Il dibattito

UCTAT Newsletter n.17 – novembre 2019

di Paolo Debiaggi – Coordinatore della tavola rotonda/Interventi di: Simone Santi, Massimo Basile, Marco Amosso, Raffaello Vignali, Mirko Maronati, Paola Tessitore, Luigi Daleffe, Antonio Bisignano, Federico Aldini, Emanuele Bortolotti, Alessandra Bazzani

L’attività di UCTAT, attraverso l’osservazione e l’analisi delle dinamiche trasformative in atto, vuole offrire spunti critici e proposte finalizzate ad alimentare un dibattito pubblico consapevole sui cambiamenti in corso e sulle prospettive di sviluppo della città di Milano. 

Il tema trattato riguarda il futuro di una parte di città che ha vissuto un passato produttivo importante (ospitando le industrie Montedison, le acciaierie Radaelli, le officine Caproni, il primo aeroporto o campo volo Taliedo), vive un presente denso di criticità sociali e ambientali, ma che, al tempo stesso, è interessato da progettualità che ne stanno delineando il futuro. L’iniziativa di oggi esprime la volontà di scongiurare che questo futuro debba derivare da una semplice sommatoria di effetti generati da singole iniziative immobiliari (seppur importanti sia dal punto di vista quantitativo e qualitativo), ma vada ricondotto ad una visione ragionata e condivisa di sviluppo urbano.

Milano è stata luogo di innovazione nella disciplina del governo del territorio, culla e laboratorio della cosiddetta “urbanistica concertata” di cui l’attuale PGT sembra rappresentare la massima espressione. Se da un lato ciò ha favorito e favorisce lo sviluppo del mercato immobiliare e dell’iniziativa privata, non soffocando il Piano in rigidità conformative, dall’altro necessita di strumenti di programmazione e monitoraggio che consentano una corretta regia pubblica che garantisca lo sviluppo della città nell’interesse collettivo e condiviso.

In qualità di moderatore di questa tavola rotonda mi permetto di attribuire un ordine di intervento ai partecipanti in modo da consentire uno sviluppo logico del dibattito, secondo il seguente schema:

1. Progetti in fase di realizzazione

1.a Santa Giulia sud e prospettive di sviluppo di santa Giulia Nord – Simone Santi di LendLease;

1.b Residenze Redo a Merezzate e sviluppo progetto nuovo housing di CDP Investimenti SGR – Massimo Basile di MAB architettura.

2. Progetti di sviluppo

2.a Connecto di Generali RE – Marco Amosso di Lombardini 22;

2.b Campus della Musica – Raffaello Vignali del Conservatorio G.Verdi di Milano;

2.c Nuovo Ortomercato – Mirko Maronati di SOGEMI;

2.d Scalo Rogoredo – Paola Tessitore di FS Sistemi Urbani;

3. Immobile e aree da riqualificare e rinnovare

3.a Complesso immobiliare in via Medici del Vascello – Luigi Daleffe di ENPAM RE;

3.b Area AMSA di via Zama – Antonio Bisignano di AMSA;

3.c Area nel comparto Salomone-Zama – Carlo Corti di Storm.it.

4. Strumenti di governance per la rigenerazione urbana – Alessandra Bazzani dello Studio Amministrativo Associati.

Simone Santi – Lendlease
La mia esperienza professionale negli ultimi anni si è svolta all’estero. Visto “da fuori”, il tema del progetto e del significato di quest’area all’interno del tessuto milanese rivela un potenziale enorme, in relazione al tema delle infrastrutture e alla scala trasformativa, anche rispetto alla tipica condizione dei contesti nei quali la nostra società è solita operare. Tale premessa giustifica l’investimento di Lendlease in quest’area.
All’interno del contesto milanese al momento l’azienda è impegnata su due fronti: il primo, appunto a sud, riguarda un ambito piuttosto contenuto ma comunque strategico, che rappresenterà la “porta di accesso” a quella che sarà la rigenerazione di Santa Giulia nell’immediato futuro. Si tratta di un intervento che si sviluppa su due lotti, destinati ad ospitare edifici funzionali e uffici, oltre ad altre funzioni nello stile tipico Leandlease. La nostra concezione parte dalla definizione di edifici che si aprono verso il contesto, per dare ai lavoratori la possibilità di uscire dai loro uffici durante il giorno e al contempo favorire l’accesso della cittadinanza all’interno del quartiere nelle ore serali. Ad attività di retail, food and beverage e altri servizi saranno dedicati 50.000 mq del milione circa dell’intera area di Santa Giulia. 
L’idea progettuale che contraddistingue l’intervento è quella di andare oltre i confini del singolo lotto, in una visione che includa le persone che vivono attorno all’area. Questo anche per andare incontro alle importanti funzioni che si localizzeranno in questo contesto, come per esempio il Conservatorio. Non crediamo nel business park, ma in prodotti misti multiutenza, che sappiano animare i contesti. Ciò avrà ripercussioni anche sulla sicurezza, attraverso un’attivazione delle strade con la presenza costante di persone. Una conseguenza che deriva da una consapevole qualità urbana prodotta dal progetto.

Paolo Debiaggi
Quali sono le tempistiche progettuali e amministrative?

Simone Santi
Vogliamo assicurarci che il prodotto sia future proof e adatto al mondo in cui andremo a vivere. Parliamo dell’impatto climatico, per esempio. Metteremo mano al masterplan con una variante che speriamo possa avere buon esito l’anno prossimo. L’obiettivo è modificare alcune soluzioni per renderle più adatte agli sviluppi futuri. A livello di assetto economico, l’intervento è sostenuto da una joint venture con Risanamento, a differenza dell’intervento in corso a nord Milano, in cui vi è una separazione operativa tra noi, che realizzeremo il verticale, e Risanamento che porterà avanti le bonifiche. 

Paolo Debiaggi
Altro importante protagonista della trasformazione del contesto è MAB Arquitectura, che sta realizzando il grande progetto residenziale di Merezzate. Chiedo a Massimo Basile come interpreta lo sviluppo di quell’area, anche in ragione del fatto che a Urbanpromo è stato presentato un progetto sulle aree di CDP (Cassa Depositi e Prestiti) che potrebbe rappresentare la prosecuzione del progetto di Santa Giulia.

Massimo Basile – MAB Arquitectura
Ci siamo occupati del progetto REDO (http://www.redomilano.it/progetto) che si configura come tassello nodale di questa area di sviluppo nel sudest milanese. L’area di intervento si trova nel centro del tessuto storico consolidato, tra Santa Giulia, via Medici del Vascello e il Quartiere Ungheria. Un tassello che richiede quindi un intervento attento, per ricostruire una parte di questo comparto periferico. Un ambito strategico, in cui si giocherà la possibilità di riqualificare l’intera zona secondo un’idea di urbanità. L’obiettivo principale del progetto è proprio quello di portare la città in un luogo attualmente caratterizzato da degrado, attraverso una nuova formula residenziale che accolga funzioni sociali e importanti interventi infrastrutturali. Tra questi elementi, la nuova Paullese con lo scavalco della ferrovia rappresenta un nodo centrale, che permetterà di raggiungere in pochi minuti il centro della città.
Un intervento che nel complesso prevede anche una forte dotazione di verde al piede degli edifici, totalmente car free. Recentemente abbiamo portato all’attenzione di CDP un altro progetto per l’ex Caserma Taliedo, dove esisteva il primo aerodromo di Milano. Un’area attualmente di magazzini dismessi, che si incunea in una zona di grandi aspettative, in grado di rappresentare una cerniera tra il parco lineare che arriva da Santa Giulia e i giardini comunali attrezzati che arrivano fino a via Mecenate, con funzioni collettive. Il progetto prevede l’inserimento di un contesto residenziale con funzioni sociali innovative. Al momento l’iter si trova in una fase di approvazione, che speriamo possa portare in tempi brevi all’avvio dell’intervento.

