Gratosoglio: prefabbricazione anno uno

UCTAT Newsletter n.57 – GIUGNO 2023

di Giovanni Castaldo

Nel decennio tra il 1951 e il 1961 si è registrato a Milano un aumento demografico di circa 300.000 persone raggiungendo 1,6 milioni di residenti (Milanesi, 2018). Un incremento straordinario dovuto principalmente al flusso migratorio di popolazione in particolare dal Mezzogiorno, con decine di migliaia di persone in arrivo ogni anno attratte dalla fase di sviluppo economico e dalla consistente domanda di lavoratori nel settore industriale, nell’attività edilizia e nella graduale affermazione del settore terziario. Un fenomeno che porterà poi Milano a toccare, agli inizi degli anni Settanta, il picco di 1,7 milioni di abitanti.

Nel contesto di forte immigrazione ed espansione demografica, la problematica di dotare la città di sufficienti abitazioni e servizi diviene uno degli elementi principali dell’agenda comunale. Nel 1962 Piero Bassetti – assessore al Bilancio della prima Giunta di centro-sinistra eletta nel 1960 con Sindaco Gino Cassinis e che sarà poi il primo presidente di Regione Lombardia nel 1970 – presenta in Consiglio comunale il Piano di sviluppo del Comune di Milano per il quadriennio 1962-65, che prevede un aumento di oltre 20 miliardi di spese rispetto al bilancio precedente e il varo di uno specifico piano quadriennale per l’edilizia popolare, affidato all’Istituto autonomo case popolari di Milano (Iacpm), con la previsione di realizzazione di 34.000 appartamenti, circa 120.000 vani (Landoni, 2021; Boatti, 2007). Nel 1963 il Comune di Milano in attuazione della legge 167 del 1962 vara inoltre il Piano per l’edilizia economica e popolare (Peep) (Erba, 1982), che definisce la localizzazione di sedici interventi di edilizia pubblica, in aree periferiche della città, tra cui il quartiere Sant’Ambrogio, il completamento del Gallaratese, il Gratosoglio, il Missaglia, il quartiere degli Olmi e il quartiere Quarto Cagnino (Oliva, 2022).

Lo Iacpm nel 1962 – anche per fare fronte agli obiettivi di realizzazione degli alloggi popolari in tempi brevi – stipula una convenzione con alcune imprese costruttrici (es. Mbm Meregaglia, Sicop, Fintech, Sepi, Romagnoli) firmatarie di brevetti francesi di prefabbricazione pesante per la realizzazione di nuovi quartieri di edilizia economica e popolare (Cottone, 2013; Schiaffonati, 2014; Barazzetta, 2016). Punto di arrivo di un dibattito sull’industrializzazione del settore edilizio sviluppatosi anche a livello nazionale nel secondo dopoguerra che trovava particolare radicamento nel contesto tecnico-scientifico e istituzionale di Milano[1]. Nel maggio del 1955 su iniziativa dello Iacpm e con un ruolo chiave ricoperto da Giuseppe Ciribini era stato istituito il Centro per la ricerca applicata ai problemi dell’edilizia residenziale (Craper), che sviluppa studi e ricerche su aspetti urbanistico-sociali, economici, produttivi e tecnici dell’edilizia residenziale popolare (Schiaffonati, 2014). Al Craper era preceduta l’istituzione, sempre all’interno dello Iacpm, di un comitato tecnico-scientifico con l’obiettivo di approfondire gli aspetti di normalizzazione degli elementi costruttivi (Barazzetta, 2016). Proprio gli studi portati avanti da Giuseppe Ciribini inerenti al trasferimento nell’ambito dell’edilizia di metodi produttivi impiegati in altri ambiti industriali – oltre a una fitta rete di relazioni da parte di Ciribini stesso in particolare con enti e istituzioni francesi (Schiaffonati, 2014) –, si rivelano fondamentali per animare il dibattito sulla prefabbricazione nel settore edilizio. Nel 1957 viene fondata l’Associazione italiana per lo studio e sviluppo dei materiali e sistemi di prefabbricazione (Aip) che nel 1961 insieme a Giuseppe Ciribini in qualità di direttore del Craper, promuove la visita di enti e costruttori italiani al III Salone della Costruzione Expomat di Parigi, per ottenere le licenze di brevetti francesi per i piani di nuovi quartieri popolari nella periferia milanese per Iacpm. Già impiegati per la realizzazione dei grands ensembles, i sistemi francesi di prefabbricazione pesante come ad esempio Balency, Barets, Camus, Coignet, Fiorio, Costamagna, prevedono, con differenti configurazioni e gradi di flessibilità, la realizzazione di solai e setti portanti di altezza pari a un piano[2] con pannelli rivestiti in mattoni o ceramica. Questi brevetti sono preferiti alla produzione italiana per motivi tecnici, economici e di finitura (Barazzetta, 2016 e 2020).

