UCTAT Newsletter n.72 – novembre 2024
di Angelo Rabuffetti
A nord ovest di Milano, dietro il cimitero di Musocco e il cimitero ebraico e addossata alla cintura dell’autostrada che porta a Torino, è sorto un nuovo quartiere: Cascina Merlata. Un esempio lodevole di Architettura moderna e sostenibile secondo i dettami che gli eurodeputati di Bruxelles hanno emanato.
Lo Studio CZA di Cino Zucchi, MCA di Mario Cucinella sono progettisti di tre torri di social housing. Inoltre Mab Arquitectura e Dva – Dvision architecture, promosso da Beni Stabili Gestioni e, per finire, edilizia libera privata. Essi hanno fatto un lavoro moderno e senza ricerca di forme bizzarre e stravaganti così come le “stecche”. Colori pastello gradevoli e accattivanti, forme simpatiche e leggere con rientranze e sporgenze, lesene e riseghe che donano movimento e dinamicità, non stancano l’occhio curioso e attento, venticinque piani di residenze all’avanguardia. Forse un po’ troppo addossate le une alle altre e questo solleva perplessità da approfondire.
Un alto livello di attenzione al minor consumo possibile di energia: classe energetica A, materiali coibenti, impermeabilizzanti, ignifughi, antiriflesso, antiallergici e antiacaro, senza glutine, senza zuccheri aggiunti e senza conservanti né coloranti artificiali, consumi ripartiti da una centrale unica. Riscaldamento, condizionamento, igienizzazione dell’aria che respiriamo, deumidificatori ad energia prodotta e consumata in proprio. Infissi a taglio termico con triplo vetro camera. Controllo da remoto e rilevazione movimenti. Tecnologia dei materiali e impianti definiti “sostenibili” ma ottenuti a costi elevati e smaltiti, in futuro, a costi altrettanto elevati; ma così non vengono usati combustibili di origine fossile: aggiungerei qualcosa di più: la solita tiritera, la rava e la fava, quisquilie e pinzallacchere…… Queste ultime non hanno l’intenzione di essere parole offensive nei confronti di iniziative lodevoli ma vengono sempre ripetute e rischiano di diventare banalità e superficialità. Tutte cose che quando si vive nella casa non ci si ricorda neppure che esistono e, se si ha caldo, si accende il condizionatore e, se si ha freddo, si gira al massimo la manopola della valvola termostatica! Che spreco di risorse! E i costi lievitano! Ma sono costi “sostenibili” perché ottenuti mediante il sole, il vento, l’acqua, le terre rare e la kryptonite!. Il vero risparmio energetico si ha riducendo i consumi non aumentando in economia la potenza impiegata.
Ma non è questo il tema che voglio affrontare. E’ l’Architettura della incomunicabilità, della solitudine e del disagio sociale. L’Architettura ritagliata a misura di “single” o, al massimo di “duplex” occasionale, in nome di una privacy che bisogna assolutamente rispettare pena la denuncia alla Procura della Repubblica e al Garante.
Cascina Merlata è composta di fabbricati con appartamenti per lo più di piccole dimensioni. Certo esistono anche quelli di medie e grandi dimensioni ma sono una minoranza: un taglio fatto apposta per “single”. Inoltre loggiati mascherati e nascosti che permettono di vedere ma non di essere visti così pure le finestre con vetri antiriflesso. I percorsi nelle parti comuni, quali corridoi, rampe scale, ascensori, accessi alle autorimesse sotterranee e marciapiedi esterni rigorosamente protetti. In questo modo non sussiste il rischio di incontrare persone estranee, magari malintenzionate. Però, al contrario, non ci si saluta quando ci si incrocia neanche tra vicini di casa e di pianerottolo. E’ questa l’Architettura della “privacy”?.
Non ci sono negozi di vicinato: neanche un panettiere. Speriamo che aprano presto. In caso di bisogno c’è uno spazio adibito alle consegne dove Amazon distribuisce “i pacchi” e gli interessati destinatari ritirano la loro merce mediante password e tessere magnetiche. Anche il pane fresco arriva in casa in questo modo! Scuole, asili, centri di aggregazione, oratori, chiese, sindacati, comitati e associazioni non esistono. Solo sul lato sud nella rigenerata vecchia cascina c’è un “Community centre” per le future spontanee e potenziali aggregazioni. Cascina Merlata non ha più l’identità del luogo che la caratterizzava. Ora è un’altra cosa ancora da ben definire e classificare. Charles Darwin ha scritto: non è la specie più forte o più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta al cambiamento. Sapremo adattarci senza farci sopraffare? La ferita è aperta e ci vorrà tempo affinché la cicatrice scompaia e non faccia più male. E i sopravvissuti si conteranno.