Paolo Debiaggi
La Paullese rappresenta una dorsale importante, che dovrebbe appoggiare lo sviluppo delle aree. Peccato che il Comune, che manca questa sera, non possa darci indicazioni sul completamento del progetto. Immagino che nel piano di sviluppo di Leandlease sia contemplata tale evoluzione.

Simone Santi
Certo, lo studio in corso riguarda il completamento della mobilità, compreso lo svincolo per l’Arena. Svincolo e Paullese rappresentano due elementi cardine per la riuscita dell’intero progetto.

Paolo Debiaggi
Un altro interessante tema su cui riflettere è quello dell’insediamento dismesso di Enpam: un comparto immobiliare assolutamente rilevante che da anni non riesce a incontrare i favori del mercato. Chiedo a Marco Amosso se ci offre un suo parere sul tema.

Marco Amosso – Lombardini 22
Il progetto per la riqualificazione delle aree di fronte a Medici del Vascello – all’epoca ancora utilizzate – è partito 10 anni fa. L’iter è quello che accomuna il percorso di tutto questo comparto, con un rallentamento dovuto alle ben note incertezze legate al sequestro delle aree di Santa Giulia. Rallentamento che ha determinato anche uno stallo nel processo di ridefinizione dell’assetto viabilistico. Ciò non ha però impedito di iniziare i lavori, tant’è che oggi l’area è stata demolita e scavata. Il comparto si trova 2,5 m sotto la quota del piano campagna, rendendo il collegamento con via Cantagalli (in parte già appaltato) e la costruzione della rotatoria particolarmente difficoltosa, vista la presenza di una roggia sotterranea.
D’altra parte, è evidente che, vista la qualità dell’area, la sua prossimità al sistema delle infrastrutture, qualcosa dovrà succedere in tempi brevi.
Probabilmente occorre migliorare i collegamenti: gli assi sono separati dalla ferrovia. Tre anni fa è stato fatto un ripensamento generale del masterplan, nell’ottica di migliorare l’area retrostante a Via Medici del Vascello. La prima ipotesi si è poi evoluta in un nuovo piano, messo a punto insieme al Comune, che punta a realizzare un sistema aperto, in grado di incentivare il collegamento con la Stazione.
Al momento, siamo in fase di progettazione avanzata, nel prossimo anno vedremo muoversi qualcosa di nuovo. Bisogna considerare la riqualificazione di questo comparto come l’esito della progettualità sviluppata a Merezzate, che introducendo un nuovo comparto di housing sociale ha creato una tensione positiva, innescando un processo che ha aumentando la velocità delle future trasformazioni. 
Ci troviamo in una situazione storica in cui i grandi interventi pubblici rappresentano sempre meno frequentemente fattori di innesco, determinando al contrario operazioni che spesso producono immobilismo, discussioni e polemiche. Processi quindi di grande potenziale, che alla fine finiscono per frenare i percorsi collettivi.  Al contrario, è lo scenario privato che oggi sta giocando una parte fondamentale, dando luogo a progetti che, pur talvolta no perfetti, generano un sistema in trasformazione.
Nella storia, lo sviluppo della città è generalmente avvenuto per sommatoria di piccole azioni. In dieci anni la situazione è radicalmente cambiata: da che le aree in questione erano ancora abitate, oggi presentano un insieme di immobili non più adeguati, edifici difficilmente riqualificabili per nuove funzioni (si veda per esempio l’altezza dell’interpiano). Magari una possibile destinazione potrebbe essere il residenziale. 
In questo processo di riqualificazione mancano in ogni caso alcune funzioni, come per esempio quella alberghiera e di ospitalità, che sicuramente sarà necessaria per poter pensare a un effettivo riassetto della zona. 

Paolo Debiaggi
Ogni tassello che arriverà sarà a sua volta generatore di nuove situazioni.

Marco Amosso
Occorre avere il coraggio di demolire e ricostruire.

Simone Santi
Nella nostra agenda il tema dell’impatto ambientale è centrale. Cerchiamo quindi sempre prima di capire se c’è la possibilità di riciclare. Ma se questa non c’è, condivido l’esigenza di demolire e ricostruire.

Paolo Debiaggi
Vorrei coinvolgere il presidente del Conservatorio di Milano, alla luce della buona notizia secondo cui il “Campo della Musica” sarà realizzato in quest’area, insediandosi a ridosso del quartiere SKY e della Palazzina Ex Chimici.

Raffaello Vignali – Conservatorio di Milano
Il Conservatorio di Milano ha da tempo un problema di spazi. Al momento abbiamo 1.700 studenti, di cui il 18% stranieri. Siamo stati i primi in Italia a proporre corsi nuovi, tra cui il pop, rock, jazz, con docenti di prestigio internazionale.
Sono diventato presidente a primavera e il problema degli spazi era già rilevante. L’idea di fare un nuovo Campus in periferia è stata quindi una scelta voluta. Abbiamo chiesto specificamente questa area al Comune, che ha dato immediata disponibilità. Volevamo contribuire alla grande trasformazione che sta vivendo la città in questo comparto. Intervenire sulle periferie è per noi un tema strategico. Siamo convinti che per rilanciare la qualità urbana e combattere il degrado sociale sia necessario inserire nuove funzioni di qualità e attrattive. Al “bosco della droga” vorremmo quindi opporre un grande progetto incentrato sulla musica.
L’idea progettuale sta procedendo: stiamo per chiudere il masterplan fatto con il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano. L’idea consiste in primo luogo nel realizzare un parco aperto, rivolto anche alla cittadinanza, con dentro funzioni di qualità. Abbiamo poi pensato di mantenere la Palazzina degli Ex Chimici, creando spazi per studenti e laboratori aperti alle realtà giovanili. Un intervento che preveda anche una residenza mista, con zone di co-working e un laboratorio condiviso per i ragazzi che escono dalle scuole di liuteria – che in genere fanno fatica a iniziare la loro attività – e una scuola per accordatori di pianoforti.
Con il Politecnico abbiamo poi in progetto l’istituzione di due nuovi corsi in Sound design e in Management di spettacoli dal vivo.