È proprio in questo quadro – entro il Piano quadriennale del Comune di Milano per l’edilizia pubblica e del Peep del 1963, nonché nell’ambito della convenzione dello Iacpm con imprese costruttrici per l’impiego di sistemi di prefabbricazione pesante – che scaturisce la costruzione del quartiere Gratosoglio di Milano. Nella “Relazione sulle caratteristiche urbanistiche e architettoniche del quartiere di Gratosoglio”, redatta dai progettisti dell’intervento, si legge: «La nuova grande dimensione degli interventi pone di fatto gli Istituti autonomi case popolari nella condizione di realizzare temi di progettazione architettonica su scala urbana, attribuendo loro competenze e responsabilità ben più vaste di quelle tradizionali. Ora nel quadro della caotica espansione della città, è compito dell’iniziativa edilizia pubblica di intervenire responsabilmente anche sul piano urbanistico […]. Una delle preoccupazioni fondamentali è quella della riqualificazione della “frangia urbana”, sia dal punto di vista funzionale che formale, garantendo attraverso particolari criteri distributivi di funzioni e servizi e attraverso scelte spaziali adeguate, un elevato “effetto città” […]. In questo ambito di inserisce la realizzazione del nuovo insediamento in località Gratosoglio, che rappresenta inoltre uno dei più importanti complessi in cui è stato applicato il prefabbricato pesante».

Il Gratosoglio, destinato a ospitare 20.000 abitanti per circa 4.700 alloggi, si estende su una superficie territoriale di circa 50 ettari. È localizzato nella parte sud di Milano e si sviluppa longitudinalmente lungo via dei Missaglia, l’asse viario che collega la città al suo hinterland meridionale. Si tratta di un contesto di indubbio valore ambientale, all’interno del Parco Agricolo Sud e con la presenza del corso fluviale del Lambro Meridionale. Il quartiere si trova al centro di un più ampio sistema di interventi di edilizia residenziale pubblica realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta. Procedendo da nord verso sud si trova il quartiere Chiesa Rossa (1960-66) realizzato con tecnologie tradizionali dallo Iacpm, il quartiere Missaglia (1966-71) progettato dallo studio Nizzoli Associati per lo Iacpm e realizzato con sistemi di prefabbricazione pesante (Camus) e infine, a sud del Gratosoglio, il grande insediamento di edilizia residenziale pubblica di Rozzano, promosso dallo Iacpm e realizzato per fasi tra il 1963 e il 1972 con sistemi prefabbricati (Barets, Fiorio e Costamagna).

Il quartiere Gratosoglio viene realizzato tra il 1963 e il 1972 con la progettazione urbanistica e il coordinamento architettonico del complesso dello studio BBPR, con Lodovico Belgiojoso progettista capogruppo e coordinatore generale e con la collaborazione nello studio di G. Bay, A. Belgiojoso, M.L. Belgiojoso, I. Lambertini, P. Maffioletti, M. Saccheri, G.P. Siemek, R. Coluccini e L. Paiosa. Lo studio BBPR ha inoltre curato la progettazione architettonica di alcuni degli edifici residenziali e dei servizi, mentre gli uffici tecnici delle imprese di costruzioni (l’impresa Fintech-Italcamus con i progettisti A. Giannini e T. Valle e l’impresa Sicop-Coignet) hanno curato la progettazione architettonica di altre porzioni residenziali.