Mi dicono: “Ma c’è il coworking!”.
“Il coworking? Ah! Adesso ho capito! Il coworking è quello spazio fisico generalmente rubato al deposito cicli o a un qualsiasi magazzino che le persone frequentano a qualsiasi ora e si isolano con il loro PC e le cuffie per lavorare. Possono essere due o uno solo oppure cento individui ma non c’è differenza. Ognuno ignora l’altro nella concentrazione pressante delle cellule encefaliche al punto da non sentire la presenza di altre persone, di suoni sospetti o avvenimenti anche tragici che possono accadere tutto intorno. Questo è il coworking!”.
In compenso a duecento metri in linea d’aria c’è un centro commerciale costruito su modello americano: il Merlata Bloom. Questo di Cascina Merlata è, forse, il più grande d’Italia fornito di ogni tipo di distribuzione commerciale, dalla grande alla piccola e alla iper. Inoltre è fornito di posteggi al coperto e all’aperto per migliaia di autovetture da dove si raggiungono i negozi attraverso percorsi sicuri con scale mobili e ascensori. Si evita così che i clienti non facciano troppi sforzi camminando e scalando gradini ma lasciando questa attività alle palestre e ai rispettivi personal trainer. Al contrario non ci sono stalli per parcheggiare biciclette.
Nei giorni festivi e prefestivi il centro commerciale è preso d’assalto da orde di curiosi, gente stanca e annoiata alla ricerca di un interesse o di un motivo per divertirsi. Magari, raramente, si butta un occhio ad una libreria che espone il libro appena editato e di grande successo: vermuth, spritz, salatini e cultura: proprio da radical chic! Non ci si rende conto che si è soli! Anche con attorno diecimila persone si è soli! Abbiamo creato l’Architettura della incomunicabilità!
E i “single”, in questo mondo patinato e artificiale trovano lo sfogo alla solitudine e al loro raptus ossessivo/compulsivo spendendo e comprando cose che il giorno dopo non piacciono più o, forse, non sono piaciute neanche nel momento stesso dell’acquisto. Forse è una compensazione al disagio sociale e sociologico? Ma questo fa bene ai centri commerciali e, in cascata, fa bene all’economia e siamo tutti un po’ più felici!
Ho anch’io i sintomi di questa malattia. E’ vero si tratta proprio di una malattia. Dovrò farmi curare da schiere di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, assistenti sociali e maghi della mente umana delle carte e dei tarocchi. Andrò in giro per la città con il mio “smartphone” sempre acceso e sempre connesso a controllare i social, i messaggi e le notifiche. Dovrò fare attenzione, però, agli ostacoli altrimenti andrò a sbattere contro un palo della luce o un cartello stradale oppure a una bicicletta parcheggiata nel suo stallo, una panchina verde oppure, se sono in metropolitana, a mancare la mia fermata e a ritrovarmi al capolinea.
Da grande vorrei fare l’Architetto e progettare un percorso sicuro a rischio zero capocciate e involontarie contusioni per poter essere sempre concentrato con il mio mondo e il mio telefono…… Oppss! L’hanno già inventato! Si chiama tapis roulant! L’attenzione và comunque posta sia all’inizio che alla fine del tapis roulant per evitare di inciampare e cadere disastrosamente. Come farò a staccare l’attenzione dallo smartphone? Allora chiamerò l’amico “ingegnere intelligenza artificiale” (un laureato del nuovo corso di laurea derivato direttamente dai cartoni animati della serie supereroi Avenger e il mago di Oz consulente associato) e gli farei inventare una APP che mi faccia evitare gli ostacoli e camminare in tutta sicurezza e continuare a consultare le altre APP. Però alla fine mi chiedo: ”Ma perché devo camminare per la città in mezzo alla gente?”
Ma no! A parte il paradosso, l’assurdo e il grottesco….. quasi quasi me ne sto a casa sul divano in santa pace, in sicurezza e in privacy. Tapparelle abbassate, finestre chiuse, luce debole e soffusa (preludio della tomba di famiglia!) con lo smartphone in mano e le protezioni acustiche calzate (sono le classiche cuffie o auricolari!) così evito anche i più piccoli rumori molesti e scocciatori assidui!
Non è l’Architettura bella o brutta, alta o bassa, gentrificata o distribuita che fa discutere ma il modello sociologico moderno di Architettura che spaventa! Ma davvero vogliamo arrivare ad una Architettura di questo genere? Ho perso la mia vera identità! Via, via… sento odor d’ipocrisia!