Paolo Debiaggi
L’integrazione tra attività già presenti che hanno una loro vocazione rispetto alla produzione di contenuti creativi potrebbe essere un impulso alla costruzione e creazione di un “innovation district”, un fenomeno presente soprattutto negli Stati Uniti, ma che si sta diffondendo anche in Europa (per es. a Barcellona). Un processo che si costruisce per sinergie e adiacenze…

Raffaello Vignali
Rispetto al nostro insediamento, SKY e le altre aziende rappresentano una opportunità enorme, con le quali abbiamo già stabilito contatti.
C’è una parola che in Italia non si usa spesso: “anchor institution”, che indica soggetti inevitabilmente attrattori per il territorio. Operatori in grado di generare ecosistemi. Si pensi per esempio al progetto Milano Innovation Disctrict (MIND) che rappresenta un’eccellenza in questo senso. Per una effettiva riqualificazione del territorio è necessario definire un polo attrattore, una sinergia con gli investitori e gli operatori, e una visione di lungo periodo.
È importante prefigurare uno sviluppo che non sia finalizzato a generare una buona immagine alle tre di notte, ma che sia in grado di dare vita a un film di qualità dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Il rischio di creare “non-luoghi” è altissimo. Questo è il motivo per cui vogliamo mantenere la palazzina degli ex chimici, che assume un valore culturale, di memoria storica del luogo, importantissimo da conservare. Ogni percorso di rigenerazione deve confrontarsi con le specificità non solo fisiche, ma anche simboliche e culturali dei luoghi. Quello che avviene a Porta Nuova non può essere sovrapposto a Mind o a quello in corso a Rogoredo. In questo scenario i conservatori devono trovare la loro nuova vocazione. 
I conservatori si chiamano così perché si realizzavano negli orfanotrofi: non possiamo non preoccuparci di quello che c’è intorno. Lavorare sulla Scuola per liutai non è compito specifico del conservatorio, ma una necessità, che dovrebbe prevedere il coinvolgimento di un sistema di politiche pubbliche. Allo stesso modo, l’ospitalità degli studenti dei conservatori (spesso piuttosto “rumorosi”) necessita di un’attenzione specifica. Spesso ci si concentra sull’episodio di spicco, l’edificio attrattivo che diventa il simbolo del nuovo quartiere, senza tenere conto di ciò che rende vivo il territorio, la sinergia tra gli attori che possa generare veramente dei nuovi modelli urbani e sociali.

Paolo Debiaggi
Mi ricollego a questo spunto per introdurre Sogemi. La mia domanda a Mirko Maronati è rivolta a capire se la riqualificazione dell’Ortomercato, che finalmente ha trovato il suo piano industriale, stia procedendo in questa direzione, considerando lo scambio con il tessuto urbano circostante.

Mirko Maronati – Sogemi
Nel febbraio 2018 Sogemi ha ottenuto una delibera di Consiglio comunale che ha approvato la riqualificazione dell’area del mercato ortofrutticolo. Si è arrivati a questa conclusione dopo diversi anni, proprio perché si è cercato di mettere a fuoco un programma che potesse portare sia alla riqualificazione delle strutture del mercato, sia a risolvere il tema della loro connessione con l’esterno della città. La vocazione dell’ortomercato rappresenta una funzione particolare, con orari differenti da quelli della città (le attività si svolgono tra le 4 e le 10 del mattino, concludendosi generalmente entro mezzogiorno).
Ferrovia e ortomercato sono quindi due funzioni che per loro natura dividono. Obiettivo del progetto deve essere quello di superare la divisione.

Paolo Debiaggi
A questo proposito quando avevamo visto il progetto del Parco Scientifico e Tecnologico Agroalimentare italiano (Pa.S.T.A.) di qualche anno fa promosso da Sogemi, avevamo percepito un notevole sforzo in questa direzione con prospettive rilevanti. È rimasto qualcosa di quell’idea?

Mirko Maronati
Abbiamo ripreso quel progetto, se non altro dal punto di vista funzionale, concentrandoci in primo luogo sui punti vendita – la settimana prossima uscirà infatti il bando del primo lotto per liberare l’area del cantiere. Abbiamo inoltre risolto la vecchia Convenzione del 1980, diventando così proprietari dell’area e non più in diritto di superficie. Nell’atto di asservimento sono inseriti i possibili sviluppi futuri.

Paolo Debiaggi
L’idea di una realizzazione di una “circle line” può avere un effetto positivo per questo progetto?

Mirko Maronati
Potrebbe essere sicuramente positiva, se prevedesse uno sbocco dall’altra parte della ferrovia. È la ferrovia infatti la barriera più complicata da valicare, come giustamente è già stato osservato. A nord dell’area, stiamo realizzando dei piccoli business center, che possano funzionare con orari più compatibili a quelli del pubblico, rappresentando quindi una connessione con le altre aree della città. Un “cavallo di Troia” per aprire l’Ortomercato alla città.

Paolo Debiaggi
Mi sembra quindi opportuno chiedere il parere di Ferrovie. Si è detto che la ferrovia rappresenta una barriera per lo sviluppo dell’area. So che di recente avete promosso un bando di concorso sull’area dello scalo, concepito in modo innovativo.

Paola Tessitore – FS Sistemi Urbani
Trovo molto utile questo tavolo per tutta la cittadinanza e gli operatori, nell’ottica di comprendere e valutare quello che sta avvenendo in uno scenario così complesso. La nostra zione si colloca al momento lungo Via Toffetti, dovendosi confrontare con la presenza del nuovo albergo. Quest’estate abbiamo realizzato un parcheggio, nell’ottica di incentivare lo sviluppo della stazione e dell’area circostante.
In tema di nuove progettualità, stiamo avviando su Rogoredo un bando finalizzato a interpellare giovani architetti nella ideazione di soluzioni light, che possano stabilire delle sinergie tra nuove forme di abitare, tessuto verde e il tema delle connessioni. Il concorso avrà scadenza marzo/aprile. 
Tale esperienza fa tesoro della progettualità già avviata a nord, sia nelle aree dello scalo Farini – che ha anche dato vita a un dibattito pubblico importante – sia nelle aree di Greco Pirelli, dove abbiamo avviato un concorso per architetti con competenze particolari su abbattimento CO2, che ha prodotto degli esiti rilevanti. 

Debiaggi
Ho lasciato per ultimi i soggetti che operano negli ambiti più critici, che attendono di essere rinnovati. Chiedo al presidente di Enpam Real Estate di aggiornarci sul tema dei fabbricati dismessi lungo la ferrovia.

Luigi Daleffe – Enpam Real Estate
Generalmente siamo descritti come gli “operatori cattivi” che disturbano la cittadinanza. Ma non è così. Enpam si interessa di immobili perché rappresentano il patrimonio che permette di pagare le pensioni dei medici. Sino al 2011 siamo stati “puri investitori”, da allora ci stiamo interessando alla valorizzazione dei nostri immobili.
Il problema principale degli immobili di nostra proprietà in Via Medici del Vascello è rappresentato dalla paura che gli operatori hanno del contesto: si tratta di un fattore che al momento blocca gli investimenti e le progettualità.
Oltre a fare studi di fattibilità per i nostri immobili, abbiamo cercato di pensare a un confronto con la ricerca, dando vita a un incontro con soggetti non professionisti, che avessero una impostazione non utilitaristica come i giovani ricercatori. Ciò ha portato alla costruzione – insieme alla Società scientifica SITdA – del workshop Re-Live 2019, da cui sono emersi diversi scenari di sviluppo per l’area. 
Pensare non all’oggi, ma al futuro rappresenta la nostra sfida. Per questo abbiamo seguito con grande entusiasmo il modo in cui giovani ricercatori hanno accolto la sfida e proposto nuove progettualità. Vogliamo portare il nostro contributo attivo come attori del cambiamento di una città che ci sta a cuore.

Paolo Debiaggi
Interpreto questo come un auspicio, una opportunità.

Luigi Daleffe
Il comparto di Medici del Vascello al momento rappresenta un costo rilevante per Enpam. Se riuscissimo a fare qualcosa per la comunità, anche attraverso delle sinergie con gli altri operatori, ciò rappresenterà un vantaggio anche per noi.

Paolo Debiaggi
Lascio quindi la parola a Antonio Bisignano, per raccontare l’esperienza di Amsa.