Una prima ipotesi progettuale prevedeva edifici alti 60 metri, per consentire una maggiore disponibilità di spazio a verde; la soluzione è stata poi scartata per ragioni di carattere tecnico-burocratico, legate soprattutto alla notevole altezza che avrebbero raggiunto i manufatti. L’intervento realizzato è formato da 52 edifici in linea di 10 piani, alti circa 30 metri, e da 8 torri di 17 piani, alte circa 56 metri, disposte a coppie, che sono state completate nel 1971. Oltre a questi edifici, sono presenti fabbricati più bassi che ospitano alcune attrezzature sociali. I corpi di fabbrica sono disposti con andamento diagonale, a lisca di pesce, rispetto a via dei Missaglia e rispetto a un anello stradale di distribuzione interna, tracciato attorno a un’area centrale verde dove sono concentrati i principali servizi di quartiere: chiesa, due scuole elementari e medie, quattro scuole materne, un asilo nido, un centro sociale con sala per riunioni e proiezioni cinematografiche, biblioteca, aule per la didattica e per gli assistenti sociali, uffici comunali decentrati con annesso poliambulatorio. Vi sono poi attrezzature amministrative e commerciali – supermercato, alcuni negozi, ufficio postale, agenzia bancaria, ristorante, farmacia – principalmente distribuite a bandiera lungo via dei Missaglia. La disposizione dei manufatti residenziali è stata studiata in modo che dall’interno del quartiere e anche dai singoli alloggi si abbia una visuale aperta verso l’esterno, nelle quattro direzioni, nonché una ottimale esposizione. Una rete di percorsi pedonali, in parte coperti da pensiline, collega i vari edifici tra loro e la zona centrale che ospita i servizi, organizzata intorno a una piazza sopraelevata a circa 1,5 metri sul livello stradale. Si tratta di una vera e propria piastra attrezzata che si allarga ai piedi delle torri ed è disposta su tre livelli: il livello superiore è pedonale e dà accesso alle residenze delle torri e ad alcuni servizi; l’intermedio, a quota terreno, con parcheggi e negozi; l’inferiore con autorimesse coperte. Il livello interrato collega le torri a coppie. La complessità dell’articolazione volumetrica con gli edifici a torre e in linea e l’organizzazione delle funzioni temperano i limiti del quartiere autonomo ricercando una integrazione con la città di tipo morfologico e funzionale.

Dal punto di vista viabilistico, dall’anello stradale interno collegato in quattro punti con via dei Missaglia, si dipartono le strade a fondo cieco di accesso ai nuclei residenziali e alle attrezzature. Il sistema di viabilità interno al quartiere è poi collegato a via dei Missaglia che costituisce l’arteria principale di connessione con il centro città e con i comuni dell’hinterland.

Con riferimento agli aspetti tipologici, gli edifici a torre hanno il piano terreno porticato con atrio e negozi. Ciascuna torre è servita da una sola scala che disimpegna cinque alloggi al piano. L’articolazione della pianta garantisce il doppio affaccio dei cinque alloggi distribuiti al piano, garantendone le migliori condizioni di illuminazione e ventilazione, attraverso le terrazze angolari, sulle quali affacciano i soggiorni e le logge delle cucine. A ciascun piano si individuano due alloggi con soggiorno-pranzo, tre camere da letto, cucina e doppi servizi; due alloggi con soggiorno-pranzo, due camere da letto, cucina e servizi; un appartamento con soggiorno-pranzo, una camera da letto, cucina e servizi. In particolare i soggiorni passanti hanno una forma allungata per consentirne una razionale utilizzazione e sono dotati di ampio terrazzo quadrato. All’interno degli alloggi la zona giorno è funzionalmente divisa dalla zona notte.

