I Piani Territoriali di Coordinamento tra competizione e collaborazione

UCTAT Newsletter n.87 – Marzo 2026

di Andrea Tartaglia

Quando nel 2000, con il Decreto Legislativo 267, sono stati ridefiniti gli ordinamenti degli enti locali, le Provincie, ma anche le Città Metropolitane, sono state individuate come enti intermedi. Da un lato, quindi, questi livelli amministrativi si sono ‘allontanati’ dalla popolazione ma contemporaneamente sono diventati un luogo potenzialmente utile di confronto tra gli amministratori del territorio (anche se questo aspetto raramente è stato colto).  Di conseguenza gli strumenti di pianificazione di competenza di questo livello amministrativo (i Piani Territoriali di Coordinamento) hanno sempre più assunto il ruolo di mero strumento di raccordo tra la pianificazione regionale e quella comunale con limitati ambiti di cogenza o di reale pianificazione. All’articolo 20 del citato Decreto legislativo veniva riportato che : «La provincia, inoltre, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica: a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti; b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione; c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque; d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali». A ciò si aggiunga inoltre un significativo depotenziamento delle risorse economiche che tali enti intermedi potevano far planare sul territorio sotto forma di azioni e progettualità per lo sviluppo. Le provincie si sono così trovate a svolgere un ruolo di raccordo ma con la possibilità di intervenire solo su aspetti parziali rispetto alla programmazione e alla definizione delle strategie di sviluppo territoriale. Ma, al di là dei vincoli normativi e della scarsità di risorse, è indubbio come troppo spesso queste stesse realtà amministrative abbiano sottovalutato le possibilità legate al loro ruolo e anche alla loro struttura amministrativa. Infatti, non rappresentano semplicemente una momento di raccordo ma, a differenza delle Regioni, le scelte e gli aspetti pianificatori, si sviluppano in un contesto in cui si confrontano gli stessi amministratori che poi decidono e operano a livello comunale. Questo non è un elemento secondario ma, a mio avviso, rappresenta un’unicità che deve essere valorizzata nelle attività quotidiane e ancor di più nei momenti straordinari come la costruzione del Piano Territoriale di Coordinamento. Per meglio capire questo aspetto è necessario premettere come, ancora oggi, i Comuni tendono ad operare all’interno di una logica fortemente competitiva anche con le altre amministrazioni limitrofe al fine di essere più attrattivi. Competono per attrarre i fondi pubblici, per far planare gli investimenti privati, per divenire poli attrattori per aziende e cittadini. Replicano a distanze minime gli stessi modelli di uso e consumo dei suoli. Cercano ancora oggi troppo spesso di espellere verso i propri confini amministrativi o addirittura al di là di tali confini le ‘esternalità negative’ legate a situazioni o funzioni che invece insistono sui propri territori e che talvolta li hanno anche arricchiti (basti pensare dove comunemente i sindaci spingono per collocare le aree industriali e logistiche).

Certamente le Regioni, anche attraverso i Piani Territoriali, mirano a coordinare le scelte locali al fine di valorizzare al meglio le diversità e le opportunità dei vari contesti, ma è altrettanto indubbio che operino ad una scala molto distante dalle piccole realtà comunali e soprattutto esiste una ovvia discontinuità tra chi deve definire e approvare le  politiche (i rappresentanti eletti a livello regionale) e chi invece pianificherà e attuerà nel dettaglio le modalità di uso dei territori (i rappresentanti eletti a livello comunale). Molto diverse invece, come già anticipato, a livello delle provincie e anche delle città metropolitane. Con l’attuale sistema di composizione del consiglio provinciale sindaci e consiglieri comunali siedono nella stessa aula e, superando localismi o prese di posizione partitiche, in teoria potrebbero agire unitariamente verso obiettivi comuni che traguardino i singoli confini amministrativi comunali attuando politiche in grado di produrre benefici trasversali a tutte le realtà territoriali coinvolte nel processo decisionale.

Da questo punto di vista è stata emblematica l’esperienza della costruzione del PTCP della Provincia di Lodi approvato nel 2025. Tale piano è stato predisposto dagli uffici provinciali con il supporto scientifico del gruppo di ricerca Envi-Reg del Politecnico di Milano e si è caratterizzato per un lungo processo di costruzione dei suoi contenuti che si è sviluppato con molteplici incontri con il territorio e i suoi rappresentanti finalizzato non solo a comprenderne le esigenze ma anche a condividere gli elementi che costituivano il vero capitale territoriale su cui costruire la pianificazione provinciale. Incontri un cui sono stati messi in evidenza i diversi ‘valori’ che caratterizzavano i diversi comuni. Gli aspetti socioeconomici sono stati sovrapposti con i servizi ecosistemici che i diversi ambiti erogavano a vantaggio di tutti il territorio mettendo così in evidenza il valore delle differenze e anche i vantaggi di un approccio sistemico e anche ‘simbiotico’ in cui trasformare la tradizionale competizione tra territorio in processi collaborativi e di reciproco aiuto e sostegno per valorizzare le diversità e ridistribuendone i vantaggi su tutto il territorio provinciale. Un lungo processo di condivisione delle scelte e costruzione del consenso nella convinzione che uno strumento pianificatorio può essere efficace solo se condiviso e fatto proprio dalle comunità locali che ne sono i veri soggetti attuatori. È naturalmente ancora presto per capire la reale efficacia e gli impatti che il PTCP della Provincia di Lodi avrà, ma un risultato importante è già stato raggiunto. Infatti, lo strumento è stato approvato all’unanimità.