Antonio Bisignano – Amsa
Ringrazio il municipio e UCTAT per questa tavola rotonda. Noi di Amsa siamo costantemente sul territorio ed è fondamentale entrare nei problemi attraverso un confronto diretto con cittadini e operatori, come quello che avviene nei Municipi.
L’area che attualmente occupiamo in Via Zama rappresenta un dipartimento, un “presidio per il territorio” che si trova in una posizione molto difficile tra la scuola e il campo nomadi. Si tratta di un deposito finalizzato al semplice trasferimento dei rifiuti, all’interno del quale non avviene nessuna operazione di smaltimento. In media i rifiuti rimangono nel deposito circa 3 ore, e mai più di 24, prima di essere trasferiti agli inceneritori.
La presenza di Amsa in questo territorio non deve essere ricondotta soltanto alla proprietà di questo immobile, ma a un’attività giornaliera che si svolge tutto l’anno. Un compito delicato, che spesso richiede di svolgere interventi extra contratto, come la pulizia quotidiana delle scale adiacenti al “boschetto”, il sottopasso di Rogoredo, le vasche della promenade di Santa Giulia. Sull’area abbiamo anche alcuni problemi, attualmente in fase di soluzione anche attraverso la collaborazione con il Comune, tra cui per esempio l’area di Via Bonfadini, che è sede di numerosi scarichi abusivi durante tutto l’anno. Una situazione che talvolta, anche in relazione al materiale scaricato, non prevede la possibilità di interventi tempestivi, conferendo al contesto un clima di degrado.
Un dato però significativo: tra le città europee sopra al milione di abitanti, Milano è quella che differenzia di più. Un dato incoraggiante per continuare sulla strada intrapresa.

Paolo Debiaggi
Come ultimo intervento tra gli operatori, chiederei a Carlo Corti di Storm.it di raccontarci la loro progettualità per l’area di Taliedo.

Federico Aldini – Beretta Associati per Carlo Corti – Storm.it
Al momento il progetto di recupero per quest’area si trova a una fase iniziale. Abbiamo ascoltato con interesse l’idea di inserire una grande funzione urbana in questo comparto: un tema che anche noi stiamo portando avanti. Manca però un disegno di insieme per lo sviluppo di tutto il settore, e questo ci preoccupa un po’. Non vorremmo infatti correre il rischio di intervenire in modo parziale, realizzando un patchwork di interventi tra loro non in grado di dialogare. Sarebbe un impoverimento per lo sviluppo di questa importante area milanese.
Un aspetto fondamentale per noi consiste nel promuovere strategie di intervento per gli spazi pubblici e per il verde. In questa prospettiva avrà un ruolo strategico la scelta delle nuove fermate della circle line, da cui dipenderà la possibilità dei nuovi attraversamenti e delle nuove connessioni. In merito alle funzioni di un grande polo attrattivo, pensiamo all’inserimento di residenze speciali (co-living, co-working, laboratori) integrate all’interno di un sistema di “eco-quartiere”.

Emanuele Bortolotti – Studio AG&P per Carlo Corti – Storm.it
Parallelamente al dibattito sulle funzioni da inserire in quest’area, risulta per me fondamentale interrogarsi sui novi modelli di occupazione dello spazio. Il tema ambientale rappresenta oggi uno dei riferimenti più importanti per il progetto, con delle ricadute non solo ecologiche, ma anche civiche e sociali. Pe questo la nostra riflessione si sta orientando secondo la prospettiva dell’“eco-quartiere”: ambiti urbani completamente sostenibili, in grado di integrare funzioni urbane con spiccate caratteristiche ambientali. 
Gli eco-quartieri possono essere aperti o chiusi, noi ci stiamo muovendo verso la prima prospettiva, nell’ottica di realizzare spazi aperti che possano essere fruibili da tutti i cittadini, aumentando l’integrazione e la coesione sociale. Qualcuno ha giustamente citato la parola “tessuto”: un riferimento centrale anche per la nostra progettazione. Vorremmo infatti superare la logica dell’“ognuno fa per sé”, puntando semplicemente a massimizzare il proprio interesse, nella prospettiva di integrare le progettualità in un’unica visione di crescita del territorio cittadino. Ciò porta alla necessità di definire degli elementi di connessione, come per esempio il verde, che possano fare emergere il nuovo volto del quartiere.

Paolo Debiaggi
L’intervento parla di come occupare lo spazio. Riferirei il problema del come anche al tema della governance. Per questo lascio la parola alla Dott.ssa Bazzani.

Alessandra Bazzani – Studio Amministrativisti Associati
Quando si parla di regia pubblica nelle trasformazioni territoriali si fa un ragionamento che nella pianificazione, soprattutto tradizionale, c’era per definizione: con gli azzonamenti, le infrastrutture, i vincoli espropriativi. Una pianificazione statica, che aveva un momento di caduta nell’approvazione dello strumento e nel suo adattamento dinamico nel tempo.
Gli strumenti urbanistici più recenti considerano la pianificazione come un contenitore di opportunità, che si basano sul consenso, sulla partecipazione e sull’attuazione di opportunità, in grado di coinvolgere e di mettere a sistema anche l’iniziativa privata.
La Regione Lombardia individua tre documenti di piano, di cui uno, quello di visione e di inquadramento, contiene tutte le indicazioni che abbiamo discusso come iniziative private. L’area oggetto della presente riflessione è però disciplinata dal piano delle regole, ossia uno strumento conformativo, che prevede azioni di tipo ordinario, a differenza delle aree di trasformazione, che invece prevedono un livello di interlocuzione pubblico e privato.
Tutti questi strumenti partono da una visione limitata delle trasformazioni. Per avere una azione di regia dobbiamo guardare allo strumento urbanistico, il documento di piano che è quello della variante adottata. 
È piuttosto complesso leggere in quel documento le strategie per questo quadrante. Si legge: “accanto a una regolazione più semplice (trasformazioni dirette) si mira a migliorare il raccordo delle politiche urbane in modo da elevarne il coordinamento”. Peccato che il modo per raggiungere l’obiettivo non venga esplicato. Ad un certo punto si legge che le tecniche disponibili (quelle attuate dagli operatori, con scelte che arrivano dal basso) fanno riferimento al privato. Non strumenti come STU, accordi di programma, ambiti di trasformazione ampi, che bloccano tutti gli interventi in una regia.
Milano è una città con il motore dell’iniziativa privata. Le soluzioni importanti partono da valutazioni non programmate, in cui la capacità di adattarsi è massima. Se devo orientarmi in termini regolativi, osservo che il PGT non definisce regole che possano portare a un coordinamento. Il PGT ha individuato 6 grandi funzioni, non occupandosi dei meccanismi della gestione. Le proposte non possono che partire dal basso, dai Municipi, che nel principio di sussidiarietà sono le istituzioni più vicine ai territori. Faccio un esempio: se Storm.it decide di fare un eco-quartiere, lo può fare, il PGT non glielo impedisce. Il PGT è aperto alle possibilità, ma non è esso stesso propositivo. Parte dall’idea che sono le realtà locali e imprenditoriali che danno il via alle trasformazioni. È l’operatore che vede lo spazio territoriale, con prospettive ai quali l’amministrazione presta strumenti flessibili. Non abbiamo regole nuove da attuare, ma la richiesta di politiche pubbliche, che possono anche essere politiche di coordinamento.

