La visione strategica della Città Metropolitana di Milano

UCTAT Newsletter n.87 – Marzo 2026

di Carlo Lolla

Negli ultimi anni sembra che la Città Metropolitana abbia progressivamente perso una visione strategica di lungo periodo e che la pianificazione territoriale si sia ridotta sempre più a strumenti tecnici e urbanistici, senza un vero progetto complessivo di sviluppo metropolitano. Anche la prospettata revisione del PGT 2025–2030 sembra configurarsi più come un aggiornamento che come un grande piano strategico capace di immaginare il futuro dell’area metropolitana milanese. In realtà oggi, nell’economia globale della conoscenza e dell’innovazione, non sono più le singole città a competere tra loro, ma le grandi aree metropolitane, cioè sistemi territoriali complessi composti da infrastrutture, università, ricerca, servizi, ambiente, qualità urbana e capacità di attrarre talenti e capitali.

Per ragionare sul futuro di Milano è quindi necessario cambiare completamente scala di ragionamento e passare dalla dimensione comunale alla dimensione metropolitana. Un dato molto interessante, e spesso poco considerato, riguarda la dimensione territoriale. La Città metropolitana di Milano ha una superficie di circa 1.575 km², mentre la Greater London ha una superficie di circa 1.572 km². Questo significa che dal punto di vista territoriale Milano e Londra hanno una dimensione metropolitana molto simile. La differenza enorme non sta quindi nella dimensione fisica del territorio, ma nell’organizzazione, nelle infrastrutture, nella governance e nella visione strategica metropolitana. Londra è governata e pianificata come un’unica grande metropoli policentrica, mentre Milano è ancora governata e pianificata in gran parte come una città centrale circondata da comuni periferici.

Questo porta a una considerazione strategica fondamentale: il futuro di Milano non dipende tanto dall’espansione edilizia o da nuovi quartieri, ma dall’organizzazione dell’intero territorio metropolitano come sistema urbano integrato. Le grandi città metropolitane di successo non sono città compatte che crescono attorno a un centro, ma reti di città collegate tra loro da infrastrutture veloci, dove ogni polo urbano ha una propria funzione: università, ricerca, industria innovativa, servizi, cultura, residenza, parchi, ospedali, centri direzionali.

L’esempio di Londra è molto significativo. Londra non è una città con periferie, ma un sistema di centralità urbane collegate da una rete ferroviaria e metropolitana estremamente efficiente. Le linee ferroviarie suburbane e le metropolitane hanno determinato lo sviluppo urbano e attorno alle stazioni sono nati quartieri direzionali, residenziali e universitari. La struttura urbana non è quindi determinata dalle strade ma dal ferro. Questo è un insegnamento molto importante anche per Milano: le infrastrutture ferroviarie e metropolitane non sono solo opere di trasporto, ma sono la struttura portante della città metropolitana futura.

Un altro esempio molto interessante è quello della Barcelona Metropolitan Area, che negli ultimi decenni ha costruito una strategia metropolitana basata sulla qualità urbana, sulla rigenerazione delle aree industriali dismesse, sulla mobilità pubblica e sulla creazione di distretti dell’innovazione. Barcellona ha dimostrato che la qualità dello spazio pubblico, dell’architettura, dei parchi, del lungomare e dei servizi urbani non è solo un fatto estetico, ma un fattore economico e di attrattività internazionale. La trasformazione delle aree industriali in quartieri della tecnologia, della ricerca e delle università ha creato nuovi motori economici e ha attirato imprese innovative e talenti internazionali.

Da questi esempi emerge un concetto molto importante: le città metropolitane oggi competono non tanto sulla quantità di edifici o sulla dimensione economica, ma sulla capacità di attrarre persone di talento, ricercatori, progettisti, ingegneri, designer, imprenditori innovativi, cioè tutte quelle figure che con la loro capacità creativa e strategica determinano lo sviluppo economico e sociale. Le imprese e i capitali tendono a localizzarsi dove esiste un ambiente urbano attrattivo, efficiente, ricco di servizi, università, cultura, mobilità e qualità della vita.

La Città Metropolitana di Milano dovrebbe quindi costruire una propria visione strategica basata su alcuni grandi sistemi territoriali. Il primo è il sistema infrastrutturale metropolitano, cioè una rete di trasporto pubblico veloce basata su ferrovie metropolitane, metropolitane e nodi di interscambio che colleghino tutte le principali città dell’area metropolitana con frequenze molto elevate. Il secondo è il sistema delle centralità metropolitane, cioè la creazione e il rafforzamento di poli urbani esterni a Milano che diventino centri di lavoro, studio, ricerca e servizi, riducendo la necessità di spostarsi sempre verso il centro di Milano. Il terzo è il sistema della conoscenza, cioè università, centri di ricerca, poli tecnologici, incubatori di impresa e ospedali di ricerca distribuiti sul territorio metropolitano e collegati tra loro. Il quarto è il sistema ambientale metropolitano, costituito da parchi, fiumi, navigli, aree agricole e corridoi verdi che possono diventare una grande infrastruttura ecologica e paesaggistica. Il quinto è il sistema della rigenerazione urbana, cioè il recupero delle grandi aree industriali dismesse che devono diventare i luoghi della nuova economia, dell’innovazione, della formazione e della cultura.

La vera sfida strategica non è quindi far crescere Milano come città compatta, ma costruire una metropoli policentrica, sostenibile, infrastrutturata e basata sulla conoscenza. Milano ha già una forte posizione internazionale dal punto di vista economico, finanziario, della moda e del design, ma per competere con le grandi aree metropolitane europee deve rafforzare la propria struttura territoriale metropolitana, migliorare le infrastrutture ferroviarie e metropolitane, distribuire università e ricerca sul territorio, rigenerare le aree industriali e costruire una grande rete ambientale metropolitana.

Per finire, la domanda strategica per il futuro non è come deve crescere la città di Milano, ma come deve organizzarsi la Città Metropolitana di Milano per diventare una delle grandi metropoli europee dei prossimi decenni. La competizione internazionale si giocherà sempre di più tra aree metropolitane e non tra singole città, e vinceranno quei territori che sapranno organizzare infrastrutture, conoscenza, ambiente, qualità urbana e capacità di attrarre talenti all’interno di una visione strategica di lungo periodo. Milano ha tutte le caratteristiche per farlo, ma deve iniziare a pensarsi e a pianificarsi non più come un comune grande, ma come una vera metropoli europea.

Cominciare ad agire concretamente per realizzare città che facciano immaginare ai strateghi italiani e ai migliori creativi del mondo che venire a vivere e lavorare nelle nostre città, l’area metropolitana è un’utopia realizzabile. Vivere orgogliosi non solo per il passato che ci circonda ma anche per la capacità di plasmare il futuro.