UCTAT Newsletter n.93 – ottobre 2026
di Roberto Valmassoi
A2A è una società che opera nel settore energetico con offerte per luce e gas. Nata il 01/01/1908 dalla fusione di tre aziende multiservizi ed è diventata una delle principali società pubbliche controllate dai comuni di Milano, Brescia e molti altri comuni lombardi. Nel 2020 il massimo dirigente responsabile della gestione operativa e strategica è l’amministratore delegato dott. Renato Mazzoncini. Laurea al politecnico di Milano, ora anche docente, con una esperienza internazionale a Copenaghen. Uno dei primi progetti di metropolitana automatizzata e in Italia del gruppo FS nel 2015 ed altre aziende italiane. Il suo programma è coraggioso e con utili nell’arco del tempo. Applicare le rinnovabili con investimenti elevati all’inizio porta nel tempo costi di esercizio molto bassi e soprattutto non controllabili. Vi è necessità di cambiare la sede di via Francesco Sforza di Milano, edificio rappresentativo, ma superato nella concezione vecchia di infrastrutture. La ricerca si sposta nello Scalo Romano in fase di progettazione urbanistica e propone per sé un’area destinata al terziario su viale Isonzo. Lo sportello di A2A di via Francesco Sforzo sarà definitivamente chiuso il 01/07/2026. Sul masterplan approvato la planimetria generale delle funzioni individua un edificio, è un cerchio contornato in rosso, a lato dell’area verde su viale Isonzo limitato dai fabbricati in linea sulla via ai civici 21 a destra e 23 a sinistra.

La costruzione sarà un grattacielo col proposito e la necessità di ridurre al minimo il consumo del suolo. L’incarico della progettazione viene assegnato allo studio ACPV con lo scopo di ricucire metaforicamente il tessuto urbano e fare da cerniera tra la città storica e il nuovo assetto spaziale. L’opera A2A è stata ufficialmente annunciata alla stampa il 16 settembre 2020 informando, con orgoglio, che Milano avrà un grattacielo tutto a vetri cilindrico di 144 metri di altezza. Questa costruzione verticale viene indicata come torre faro elemento visivo forte nel quadrante sud di Milano. Rappresenta un punto di riferimento stabile che illumina come faro il nuovo intervento di urbanistica di Porta Romana. Tale imponente mole non può essere scambiata per torre ma nel significato corrente grattacielo. Nel medioevo le torri sovrastavano i tetti delle case ed avevano un duplice scopo di potere militare e prestigio sociale. Costruire una torre costava molto e nella competizione urbana più era alta, maggiore era l’importanza della famiglia che la possedeva. In S. Geminiano di torri oggi ne rimangono tredici, belle e architettonicamente costruite in mattoni. La costruzione già eseguita non è né torre né faro. E un grattacielo simbolo per eccellenza della potenza economica. Si pone nella planimetria generale su viale Isonzo. E un ibrido a pianta circolare come base. Si sviluppa in altezza rinunciando a costruire una forma di solido geometrico conosciuto, il cilindro, facilitando la messa in opera delle facciate a vetri. Corregge l’asse verticale con inclinazione di circa 12 gradi e rastremazione verso l’alto a partire dal piano terra ottenendo un solido un po’ simile al tronco di cono. Ogni piano orizzontale ha forma ovoidale che si assottiglia verso l’alto adottando una tipologia di serramento esterno non nuova con poche costanti. La immagine esterna è di un fabbricato con un volume geometrico chiuso, continuo e monolitico, senza lati privilegiati e una pelle di facciata omogenea. I serramenti finestra, già sperimentati in tanti fabbricati ad uffici per facciate vetrate continue sono bloccati e senza possibilità di essere aperti o semiaperti. Il vetro non ha trasparenza solare ed è a più strati a seconda della esposizione. La costruzione riflette la luce del sole ed è uno specchietto per le allodole.
A Tel Aviv nel centro della città è stato costruito un complesso di tre grattacieli ricorrendo alle figure geometriche fondamentali e senza varianti dalla base alla cima ravvicinati nello stesso spazio di terreno. Si distinguono in altezza: la torre circolare al centro alta 187 metri, la seconda triangolare equilatera alta 169 metri e la terza alta 154 metri quadrata. Vi è unità nei serramenti esterni posti su cortine leggere in vetro e cemento appesi alla struttura portante. La forma base-finestra è il quadrato ripetuto uguale per tutte le facciate delle tre torri con vetro o con pannelli opachi. La ricerca della forma iconica e dei particolari costrutti nell’equilibrio del complesso arricchisce lo Skyland della città. Le basi delle torri sono collegate da un centro commerciale. Nei vari piani delle tre torri vi sono spazi dedicati alla moda, cosmesi ed elettronica, ristoranti e caffè storici, mostre d’arte ed eventi, un prestigioso Hotel a 5 stelle, una piscina riscaldata ed idromassaggi, uffici flessibili e sale per le riunioni, un commissario di polizia, una sinagoga, centri di servizi turistici, medicali ed altro per l’autosufficienza. Questo complesso volumetricamente ben articolato, che ricorre con ordine a tre volumi geometrici fondamentali, frequentato da moltissime attività, è luminoso sia di giorno che di notte diventando il faro della città di Tel Aviv.
