La risorsa ambientale di Metanopoli

UCTAT Newsletter n.19 – gennaio 2020

di Paolo Aina

Nel 1952 inizia la costruzione di Metanopoli, un nuovo quartiere nella realtà amministrativa del piccolo insediamento di S. Donato Milanese ai confini con il comune di Milano.

L’impianto urbanistico è moderno: uffici, case e negozi distanti tra di loro e circondate da ampi spazi verdi, al centro e a separare le abitazioni dai posti di lavoro la chiesa con la piazza antistante. Poi la scuola elementare e le scuole per formare i quadri aziendali e infine gli impianti sportivi ad uso solo dei dipendenti.
Le strade sono larghe, lontane dalle case, i marciapiedi non sono immediatamente sul ciglio della strada ma ne sono separati da un’aiuola; in molte parti al di sotto di essi passano i tubi per il riscaldamento delle abitazioni che viene fornito da un’unica centrale naturalmente alimentata a metano.
“Metanopoli è molto più di un quartiere. Per noi è l’espressione di una speranza.” E. Mattei 1956. È in quell’anno che ci sono venuto ad abitare con la mia famiglia, mio padre era stato assunto come impiegato dall’Ente nazionale degli idrocarburi.

Il quartiere è simbolicamente diviso dal vecchio insediamento con mura e cancelli, per la verità mai chiusi, che però ne fanno rimarcare la separatezza e forse l’estraneità.
In effetti a Metanopoli abitano solo i dipendenti e le loro famiglie, l’impresa è presente nelle case che sono di tipo diverso e rispecchiano la gerarchia aziendale, nelle vie che portano il nome dei luoghi dove sono stati scoperti i giacimenti di metano: Alfonsine, Piadena, Sergnano… e più tardi dei dipendenti morti lavorando: Dario Bellincioni, Carlo Jannozzi e Alberto Sanguinetti.

Metanopoli viene costruita come iper-luogo dove tutto lo spazio è in-formato alla cultura del costruttore e nello stesso tempo diventa un non-luogo dove sciogliere le provenienze dei dipendenti che vengono da ogni parte d’Italia e mitigare la loro condizione di emigranti.

Il punto di ritrovo, il luogo dove ci si dà appuntamento è la stecca dei negozi, gli alimentari, un bar e per i più piccoli l’oratorio dove la domenica si proietta un film e i bambini mangiano ghiaccioli verdi o al tamarindo.

È il posto ideale dove allevare i bambini: le automobili sono rare e si può stare per strada senza pericoli; i progettisti hanno anche previsto nelle vicinanze delle abitazioni delle superfici delimitate da cordoli riempite di sabbia nelle quali si possono costruire le piste per le biglie o costruire castelli.
Gli adulti hanno a disposizione gli impianti sportivi: una piscina coperta con una vasca per gli incontri di pallanuoto e un trampolino, svariate vasche esterne per i più piccoli, un campo da calcio regolamentare contornato dalla pista di atletica e con una tribuna riparata dalla pioggia, numerosi campi da tennis di cui uno in uno spazio coperto.

È la realizzazione costruita delle qualità che l’architettura moderna attribuiva ai quartieri di nuova edificazione che ha avuto nel nostro paese pochi esempi. Forse solo ad Ivrea dove c’è la Olivetti è stato realizzato qualcosa di analogo. A Metanopoli la qualità architettonico/urbanistica abbonda.
Fin dall’inizio sono stati scelti progettisti di fama: i palazzi per uffici sono stati progettati da Nizzoli, Ratti e Bacigalupo, Albini e Helg, Gabetti e Isola e ora Morphosis e Nemesi.
Le abitazioni portano firme illustri come quelle dello studio milanese dei fratelli Monti e le case popolari fatte da Aina e Raboni.
La chiesa di S. Barbara dell’arch. Baciocchi, la chiesa di S. Enrico di Gardella.
Visitare Metanopoli quindi equivale a fare un giro tra alcuni edifici che, a buon diritto, sono entrati nelle storie dell’architettura.

Non sono però solo gli edifici a qualificare lo spazio del quartiere, direi che la caratteristica più importante dal punto di vista della vivibilità sia la presenza delle superfici piantumate molto vaste di prato e con alberi di dimensioni notevoli.
Anche il verde è stato progettato con cura e, fatta salva la qualità formale delle piantumazioni: alberate lungo le strade, notevole l’impianto dei tigli lungo il Viale De Gasperi che d’estate spandono il loro profumo e i gruppi di alberi tra una casa e l’altra vi era anche un impianto di irrigazione esteso dappertutto a garantire il corretto apporto di acqua anche nelle stagioni meno piovose.

La grande dotazione di giardini ha dei vantaggi ambientali notevolissimi a cominciare dal minor inquinamento atmosferico ma quello più immediatamente percepibile e la minor temperatura che si registra in estate nei confronti della città: venendo a Metanopoli da Milano c’è un confine lungo la via Emilia in cui si percepisce in modo netto un abbassamento della temperatura dell’atmosfera.

L’esempio di Metanopoli è stato positivo anche per il resto del territorio comunale, la nuova edificazione è stata realizzata con ampi spazi a verde come nel quartiere aziendale e gli edifici pubblici: la sede comunale ad es. o gli edifici scolastici sono stai affidati ad architetti capaci.

Il territorio comunale di S. Donato Mil. ha avuto molti vantaggi dalla presenza di Metanopoli, primo fra tutti l’impossibilità di uno sfruttamento intensivo della sua superficie: chi aveva intenzione di andarvi ad abitare non poteva fare a meno di mettere a confronto le nuove costruzioni con l’insediamento dell’ENI, pertanto anche chi aveva intenzione di fare interventi edilizi era costretto a concepirli su quella falsariga, nello stesso tempo anche la stesura dei Piani regolatori doveva confrontarsi con un’opinione pubblica abituata a considerare la costruzione dello spazio come ampiezza e non come affastellamento.

Metanopoli è un caso a tutt’oggi, le storie dell’architettura se ne occupano poco, tutto il dibattito si svolge su è bello, è brutto sarà meglio la decostruzione o la forma compatta, edifici alti o edifici bassi.
Io non so rispondere credo che l’architettura migliore sia quella che cerca di generare delle condizioni di vita migliore per chi la abiterà.
Credo che si debba tornare all’inizio, quando essere moderni significava concepire costruzioni e spazi da usare con gioia e non autoreferenziali da contemplare.

Si affacciano anche altri problemi come quello ambientale che si innesta su quello costruttivo e tecnologico, in questo senso il quartiere di Metanopoli, come si è detto in un film della serie Terminator “è un modello vecchio ma non del tutto obsoleto”.

Metanopoli