Gli edifici in linea sono impostati a partire dai blocchi scala che servono due alloggi a piano, con un fronte dell’edificio sulla quale si dispongono soggiorno e camere da letto, mentre sull’altro vi sono le scale, i bagni, ed una camera. La disposizione permette di avere i soggiorni verso sud-est o sud-ovest e i servizi verso nord-ovest o nord-est.

Con riferimento ai servizi culturali e sociali, le scuole presentano una tipologia a nuclei di aule raccolte attorno a nuclei comuni e aperte verso le zone verdi, con gli spazi di servizio e i refettori rivolti verso nord. La chiesa e tutti gli spazi annessi di servizio alla comunità religiosa (oratorio, aule, abitazioni del clero) sono contenuti sotto una grande copertura, con accesso principale dal sistema della piastra pedonale e quindi in continuità con altri servizi e aree aperte (Maffioletti, 1994).

Gli aspetti costruttivi rappresentano indubbiamente un elemento peculiare dell’intervento. Se la struttura portante delle torri è costituita da setti perimetrali in calcestruzzo armato realizzati in opera, gli edifici in linea sono realizzati con sistemi di prefabbricazione. In particolare gli edifici della parte nord impiegano il sistema Camus e quelli a sud il sistema Coignet. In entrambi i casi, le pareti interne sono in pannelli di calcestruzzo, mentre i tamponamenti esterni sono in pannelli portanti a sandwich in calcestruzzo armato, con interposto polistirolo espanso, e il rivestimento di facciata è in piastrelle di ceramica nel Gratosoglio nord e tesserine nel Gratosoglio sud. Tra i due sistemi di prefabbricazione, Camus e Coignet, vi sono poi altre differenze. Il sistema Camus prevede una profondità di manica di 10,45 metri con pannelli portanti trasversali che definiscono due passi: larghezza 3,40 metri per le camere e 3,60 metri per soggiorni oppure cucina e bagno. Un sistema che, pur garantendo un buon proporzionamento degli ambienti e buone possibilità di arredamento, risulta maggiormente rigido rispetto al sistema Coignet. Il sistema Coignet prevede infatti, con setti portanti sia trasversali che longitudinali, una manica di 10,80 metri, con possibilità di superare la profondità costante e di introdurre elementi leggermente aggettanti (Passadore, 1966). Seppure entro una complessiva rigidità dell’impianto, tali elementi di varietà planimetrica e dimensionale sono riscontrabili sui fronti degli edifici del comparto sud con alcuni aggetti e variazioni di profondità di manica, mentre nella parte nord si riscontrano volumi maggiormente stereometrici. Il ricorso a questi sistemi di prefabbricazione ha inciso inoltre sull’organizzazione planimetrica dell’intervento, dal momento che il posizionamento degli edifici è legato anche a vincoli di produzione edilizia, quali ad esempio l’uso razionale delle gru per il sollevamento dei pannelli. Sia a nord che a sud, gli edifici in linea hanno serramenti esterni in metallo e interni in legno, le coperture sono piane e le fondazioni a travi rovesce e palificazioni. Il riscaldamento è centralizzato, con distribuzione alle utenze tramite termoconvettori nel Gratosoglio nord e pannelli radianti nel Gratosoglio sud.

Le facciate delle torri rivelano una particolare attenzione da parte dei progettisti ad alcuni dettagli costruttivi, che insieme all’articolazione volumetrica costituiscono elementi caratterizzanti di questa porzione di intervento. Si fa riferimento in particolare al disegno dei serramenti con specifiche partizioni delle specchiature, ai profili delle aperture realizzati con cornici in calcestruzzo armato con una sagomatura a raccordo con il filo di facciata e alla colorazione integrale delle facciate con una vernice siliconica bianca che, con la luce del sole, accentua i chiaroscuri dei volumi.