La torre faro di viale Isonzo alla base ha poca motivazione spaziale per gli ingressi le cui pareti chiudono lo spazio a doppia altezza con gli stessi serramenti ma qui si appoggiano al piano campagna. Non è stata pensata una chiusura simbolica in alto per annullare la rigida spinta della verticale inclinata non essendo sufficiente il piano panoramico. Questi elementi del linguaggio architettonico di ogni costruzione sia alla base, sia alla copertura, hanno bisogno di una forte chiave di lettura. Dal masterplan l’edificio viene collocato sul limite del viale Isonzo, non a metà dello spazio a verde disponibile tra il fabbricato civile numero 21 a destra, che lo sovrasta, e il fabbricato n.23 a sinistra su un terreno in quota con viale Isonzo superiore al piano ferrovia Per l’equilibrio delle masse interessante vien da ricordare la capacita di Michelangelo nel disegnare la splendida piazza del Campidoglio con i due palazzi laterali leggermente inclinati verso il palazzo comunale che è in asse nella piazza. Come Il campanile della piazza S. Marco di Venezia elemento di forte equilibrio per la sua altezza.
Le persone che attraversano il viale alberato e giungono con affaccio sotto il grattacielo completamente eseguito manifestano molta curiosità e spaesamento. Si chiedono perché così alto e greve. Le figure umane che emergono dalla struttura sembrano ingranaggi di un benessere fondamentalmente effimero. Strutturalmente l’edificio è stato progettato con un nucleo centrale rigido di cemento armato per contenere ascensori, scale e servizi igienici. Tale struttura è collegata rigidamente alle colonne esterne che impediscono di torcersi. La distribuzione dei piani prevede:
Piano terra -la Hall di ingresso, limitato da una porta girevole (tipo albergo).
Primi piani (circa 12) uffici operativi e multifunzionali della azienda. In corrispondenza dell‘altezza media (a 60 metri) lo Sky Garden, giardino pensile aperto su un lato.
Piani superiori per uffici destinati alla direzione.
Sommità- il belvedere spazio panoramico sulla città, accessibile ai cittadini.
É stata adottata in tutto l’edificio una tecnologia particolare con sistemi avanzati, gestione intelligente ed economia circolare. La qualità ambientale della aria interna è misurata con i limiti di capienza e di consumi idrici. Le facciate sono del tipo dinamiche con sensori che misurano la quantità solare nelle stanze e regolano intensità delle lampade LED, con vetri selettivi a bassa emissione che lasciano passare la luce visibile, ma bloccano i raggi infrarossi. Vi sono panni solari per la produzione di energia, recupero e gestione dell’acqua piovana e acque grige. Tutto nello spirito della nuova A2A e del ceo Mazzontini.
Siamo nell’età della tecnica per noi occidentale che sostituirà l’età moderna, fenomeno già sviluppato nella America dei grattacieli. Secondo Galimberti “quando la tecnica era modesta, l’uomo si poneva dei fini e andava alla ricerca dei mezzi tecnici per realizzarli. Oggi per effetto del suo aumento quantitativo, la tecnica e il primo fine da raggiungere e perfezionare”. Tale edificio ospiterà 1500 dipendenti sistemati nei vari piani privi di luce solare ed aria naturale. Dal punto di vista urbanistico la torre funge da baricentro compositivo e diventa un simbolo di transizione ecologica. Esteticamente il volume realizzato in tutta la sua altezza si discosta poco dalla forma del cilindro con inserimento di varianti non significative e determinanti. Non novità interessanti tra l’infinita famiglia di edifici verticali. Tutto si ripete con il piano terra aperto al pubblico in uno spazio interno a doppia altezza. IL Corpo centrale è ripetitivo e il finale si chiude con il belvedere. Il volume è rigido senza aprirsi sui fronti e solo a 60 metri vi è uno iato figurativo che non interrompe la pesantezza della parte terminale.
La torre è diventata troppo alta e si è trasformata in grattacielo e sfida in altezza gli stessi di Milano.
Nella volontà dei programmatori doveva diventare il Faro della sostenibilità del quartiere. È un impatto isolato, che purtroppo, visibile a chilometri di distanza, mette in crisi lo Skyland della Milano dell’Ottocento. Avrebbe potuto assumere con la forma di cilindro trasparente un posto dignitoso tra i grattacieli della Citylife. Il cristallo del quale sono formate le facciate non le dona leggerezza perché è di colore e toglie la vera trasparenza. Nel nuovo assetto dello Scalo di Porta Romana questa costruzione doveva assumere un compito urbanistico di equilibrio delle masse architettoniche esistenti e future. E un proposito difficile da raggiungere perché è stato pensato solo per l’attività terziaria. Purtroppo, voler rendere vitale un edificio di questo tipo al quale si è dato il compito di integrarsi, doveva attivare altre funzioni diverse. Se questo fosse avvenuto la Torre si sarebbe animata e il quartiere prendeva conoscenza, curiosità e partecipazione. Alla sera, quando tutti gli uffici della società dominante si chiudono, la cattedrale si spegne e nell’attraversare quasi di corsa il giardino che lambisce il grattacielo inanimato e buio si ha un senso di tristezza. Povera cattedrale nel deserto. La sua luce si riaccende al mattino contravvenendo al compito che le era stato imposto.