Paolo Debiaggi
L’attività di UCTAT, attraverso l’osservazione e l’analisi delle dinamiche trasformative in atto, vuole offrire spunti critici e proposte finalizzate ad alimentare un dibattito pubblico consapevole sui cambiamenti in corso e sulle prospettive di sviluppo della città di Milano. 
Il tema trattato riguarda il futuro di una parte di città che ha vissuto un passato produttivo importante (ospitando le industrie Montedison, le acciaierie Radaelli, le officine Caproni, il primo aeroporto o campo volo Taliedo), vive un presente denso di criticità sociali e ambientali, ma che, al tempo stesso, è interessato da progettualità che ne stanno delineando il futuro. L’iniziativa di oggi esprime la volontà di scongiurare che questo futuro debba derivare da una semplice sommatoria di effetti generati da singole iniziative immobiliari (seppur importanti sia dal punto di vista quantitativo e qualitativo), ma vada ricondotto ad una visione ragionata e condivisa di sviluppo urbano.
Milano è stata luogo di innovazione nella disciplina del governo del territorio, culla e laboratorio della cosiddetta “urbanistica concertata” di cui l’attuale PGT sembra rappresentare la massima espressione. Se da un lato ciò ha favorito e favorisce lo sviluppo del mercato immobiliare e dell’iniziativa privata, non soffocando il Piano in rigidità conformative, dall’altro necessita di strumenti di programmazione e monitoraggio che consentano una corretta regia pubblica che garantisca lo sviluppo della città nell’interesse collettivo e condiviso.
In qualità di moderatore di questa tavola rotonda mi permetto di attribuire un ordine di intervento ai partecipanti in modo da consentire uno sviluppo logico del dibattito, secondo il seguente schema:

1. Progetti in fase di realizzazione

1.a Santa Giulia sud e prospettive di sviluppo di santa Giulia Nord – Simone Santi di LendLease;

1.b Residenze Redo a Merezzate e sviluppo progetto nuovo housing di CDP Investimenti SGR – Massimo Basile di MAB architettura.

2. Progetti di sviluppo

2.a Connecto di Generali RE – Marco Amosso di Lombardini 22;

2.b Campus della Musica – Raffaello Vignali del Conservatorio G.Verdi di Milano;

2.c Nuovo Ortomercato – Mirko Maronati di SOGEMI;

2.d Scalo Rogoredo – Paola Tessitore di FS Sistemi Urbani;

3. Immobile e aree da riqualificare e rinnovare

3.a Complesso immobiliare in via Medici del Vascello – Luigi Daleffe di ENPAM RE;

3.b Area AMSA di via Zama – Antonio Bisignano di AMSA;

3.c Area nel comparto Salomone-Zama – Carlo Corti di Storm.it.

4. Strumenti di governance per la rigenerazione urbana – Alessandra Bazzani dello Studio Amministrativo Associati.

Simone Santi – Lendlease
La mia esperienza professionale negli ultimi anni si è svolta all’estero. Visto “da fuori”, il tema del progetto e del significato di quest’area all’interno del tessuto milanese rivela un potenziale enorme, in relazione al tema delle infrastrutture e alla scala trasformativa, anche rispetto alla tipica condizione dei contesti nei quali la nostra società è solita operare. Tale premessa giustifica l’investimento di Lendlease in quest’area.
All’interno del contesto milanese al momento l’azienda è impegnata su due fronti: il primo, appunto a sud, riguarda un ambito piuttosto contenuto ma comunque strategico, che rappresenterà la “porta di accesso” a quella che sarà la rigenerazione di Santa Giulia nell’immediato futuro. Si tratta di un intervento che si sviluppa su due lotti, destinati ad ospitare edifici funzionali e uffici, oltre ad altre funzioni nello stile tipico Leandlease. La nostra concezione parte dalla definizione di edifici che si aprono verso il contesto, per dare ai lavoratori la possibilità di uscire dai loro uffici durante il giorno e al contempo favorire l’accesso della cittadinanza all’interno del quartiere nelle ore serali. Ad attività di retail, food and beverage e altri servizi saranno dedicati 50.000 mq del milione circa dell’intera area di Santa Giulia. 
L’idea progettuale che contraddistingue l’intervento è quella di andare oltre i confini del singolo lotto, in una visione che includa le persone che vivono attorno all’area. Questo anche per andare incontro alle importanti funzioni che si localizzeranno in questo contesto, come per esempio il Conservatorio. Non crediamo nel business park, ma in prodotti misti multiutenza, che sappiano animare i contesti. Ciò avrà ripercussioni anche sulla sicurezza, attraverso un’attivazione delle strade con la presenza costante di persone. Una conseguenza che deriva da una consapevole qualità urbana prodotta dal progetto.

Paolo Debiaggi
Quali sono le tempistiche progettuali e amministrative?

Simone Santi
Vogliamo assicurarci che il prodotto sia future proof e adatto al mondo in cui andremo a vivere. Parliamo dell’impatto climatico, per esempio. Metteremo mano al masterplan con una variante che speriamo possa avere buon esito l’anno prossimo. L’obiettivo è modificare alcune soluzioni per renderle più adatte agli sviluppi futuri. A livello di assetto economico, l’intervento è sostenuto da una joint venture con Risanamento, a differenza dell’intervento in corso a nord Milano, in cui vi è una separazione operativa tra noi, che realizzeremo il verticale, e Risanamento che porterà avanti le bonifiche. 

Paolo Debiaggi
Altro importante protagonista della trasformazione del contesto è MAB Arquitectura, che sta realizzando il grande progetto residenziale di Merezzate. Chiedo a Massimo Basile come interpreta lo sviluppo di quell’area, anche in ragione del fatto che a Urbanpromo è stato presentato un progetto sulle aree di CDP (Cassa Depositi e Prestiti) che potrebbe rappresentare la prosecuzione del progetto di Santa Giulia.

Massimo Basile – MAB Arquitectura
Ci siamo occupati del progetto REDO (http://www.redomilano.it/progetto) che si configura come tassello nodale di questa area di sviluppo nel sudest milanese. L’area di intervento si trova nel centro del tessuto storico consolidato, tra Santa Giulia, via Medici del Vascello e il Quartiere Ungheria. Un tassello che richiede quindi un intervento attento, per ricostruire una parte di questo comparto periferico. Un ambito strategico, in cui si giocherà la possibilità di riqualificare l’intera zona secondo un’idea di urbanità. L’obiettivo principale del progetto è proprio quello di portare la città in un luogo attualmente caratterizzato da degrado, attraverso una nuova formula residenziale che accolga funzioni sociali e importanti interventi infrastrutturali. Tra questi elementi, la nuova Paullese con lo scavalco della ferrovia rappresenta un nodo centrale, che permetterà di raggiungere in pochi minuti il centro della città.
Un intervento che nel complesso prevede anche una forte dotazione di verde al piede degli edifici, totalmente car free. Recentemente abbiamo portato all’attenzione di CDP un altro progetto per l’ex Caserma Taliedo, dove esisteva il primo aerodromo di Milano. Un’area attualmente di magazzini dismessi, che si incunea in una zona di grandi aspettative, in grado di rappresentare una cerniera tra il parco lineare che arriva da Santa Giulia e i giardini comunali attrezzati che arrivano fino a via Mecenate, con funzioni collettive. Il progetto prevede l’inserimento di un contesto residenziale con funzioni sociali innovative. Al momento l’iter si trova in una fase di approvazione, che speriamo possa portare in tempi brevi all’avvio dell’intervento.

