Il Cavallo di Frisia

UCTAT Newsletter n.76 – marzo 2025

di Carlo Lolla

Negli ultimi mesi, il panorama politico e urbanistico milanese è stato scosso da una serie di eventi che hanno sollevato interrogativi sulla gestione del territorio, sulle alleanze politiche e sulle implicazioni etiche delle decisioni amministrative.

Milano ha un difetto: inciampa troppo spesso nelle indagini della magistratura. Oggi si ritrova invischiata in una palude di corruzione, intrighi politici e connivenze, una macchina speculativa capace di svendere valori e territorio per un “pugno di dollari”. Per noi milanesi, Milano è la capitale dell’economia italiana, conosciuta a livello internazionale come il cuore pulsante dell’innovazione e della modernità. Non può permettersi di essere sporcata da capitalisti avidi di denaro e di business senza scrupoli.

L’antefatto riguarda progetti realizzati senza i cosiddetti “Piani Attuativi”, portati avanti con una semplice SCIA: palazzi, case, grattacieli tirati su da un giorno all’altro come castelli di carte. Inevitabilmente, al diffondersi di voci sospette, interviene la magistratura. La risposta dell’amministrazione comunale? Il famigerato decreto “Salva Milano”, fortemente voluto dal sindaco Giuseppe Sala. Inizialmente presentato come un classico progetto di semplificazione burocratica per rilanciare il settore edilizio, si è rivelato in realtà un pericoloso lasciapassare per una cementificazione senza freni, spalancando le porte agli speculatori più voraci.

La Camera ha approvato il decreto senza troppe resistenze, incluso il PD. Ma al Senato si è assistito a una retromarcia improvvisa, segnale che persino nei palazzi del potere qualcuno ha iniziato a comprendere la portata dello scempio in atto. Nel frattempo, gli urbanisti hanno lanciato l’allarme: il disegno di legge garantiva un via libera indiscriminato alla distruzione del tessuto urbano, favorendo colate di cemento a beneficio di pochi eletti. L’avvertimento era chiaro: Milano e l’Italia intera rischiavano di trasformarsi in un paradiso per gli speculatori e un inferno per i cittadini.

Di fronte a questa bomba giudiziaria, la segretaria del PD, Elly Schlein, ha dovuto riconoscere l’inaccettabile degrado politico e amministrativo, abbandonando il disegno di legge e rifugiandosi dietro la facciata della “rigenerazione urbana” e dell’edilizia sociale residenziale. Ma sa davvero cosa significhino questi concetti? O è solo l’ennesima cortina fumogena per distogliere l’attenzione dalle responsabilità del suo partito e del sindaco?

Guido Bardelli, assessore alla casa che, con un guizzo di dignità, ha rassegnato le dimissioni. Un gesto raro in un mondo in cui le poltrone vengono difese a ogni costo, che lo distingue in una giungla di professionisti pronti a prostituirsi al miglior offerente.

La realtà è semplice: Milano è ostaggio di un sistema, in cui politici, imprenditori, professionisti e perfino uomini di fede si vendono per un piatto di lenticchie. La corruzione non è più un’ombra che si aggira nei corridoi del potere: è un sistema consolidato, una realtà quotidiana che regge l’intero settore edilizio cittadino.

E i giudici? Aspettano. Come il gatto con il topo, lasciano che il gioco prosegua, che i corrotti si sentano al sicuro, che i reati si accumulino. Poi, quando arriva il momento giusto, fanno scattare la trappola. Ma nel frattempo, quanti altri scempi verranno perpetrati? Quanti palazzi abusivi sorgeranno? Quanti soldi pubblici verranno divorati da squali senza morale?

Finché la politica continuerà a partorire leggi contorte e ambigue, a tutto vantaggio di chi sa manipolarle, questa città non avrà speranza. Servono normative semplici, chiare, dirette. Serve la volontà di spazzare via ingordigia e malaffare.

Riferimenti:
CORSERA, Il Giorno

Torre di via Stresa.
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