e gestione assegnato agli stessi – e supportare la messa in pratica di un Governo metropolitano stabile, più integrato che possa contribuire a una migliore controllo e sviluppo della/e città, alle specificità locali e alle esigenze dei quartieri, urbanisticamente e morfologicamente.

Con queste responsabilità ai Municipi, si deve favorire una struttura unica di pensiero, una formazione culturale, conoscitiva della materia, coinvolgendo in prima persona gli Assessori e i funzionari preposti.

Questo deve valere per tutti i Municipi del Comune di Milano. Deve esistere un fil rouge che permetta una visione unica, con interscambio di esperienze. Per la qual cosa si deve affidare ai Consigli dei Municipi un maggiore potere decisionale, per consentire una gestione più diretta e mirata. Sempre che detti Consigli siano qualificati, preparati e supportati adeguatamente per assumere tali responsabilità.

Infine porre attenzione alla Commissione Edilizia e a quella del Paesaggio, che sono di primaria importanza. Devono essere indipendenti ed imparziali, hanno l’obbligo di essere in grado di garantire, esaminare e discernere attentamente le proposte presentate, segnatamente sul giudizio dei progetti esclusi dagli ambiti strategici. Devono in sostanza valutare, sostenere, garantire, contribuire e preservare le caratteristiche distintive del territorio, migliorandolo.

Però poi quanto leggiamo sulla stampa non induce certamente all’ottimismo.

La creazione di piazze tattiche rappresenta, a mio parere, un nulla, anche se l’amministrazione le ritiene un’occasione per coinvolgere i cittadini credendo, con ciò, di promuovere la vita urbana. Per me è un falso ideologico.

Per quanto attiene alla città metropolitana è necessario, oltre che ad un governo metropolitano, che il concetto sia integrato col ridisegnare i confini dei Municipi per renderli più coerenti e inquadrati con le dinamiche dominanti territoriali e sociali. Ciò, in proiezione futura, per un disegno più vasto.

Certo che una politica di piano efficace è da augurarsi, ma questo richiede sicuramente la capacità della Pubblica Amministrazione di indirizzare e coordinare i processi di crescita e trasformazione del territorio. Hanno avuto queste capacità le ultime amministrazioni (Pisapia e Sala)? Ne dubito. 

Un buon piano urbanistico dovrebbe essere in grado di offrire chiari ed efficaci indirizzi, regole e progetti di livello intermedio e a grande scala, che tengano conto della complessità dei temi urbani e del loro impatto sul territorio.

Un approccio olistico e partecipativo alla pianificazione urbana dovrebbe cercare di bilanciare le esigenze dello sviluppo e della rigenerazione, con riguardo per l’identità e la qualità della vita delle comunità locali.

L’efficacia di un piano urbanistico dipende anche dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti e di essere revisionato e aggiornato nel tempo. L’evoluzione delle città e dei contesti urbani richiede una pianificazione dinamica, capace di anticipare e rispondere alle sfide e alle opportunità emergenti.

Infine, è importante sottolineare che l’implementazione di tali cambiamenti richiedono un impegno politico e un processo di negoziazione tra le parti interessate. Tuttavia, l’obiettivo finale dovrebbe essere quello di creare una governance urbana più efficace e partecipativa per Milano e la sua area metropolitana.

Zona Garibaldi-Repubblica a Milano, luglio 2023, fotografia di Stefano Topuntoli.
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