Paolo Debiaggi
La Paullese rappresenta una dorsale importante, che dovrebbe appoggiare lo sviluppo delle aree. Peccato che il Comune, che manca questa sera, non possa darci indicazioni sul completamento del progetto. Immagino che nel piano di sviluppo di Leandlease sia contemplata tale evoluzione.

Simone Santi
Certo, lo studio in corso riguarda il completamento della mobilità, compreso lo svincolo per l’Arena. Svincolo e Paullese rappresentano due elementi cardine per la riuscita dell’intero progetto.

Paolo Debiaggi
Un altro interessante tema su cui riflettere è quello dell’insediamento dismesso di Enpam: un comparto immobiliare assolutamente rilevante che da anni non riesce a incontrare i favori del mercato. Chiedo a Marco Amosso se ci offre un suo parere sul tema.

Marco Amosso – Lombardini 22
Il progetto per la riqualificazione delle aree di fronte a Medici del Vascello – all’epoca ancora utilizzate – è partito 10 anni fa. L’iter è quello che accomuna il percorso di tutto questo comparto, con un rallentamento dovuto alle ben note incertezze legate al sequestro delle aree di Santa Giulia. Rallentamento che ha determinato anche uno stallo nel processo di ridefinizione dell’assetto viabilistico. Ciò non ha però impedito di iniziare i lavori, tant’è che oggi l’area è stata demolita e scavata. Il comparto si trova 2,5 m sotto la quota del piano campagna, rendendo il collegamento con via Cantagalli (in parte già appaltato) e la costruzione della rotatoria particolarmente difficoltosa, vista la presenza di una roggia sotterranea.
D’altra parte, è evidente che, vista la qualità dell’area, la sua prossimità al sistema delle infrastrutture, qualcosa dovrà succedere in tempi brevi.
Probabilmente occorre migliorare i collegamenti: gli assi sono separati dalla ferrovia. Tre anni fa è stato fatto un ripensamento generale del masterplan, nell’ottica di migliorare l’area retrostante a Via Medici del Vascello. La prima ipotesi si è poi evoluta in un nuovo piano, messo a punto insieme al Comune, che punta a realizzare un sistema aperto, in grado di incentivare il collegamento con la Stazione.
Al momento, siamo in fase di progettazione avanzata, nel prossimo anno vedremo muoversi qualcosa di nuovo. Bisogna considerare la riqualificazione di questo comparto come l’esito della progettualità sviluppata a Merezzate, che introducendo un nuovo comparto di housing sociale ha creato una tensione positiva, innescando un processo che ha aumentando la velocità delle future trasformazioni. 
Ci troviamo in una situazione storica in cui i grandi interventi pubblici rappresentano sempre meno frequentemente fattori di innesco, determinando al contrario operazioni che spesso producono immobilismo, discussioni e polemiche. Processi quindi di grande potenziale, che alla fine finiscono per frenare i percorsi collettivi.  Al contrario, è lo scenario privato che oggi sta giocando una parte fondamentale, dando luogo a progetti che, pur talvolta no perfetti, generano un sistema in trasformazione.
Nella storia, lo sviluppo della città è generalmente avvenuto per sommatoria di piccole azioni. In dieci anni la situazione è radicalmente cambiata: da che le aree in questione erano ancora abitate, oggi presentano un insieme di immobili non più adeguati, edifici difficilmente riqualificabili per nuove funzioni (si veda per esempio l’altezza dell’interpiano). Magari una possibile destinazione potrebbe essere il residenziale. 
In questo processo di riqualificazione mancano in ogni caso alcune funzioni, come per esempio quella alberghiera e di ospitalità, che sicuramente sarà necessaria per poter pensare a un effettivo riassetto della zona. 

Paolo Debiaggi
Ogni tassello che arriverà sarà a sua volta generatore di nuove situazioni.

Marco Amosso
Occorre avere il coraggio di demolire e ricostruire.

Simone Santi
Nella nostra agenda il tema dell’impatto ambientale è centrale. Cerchiamo quindi sempre prima di capire se c’è la possibilità di riciclare. Ma se questa non c’è, condivido l’esigenza di demolire e ricostruire.

Paolo Debiaggi
Vorrei coinvolgere il presidente del Conservatorio di Milano, alla luce della buona notizia secondo cui il “Campo della Musica” sarà realizzato in quest’area, insediandosi a ridosso del quartiere SKY e della Palazzina Ex Chimici.

Raffaello Vignali – Conservatorio di Milano
Il Conservatorio di Milano ha da tempo un problema di spazi. Al momento abbiamo 1.700 studenti, di cui il 18% stranieri. Siamo stati i primi in Italia a proporre corsi nuovi, tra cui il pop, rock, jazz, con docenti di prestigio internazionale.
Sono diventato presidente a primavera e il problema degli spazi era già rilevante. L’idea di fare un nuovo Campus in periferia è stata quindi una scelta voluta. Abbiamo chiesto specificamente questa area al Comune, che ha dato immediata disponibilità. Volevamo contribuire alla grande trasformazione che sta vivendo la città in questo comparto. Intervenire sulle periferie è per noi un tema strategico. Siamo convinti che per rilanciare la qualità urbana e combattere il degrado sociale sia necessario inserire nuove funzioni di qualità e attrattive. Al “bosco della droga” vorremmo quindi opporre un grande progetto incentrato sulla musica.
L’idea progettuale sta procedendo: stiamo per chiudere il masterplan fatto con il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano. L’idea consiste in primo luogo nel realizzare un parco aperto, rivolto anche alla cittadinanza, con dentro funzioni di qualità. Abbiamo poi pensato di mantenere la Palazzina degli Ex Chimici, creando spazi per studenti e laboratori aperti alle realtà giovanili. Un intervento che preveda anche una residenza mista, con zone di co-working e un laboratorio condiviso per i ragazzi che escono dalle scuole di liuteria – che in genere fanno fatica a iniziare la loro attività – e una scuola per accordatori di pianoforti.
Con il Politecnico abbiamo poi in progetto l’istituzione di due nuovi corsi in Sound design e in Management di spettacoli dal vivo.

Paolo Debiaggi
L’integrazione tra attività già presenti che hanno una loro vocazione rispetto alla produzione di contenuti creativi potrebbe essere un impulso alla costruzione e creazione di un “innovation district”, un fenomeno presente soprattutto negli Stati Uniti, ma che si sta diffondendo anche in Europa (per es. a Barcellona). Un processo che si costruisce per sinergie e adiacenze…

Raffaello Vignali
Rispetto al nostro insediamento, SKY e le altre aziende rappresentano una opportunità enorme, con le quali abbiamo già stabilito contatti.
C’è una parola che in Italia non si usa spesso: “anchor institution”, che indica soggetti inevitabilmente attrattori per il territorio. Operatori in grado di generare ecosistemi. Si pensi per esempio al progetto Milano Innovation Disctrict (MIND) che rappresenta un’eccellenza in questo senso. Per una effettiva riqualificazione del territorio è necessario definire un polo attrattore, una sinergia con gli investitori e gli operatori, e una visione di lungo periodo.
È importante prefigurare uno sviluppo che non sia finalizzato a generare una buona immagine alle tre di notte, ma che sia in grado di dare vita a un film di qualità dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Il rischio di creare “non-luoghi” è altissimo. Questo è il motivo per cui vogliamo mantenere la palazzina degli ex chimici, che assume un valore culturale, di memoria storica del luogo, importantissimo da conservare. Ogni percorso di rigenerazione deve confrontarsi con le specificità non solo fisiche, ma anche simboliche e culturali dei luoghi. Quello che avviene a Porta Nuova non può essere sovrapposto a Mind o a quello in corso a Rogoredo. In questo scenario i conservatori devono trovare la loro nuova vocazione. 
I conservatori si chiamano così perché si realizzavano negli orfanotrofi: non possiamo non preoccuparci di quello che c’è intorno. Lavorare sulla Scuola per liutai non è compito specifico del conservatorio, ma una necessità, che dovrebbe prevedere il coinvolgimento di un sistema di politiche pubbliche. Allo stesso modo, l’ospitalità degli studenti dei conservatori (spesso piuttosto “rumorosi”) necessita di un’attenzione specifica. Spesso ci si concentra sull’episodio di spicco, l’edificio attrattivo che diventa il simbolo del nuovo quartiere, senza tenere conto di ciò che rende vivo il territorio, la sinergia tra gli attori che possa generare veramente dei nuovi modelli urbani e sociali.