Negli anni Settanta il Gratosoglio dimostrò una buona vitalità sociale anche grazie ai molteplici servizi presenti. Inoltre alla fine degli anni Sessanta era stata prolungata la linea tramviaria fino al Gratosoglio sud, implementando così la connessione con il centro cittadino e con diversi servizi civici e comunali presenti nel quartiere Chiesa Rossa, e nel 1976 venne terminata e inaugurata la chiesa del quartiere, la parrocchia di S. Maria Madre della Chiesa (Barzaghi, 2003). A partire dagli anni Ottanta e poi negli anni Novanta, dinanzi a nuovi scenari di sviluppo del contesto territoriale limitrofo – con consistenti interventi residenziali e commerciali lungo via dei Missaglia – e a fronte della scarsa manutenzione degli spazi pubblici e degli edifici residenziali del Gratosoglio, il quartiere si avvia verso una lunga fase di crisi, con la chiusura di esercizi commerciali di vicinato e un progressivo degrado urbano e edilizio. “Quartiere dormitorio” è l’appellativo più ricorrente per descrivere questo ambito con crescenti problematiche sociali.

Nel 2002 il Comune di Milano commissiona all’architetto Cino Zucchi un progetto di riqualificazione di una porzione di spazio pubblico del quartiere. Il progetto, completato nel 2005, prevede la sistemazione dello slargo sul margine meridionale del quartiere, in corrispondenza dell’anello di ritorno della linea tramviaria e di via Basso dove si trova una cascina storica. Viene realizzata una nuova piazza pubblica che raccorda l’anello tramviario, gli spazi di attesa, un mercato comunale esistente e la cascina attraverso una nuova pavimentazione, nuove sedute e un muro di altezza contenuta ricoperto in cubetti di porfido contraddistinto da alcune aperture verso il contesto agricolo limitrofo.

Nel 2006, il Gratosoglio è inserito tra i cinque ambiti oggetto del Contratto di quartiere II, “programma complesso” introdotto nel 2001 a livello nazionale che tramite bandi regionali finanzia interventi di riqualificazione urbana con particolare riferimento alla dimensione fisica e socio-economica degli insediamenti nonché alla dotazione di servizi per le comunità. Il Contratto di quartiere prevede azioni che riguardano interventi sul patrimonio costruito, la realizzazione di nuovi servizi, la riqualificazione degli spazi pubblici e azioni sociali finalizzate a valorizzare la partecipazione della comunità locale e a incrementare la sicurezza urbana del quartiere. Il progetto elaborato da Comune di Milano e Azienda lombarda per l’edilizia residenziale (Aler), con i progettisti Maurice Kanah e lo studio Bugatti, si concentra solo sul comparto nord del Gratosoglio, in quanto la parte sud oltre a essere stata già oggetto di alcuni interventi di manutenzione presentava una quota consistente di alloggi già ceduti alla proprietà privata. In particolare il progetto prevede la manutenzione straordinaria di 18 edifici in linea del comparto nord, interessando 1.341 alloggi di edilizia residenziale pubblica, con la realizzazione di pareti ventilate, l’adeguamento degli impianti elettrici e del gas, l’adeguamento delle canne fumarie, il rifacimento delle coperture e la sostituzione dei balconi e delle pensiline in amianto. Vengono riqualificati i piani terra non residenziali di due torri incluse nel perimetro del Contratto. È previsto inoltre l’adeguamento impiantistico e il recupero dell’edificio scolastico di via Baroni 45 (scuola materna). Il Contratto di quartiere, nell’ottica di intervenire sul mix sociale e fruitivo, prevede la realizzazione di due nuovi manufatti destinati a un’utenza giovane: uno destinato a residenza universitaria (40 alloggi per 80 posti letto, realizzato)[3] e un altro con alloggi per giovani coppie (33 alloggi, non realizzato). Con riferimento agli spazi aperti, sono previsti interventi di riqualificazione paesaggistica di via Baroni con nuove piantumazioni e soluzioni per gli spazi attrezzati. Per quanto riguarda le azioni sociali sono previsti un Piano di accompagnamento sociale e un Patto locale di sicurezza urbana che mirano alla promozione della partecipazione e al coinvolgimento degli abitanti (Cella, 2006). Di particolare interesse è anche il modello gestionale del Contratto, con il Laboratorio di quartiere Gratosoglio che rappresenta la struttura locale per l’implementazione delle attività previste dal Contratto stesso composto da Comune, Aler, associazioni, comitati, fino ai singoli cittadini. Tra le iniziative portate avanti dal Laboratorio si segnala in particolare l’attivazione della Casa delle associazioni, inaugurata nel 2014, uno spazio di aggregazione per la cittadinanza localizzato in uno dei due piani terra delle torri oggetto di riqualificazione.

