La bella città

UCTAT Newsletter n.86 – FEBBRAIO 2026

di Dr. Giorgio Bolongaro, Psichiatra

Paul Claude Racamier, un grande psicoanalista francese e un grande amante della bellezza e della cultura italiana, in un suo libro del 1980 “Les Schizophrenes”, racconta due città toscane, Firenze e Siena, utilizzando strumenti appartenenti al mondo dell’analisi psicoanalitica. “Firenze era un modello di organizzazione sociale. Gli abitanti della città si distinguevano per i loro mestieri, per le loro funzioni. Ciascuno aveva la sua funzione e la sua corporazione… L’arte era segnata dalla misura propriamente fiorentina di equilibrio e lucidità. La vita di Firenze era ad immagine dell’io, come é concepito in genere da Freud: una istanza funzionale alle virtu’ economiche. E Firenze era un io che funzionava bene.


Al contrario la vita intera di Siena era e resta fondata sull’importanza del territorio: territorio intorno alla città e territorio interno, essendo divisa in contrade… Il fatto é che un senese teneva e tiene al suo territorio più che alla propria funzione: egli era di Siena e della sua contrada prima che di un mestiere e di un ceto. Sappiamo che l’ineguagliabile genio sociale di Siena é consistito nel ritualizzare l’aggressività territoriale dei suoi cittadini: il Palio é il crogiolo di questo rituale. Nello stesso tempo i senesi si riunivano nel culto comune della Madonna; guardate la pittura senese. Rispetto a Firenze Siena é ad immagine di un altro aspetto dell’io, quello territoriale, e ad immagine di altre funzioni, tutte in stretto rapporto con l’origine materna… In conclusione, Firenze é sempre stata più aperta, più accessibile e più frequentata di Siena, città segreta, misteriosa, avvolta su di sé e labirintica, al punto che si può girare per ore senza ritrovarcisi.”


Al di là del “divertimento” psicoanalitico, questa analisi evidenzia, a mio parere, la straordinaria complessità della città, complessità in questo caso analoga a quella della personalità umana caratterizzata da parti nascoste e irrazionali e parti consce e razionali. In questo rispecchiamento tra l’opera architettonica e la nostra interiorità, ritrovo una frase del grande scrittore Nabokov scritta in forma poetica nel suo libro “Il dono”: “ Al sole mi riscalderò di genio e bellezza”.

Possiamo interpretarla come una esperienza emotiva fatta di meraviglia, ammirazione ed energia positiva davanti all’opera architettonica, un’esperienza che, come un sole, riscalda e rigenera, un sole che scaturisce dal genio dell’architetto e dalla bellezza della sua opera. La vita nelle grandi città se da un lato é ricca di opportunità e occasioni, dall’altro é sempre più fonte di stress emotivo legato ad una esperienza in cui i nostri desideri, bisogni, timori e stupori non trovano una adeguata dimensione accogliente e curativa; al contrario, la bella città dovrebbe offrire luoghi di meditazione e contemplazione artistica, favorendo così il passaggio dalla dimensione stressante, produttiva/consumistica, per questo alienante, ad una dimensione estetica e spirituale.


I sentimenti che viviamo al cospetto di edifici, come stupore, ammirazione e bellezza, “Un edificio ci commuove” citazione da “Architettura e felicità” di Alain De Botton ed. 2006, possono attivare inconsciamente un’azione antidepressiva nel senso di favorire un potenziamento dell’energia positiva e della speranza verso il futuro. Come già dimostrato dalla psicologia ambientale, l’ambiente costruito ha un significativo impatto su come ci sentiamo, come pensiamo e ci comportiamo. A conferma di ciò si pensi ai potenziali vissuti ansiosi e depressivi che proviamo di fronte a edifici fuori scala, affollati, opprimenti e totalmente estranei al territorio, che oltre ad essere brutti favoriscono la depressione e la demoralizzazione negli abitanti. In un gioco di interazione psicologica e relazionale tra architettura e individuo, potremmo identificare due estremi: da una parte le architetture con un effetto ansiolitico, edifici lineari, regolari, simmetrici, ordinati ed essenziali; dall’altro architetture che suscitano meraviglia e stupore, edifici innovativi, inattesi, sorprendenti, a volte anche con utilizzo di materiali in contrasto tra loro es. cemento e legno.


Una architettura davvero “consapevole” può diventare una terapia a disposizione di tutti, favorendo il benessere mentale in ambiti diversi.