Paolo Debiaggi
Mi ricollego a questo spunto per introdurre Sogemi. La mia domanda a Mirko Maronati è rivolta a capire se la riqualificazione dell’Ortomercato, che finalmente ha trovato il suo piano industriale, stia procedendo in questa direzione, considerando lo scambio con il tessuto urbano circostante.

Mirko Maronati – Sogemi
Nel febbraio 2018 Sogemi ha ottenuto una delibera di Consiglio comunale che ha approvato la riqualificazione dell’area del mercato ortofrutticolo. Si è arrivati a questa conclusione dopo diversi anni, proprio perché si è cercato di mettere a fuoco un programma che potesse portare sia alla riqualificazione delle strutture del mercato, sia a risolvere il tema della loro connessione con l’esterno della città. La vocazione dell’ortomercato rappresenta una funzione particolare, con orari differenti da quelli della città (le attività si svolgono tra le 4 e le 10 del mattino, concludendosi generalmente entro mezzogiorno).
Ferrovia e ortomercato sono quindi due funzioni che per loro natura dividono. Obiettivo del progetto deve essere quello di superare la divisione.

Paolo Debiaggi
A questo proposito quando avevamo visto il progetto del Parco Scientifico e Tecnologico Agroalimentare italiano (Pa.S.T.A.) di qualche anno fa promosso da Sogemi, avevamo percepito un notevole sforzo in questa direzione con prospettive rilevanti. È rimasto qualcosa di quell’idea?

Mirko Maronati
Abbiamo ripreso quel progetto, se non altro dal punto di vista funzionale, concentrandoci in primo luogo sui punti vendita – la settimana prossima uscirà infatti il bando del primo lotto per liberare l’area del cantiere. Abbiamo inoltre risolto la vecchia Convenzione del 1980, diventando così proprietari dell’area e non più in diritto di superficie. Nell’atto di asservimento sono inseriti i possibili sviluppi futuri.

Paolo Debiaggi
L’idea di una realizzazione di una “circle line” può avere un effetto positivo per questo progetto?

Mirko Maronati
Potrebbe essere sicuramente positiva, se prevedesse uno sbocco dall’altra parte della ferrovia. È la ferrovia infatti la barriera più complicata da valicare, come giustamente è già stato osservato. A nord dell’area, stiamo realizzando dei piccoli business center, che possano funzionare con orari più compatibili a quelli del pubblico, rappresentando quindi una connessione con le altre aree della città. Un “cavallo di Troia” per aprire l’Ortomercato alla città.

Paolo Debiaggi
Mi sembra quindi opportuno chiedere il parere di Ferrovie. Si è detto che la ferrovia rappresenta una barriera per lo sviluppo dell’area. So che di recente avete promosso un bando di concorso sull’area dello scalo, concepito in modo innovativo.

Paola Tessitore – FS Sistemi Urbani
Trovo molto utile questo tavolo per tutta la cittadinanza e gli operatori, nell’ottica di comprendere e valutare quello che sta avvenendo in uno scenario così complesso. La nostra zione si colloca al momento lungo Via Toffetti, dovendosi confrontare con la presenza del nuovo albergo. Quest’estate abbiamo realizzato un parcheggio, nell’ottica di incentivare lo sviluppo della stazione e dell’area circostante.
In tema di nuove progettualità, stiamo avviando su Rogoredo un bando finalizzato a interpellare giovani architetti nella ideazione di soluzioni light, che possano stabilire delle sinergie tra nuove forme di abitare, tessuto verde e il tema delle connessioni. Il concorso avrà scadenza marzo/aprile. 
Tale esperienza fa tesoro della progettualità già avviata a nord, sia nelle aree dello scalo Farini – che ha anche dato vita a un dibattito pubblico importante – sia nelle aree di Greco Pirelli, dove abbiamo avviato un concorso per architetti con competenze particolari su abbattimento CO2, che ha prodotto degli esiti rilevanti. 

Debiaggi
Ho lasciato per ultimi i soggetti che operano negli ambiti più critici, che attendono di essere rinnovati. Chiedo al presidente di Enpam Real Estate di aggiornarci sul tema dei fabbricati dismessi lungo la ferrovia.

Luigi Daleffe – Enpam Real Estate
Generalmente siamo descritti come gli “operatori cattivi” che disturbano la cittadinanza. Ma non è così. Enpam si interessa di immobili perché rappresentano il patrimonio che permette di pagare le pensioni dei medici. Sino al 2011 siamo stati “puri investitori”, da allora ci stiamo interessando alla valorizzazione dei nostri immobili.
Il problema principale degli immobili di nostra proprietà in Via Medici del Vascello è rappresentato dalla paura che gli operatori hanno del contesto: si tratta di un fattore che al momento blocca gli investimenti e le progettualità.
Oltre a fare studi di fattibilità per i nostri immobili, abbiamo cercato di pensare a un confronto con la ricerca, dando vita a un incontro con soggetti non professionisti, che avessero una impostazione non utilitaristica come i giovani ricercatori. Ciò ha portato alla costruzione – insieme alla Società scientifica SITdA – del workshop Re-Live 2019, da cui sono emersi diversi scenari di sviluppo per l’area. 
Pensare non all’oggi, ma al futuro rappresenta la nostra sfida. Per questo abbiamo seguito con grande entusiasmo il modo in cui giovani ricercatori hanno accolto la sfida e proposto nuove progettualità. Vogliamo portare il nostro contributo attivo come attori del cambiamento di una città che ci sta a cuore.

Paolo Debiaggi
Interpreto questo come un auspicio, una opportunità.

Luigi Daleffe
Il comparto di Medici del Vascello al momento rappresenta un costo rilevante per Enpam. Se riuscissimo a fare qualcosa per la comunità, anche attraverso delle sinergie con gli altri operatori, ciò rappresenterà un vantaggio anche per noi.

Paolo Debiaggi
Lascio quindi la parola a Antonio Bisignano, per raccontare l’esperienza di Amsa.