Nel 2019 e nel 2020, altri interventi di manutenzione straordinaria sono stati avviati sugli edifici a torre in via Saponaro 32, 34 e 36 con il rifacimento delle facciate tramite l’installazione di capotti isolanti e l’adeguamento dei fabbricati alla normativa antincendio.

Nel 2021 Regione Lombardia ha partecipato al Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (Pinqua), piano di investimento promosso dal Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili per realizzare interventi di edilizia sociale e rigenerazione urbana, candidando il quartiere Gratosoglio. La proposta “Gratosoglio 2.0. Strategie sostenibili per un grande quartiere pubblico” si concentra sulla porzione sud del quartiere – allo stato attuale necessitante di interventi di riqualificazione poiché non oggetto del Contratto di quartiere del 2006 – e prevede: interventi di efficientamento e di ricondizionamento di undici edifici residenziali; riqualificazione e messa in sicurezza degli spazi aperti e dei percorsi pedonali; rifunzionalizzazione di un edificio esistente (edificio per studenti realizzato nell’ambito del Contratto di quartiere) e creazione di un hub di quartiere; riqualificazione di “Piazza Senza Nome”; rifunzionalizzazione delle ex portinerie; riuso di spazi commerciali dismessi; progetto “Casa 2.0” dedicato a servizi strategici per lo sviluppo del quartiere. Nell’aprile 2022 il progetto “Gratosoglio 2.0”, nell’ambito del Pinqua, è stato riconosciuto come progetto pilota e ammesso al finanziamento di 52 milioni di euro da parte del Ministero.

Riferimenti bibliografici

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Barazzetta, G. (2020), “Una tetralogia della casa prefabbricata in Italia / A Tetralogy of the Prefabricated House in Italy”, Rassegna di Architettura e Urbanistica, n. 162, settembre-dicembre, pp. 33-41.

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Oliva F. (2022), L’urbanistica di Milano. Quel che resta dei piani urbanistici nella crescita e nella trasformazione della città, Hoepli, Milano.

Passadore G. (1966), “Orientamenti attuali per la normazione dei caratteri distributivi nell’edilizia popolare”, Atti e Rassegna Tecnica della Società Ingegneri e Architetti in Torino, nuova serie, anno XX, n. 7, luglio.

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Tintori S. (1961) “La prefabbricazione francese: un esperimento potenziale per la città moderna”, Casabella-Continuità, n. 248, pp. 15-22.

(Estratto da: F. Schiaffonati, E. Mussinelli, a cura di, Dall’Ina-Casa alla Gescal. 15 quartieri milanesi, Maggioli Editore, 2023)


[1] In questo senso basti pensare alla sezione sull’industrializzazione edilizia dell’VIII Triennale del 1947, così come alle mostre su elementi costruttivi e industrializzazione e ai padiglioni prefabbricati della X Triennale del 1954 e alla mostra sulla struttura della XI Triennale del 1957 (Barazzetta, 2020). Un interesse testimoniato anche dal reportage sugli esempi di prefabbricazione francesi realizzato da Silvano Tintori sul numero 248 di Casabella nel 1961 dal titolo “La prefabbricazione francese: un esperimento potenziale per la città moderna”.

[2] Il sistema Balency è l’unico a prevedere che il solaio venga gettato in opera. Tale sistema di prefabbricazione è stato impiegato nel quartiere Olmi a Baggio (Albani, 2017).

[3] La localizzazione di questo edificio, realizzato sul margine est del quartiere in via Baroni, è stata oggetto di un aspro confronto tra Aler e cittadinanza, coinvolgendo direttamente anche il Laboratorio di quartiere (Coppola, 2010).

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