Antonio Bisignano – Amsa
Ringrazio il municipio e UCTAT per questa tavola rotonda. Noi di Amsa siamo costantemente sul territorio ed è fondamentale entrare nei problemi attraverso un confronto diretto con cittadini e operatori, come quello che avviene nei Municipi.
L’area che attualmente occupiamo in Via Zama rappresenta un dipartimento, un “presidio per il territorio” che si trova in una posizione molto difficile tra la scuola e il campo nomadi. Si tratta di un deposito finalizzato al semplice trasferimento dei rifiuti, all’interno del quale non avviene nessuna operazione di smaltimento. In media i rifiuti rimangono nel deposito circa 3 ore, e mai più di 24, prima di essere trasferiti agli inceneritori.
La presenza di Amsa in questo territorio non deve essere ricondotta soltanto alla proprietà di questo immobile, ma a un’attività giornaliera che si svolge tutto l’anno. Un compito delicato, che spesso richiede di svolgere interventi extra contratto, come la pulizia quotidiana delle scale adiacenti al “boschetto”, il sottopasso di Rogoredo, le vasche della promenade di Santa Giulia. Sull’area abbiamo anche alcuni problemi, attualmente in fase di soluzione anche attraverso la collaborazione con il Comune, tra cui per esempio l’area di Via Bonfadini, che è sede di numerosi scarichi abusivi durante tutto l’anno. Una situazione che talvolta, anche in relazione al materiale scaricato, non prevede la possibilità di interventi tempestivi, conferendo al contesto un clima di degrado.
Un dato però significativo: tra le città europee sopra al milione di abitanti, Milano è quella che differenzia di più. Un dato incoraggiante per continuare sulla strada intrapresa.

Paolo Debiaggi
Come ultimo intervento tra gli operatori, chiederei a Carlo Corti di Storm.it di raccontarci la loro progettualità per l’area di Taliedo.

Federico Aldini – Beretta Associati per Carlo Corti – Storm.it
Al momento il progetto di recupero per quest’area si trova a una fase iniziale. Abbiamo ascoltato con interesse l’idea di inserire una grande funzione urbana in questo comparto: un tema che anche noi stiamo portando avanti. Manca però un disegno di insieme per lo sviluppo di tutto il settore, e questo ci preoccupa un po’. Non vorremmo infatti correre il rischio di intervenire in modo parziale, realizzando un patchwork di interventi tra loro non in grado di dialogare. Sarebbe un impoverimento per lo sviluppo di questa importante area milanese.
Un aspetto fondamentale per noi consiste nel promuovere strategie di intervento per gli spazi pubblici e per il verde. In questa prospettiva avrà un ruolo strategico la scelta delle nuove fermate della circle line, da cui dipenderà la possibilità dei nuovi attraversamenti e delle nuove connessioni. In merito alle funzioni di un grande polo attrattivo, pensiamo all’inserimento di residenze speciali (co-living, co-working, laboratori) integrate all’interno di un sistema di “eco-quartiere”.

Emanuele Bortolotti – Studio AG&P per Carlo Corti – Storm.it
Parallelamente al dibattito sulle funzioni da inserire in quest’area, risulta per me fondamentale interrogarsi sui novi modelli di occupazione dello spazio. Il tema ambientale rappresenta oggi uno dei riferimenti più importanti per il progetto, con delle ricadute non solo ecologiche, ma anche civiche e sociali. Pe questo la nostra riflessione si sta orientando secondo la prospettiva dell’“eco-quartiere”: ambiti urbani completamente sostenibili, in grado di integrare funzioni urbane con spiccate caratteristiche ambientali. 
Gli eco-quartieri possono essere aperti o chiusi, noi ci stiamo muovendo verso la prima prospettiva, nell’ottica di realizzare spazi aperti che possano essere fruibili da tutti i cittadini, aumentando l’integrazione e la coesione sociale. Qualcuno ha giustamente citato la parola “tessuto”: un riferimento centrale anche per la nostra progettazione. Vorremmo infatti superare la logica dell’“ognuno fa per sé”, puntando semplicemente a massimizzare il proprio interesse, nella prospettiva di integrare le progettualità in un’unica visione di crescita del territorio cittadino. Ciò porta alla necessità di definire degli elementi di connessione, come per esempio il verde, che possano fare emergere il nuovo volto del quartiere.

Paolo Debiaggi
L’intervento parla di come occupare lo spazio. Riferirei il problema del come anche al tema della governance. Per questo lascio la parola alla Dott.ssa Bazzani.

Alessandra Bazzani – Studio Amministrativisti Associati
Quando si parla di regia pubblica nelle trasformazioni territoriali si fa un ragionamento che nella pianificazione, soprattutto tradizionale, c’era per definizione: con gli azzonamenti, le infrastrutture, i vincoli espropriativi. Una pianificazione statica, che aveva un momento di caduta nell’approvazione dello strumento e nel suo adattamento dinamico nel tempo.
Gli strumenti urbanistici più recenti considerano la pianificazione come un contenitore di opportunità, che si basano sul consenso, sulla partecipazione e sull’attuazione di opportunità, in grado di coinvolgere e di mettere a sistema anche l’iniziativa privata.
La Regione Lombardia individua tre documenti di piano, di cui uno, quello di visione e di inquadramento, contiene tutte le indicazioni che abbiamo discusso come iniziative private. L’area oggetto della presente riflessione è però disciplinata dal piano delle regole, ossia uno strumento conformativo, che prevede azioni di tipo ordinario, a differenza delle aree di trasformazione, che invece prevedono un livello di interlocuzione pubblico e privato.
Tutti questi strumenti partono da una visione limitata delle trasformazioni. Per avere una azione di regia dobbiamo guardare allo strumento urbanistico, il documento di piano che è quello della variante adottata. 
È piuttosto complesso leggere in quel documento le strategie per questo quadrante. Si legge: “accanto a una regolazione più semplice (trasformazioni dirette) si mira a migliorare il raccordo delle politiche urbane in modo da elevarne il coordinamento”. Peccato che il modo per raggiungere l’obiettivo non venga esplicato. Ad un certo punto si legge che le tecniche disponibili (quelle attuate dagli operatori, con scelte che arrivano dal basso) fanno riferimento al privato. Non strumenti come STU, accordi di programma, ambiti di trasformazione ampi, che bloccano tutti gli interventi in una regia.
Milano è una città con il motore dell’iniziativa privata. Le soluzioni importanti partono da valutazioni non programmate, in cui la capacità di adattarsi è massima. Se devo orientarmi in termini regolativi, osservo che il PGT non definisce regole che possano portare a un coordinamento. Il PGT ha individuato 6 grandi funzioni, non occupandosi dei meccanismi della gestione. Le proposte non possono che partire dal basso, dai Municipi, che nel principio di sussidiarietà sono le istituzioni più vicine ai territori. Faccio un esempio: se Storm.it decide di fare un eco-quartiere, lo può fare, il PGT non glielo impedisce. Il PGT è aperto alle possibilità, ma non è esso stesso propositivo. Parte dall’idea che sono le realtà locali e imprenditoriali che danno il via alle trasformazioni. È l’operatore che vede lo spazio territoriale, con prospettive ai quali l’amministrazione presta strumenti flessibili. Non abbiamo regole nuove da attuare, ma la richiesta di politiche pubbliche, che possono anche essere politiche di coordinamento.

Debiaggi
Ringrazio tutti i partecipanti alla tavola rotonda per la disponibilità, il contributo di conoscenze e la visione critica del loro ruolo. Un contributo molto utile a UCTAT per proseguire negli studi e nelle proposte, nel suo ruolo di associazione culturale che da qualche tempo ha focalizzato tra i suoi interessi le tematiche ambientali, urbanistiche e architettoniche dell’ambito sud-est milanese. Un ringraziamento al Municipio 4 per la collaborazione e la disponibilità ad accogliere le iniziative di UCTAT e a tutti gli intervenuti. Sicuro che vi saranno altre occasioni per proseguire nel confronto.