Le grandi opportunità ambientali del quadrante metropolitano est-sudest di Milano

UCTAT Newsletter n.19 – gennaio 2020

di Elena Mussinelli

Le sfide ambientali che abbiamo recentemente illustrato in occasione del Convegno “Rogoredo/Santa Giulia/Taliedo. Le tre sfide” tenutosi lo scorso 26 novembre 2019 acquistano una ancor maggiore rilevanza se lette allargando lo sguardo alla scala dell’area vasta, dove emergono peculiarità e opportunità particolarmente significative rispetto ad altri ambiti del territorio metropolitano milanese.

Si tratta infatti di un insieme di territori “intercomunali” ricompresi tra Milano, Peschiera Borromeo e San Donato,  il cui assetto attuale è frutto di processi insediativi stratificatisi nel tempo, spesso in assenza di politiche coordinate, dando luogo a una struttura morfologica complessa: i limiti tra le diverse identità comunali appaiono ormai sfumati entro una articolata rete di polarità edificate, di infrastrutture, di preesistenza ambientali e culturali, di luoghi centrali e periferie che costituiscono la connotazione più significativa, oggi purtroppo spesso in senso negativo, del paesaggio urbano lombardo contemporaneo.

I processi urbanizzativi più significativi si sono verificati in un’epoca relativamente recente, con la creazione di alcune grandi infrastrutture urbane (quali l’aeroporto di Linate, lo scalo ferroviario di Segrate lungo la linea FS Milano-Treviglio e l’Idroscalo, la Linea MM3 e l’interscambio FS Rogoredo) e il parallelo sviluppo di sistemi polarizzati a destinazione residenziale (S. Felice, il Lago Malaspina, Milano 2, Metanopoli ed altri grandi quartieri a San Donato, Peschiera e Milano ecc.) e direzionale (la Mondadori di Oscar Niemayer, l’IBM di Marco Zanuso (inopinatamente demolita qualche ano fa), i Palazzi Uffici SNAM-centro direzionale E.N.I., la Sede della BMW, ecc.), anche con concentrazioni rilevanti in termini quantitativi e, in alcuni casi, qualitativi. E ancor più negli ultimi decenni, con le dinamiche espansive dell’hinterland (da e verso Milano), tutt’oggi in essere con le previsioni infrastrutturali e insediative determinate dall’occasione olimpica.
L’assenza di una visione programmatoria di sistema emerge con chiarezza nel misurare gli effetti di discontinuità fisico-funzionali, percettive e fruitive generati dalla presenza di importanti barriere infrastrutturali (aste ferroviarie, aree di interscambio merci, viabilità in attraversamento, sedime aeroportuale, ecc.), che separano nuclei insediativi, sistemi funzionali e sistemi ambientali. 

Ma la realtà di questo quadrante può essere colta anche per le positive valenze determinate dal permanere di strutture morfologico-ambientali che in parte conservano i segni delle matrici originarie, con le aree agricole del Parco Sud, i grandi parchi urbani (il Forlanini e il futuro parco di Santa Giulia) e l’importante sistema ambientale del fiume Lambro, oggi essenziali per il mantenimento di valori e identità locali riferiti a nuclei e preesistenze storiche (cascine, sistema delle Abbazie, manufatti idraulici, ecc.).

Nel complesso si tratta di un sistema molto interessante, pur se articolato ed eterogeneo dal punto di vista delle funzioni e delle interrelazioni tra sistemi edificati, elementi infrastrutturali e ampie porzioni di spazio libero, a parco o di verde ancora agricolo, e particolarmente significativo per la sperimentazione di un approccio evoluto al piano e al progetto ambientale, sia sotto il profilo  dei contenuti tecnico-urbanistici delle proposte, che per quanto concerne gli strumenti procedurali e operativi di intervento. E’ però necessario assumere una visione sistemica, integrata, multiscalare e multidisciplinare, nella direzione di un “piano quadro” a valenza strategica e ambientale, in grado di orientare e coordinare le principali azioni di riassetto relative:

– al completamento e potenziamento del sistema infrastrutturale per il trasporto e la mobilità (sistema aeroportuale, linee metropolitane, rete viabilistica e ciclabile), anche con interventi di mitigazione e riqualificazione in chiave verde e blu;

– alla rigenerazione ecosistemica e alla valorizzazione paesaggistica dei sistemi ambientali (verde urbano, Fiume Lambro, Parchi Forlanini, Lambro, Monlué, Riserva del Carengione, Parco Sud), con il recupero e la valorizzazione di significativi beni ambientali e culturali;

– alla riconversione funzionale e reinfrastrutturazione di ambiti industriali dismessi (insediamenti produttivi, depositi, ecc.);

– alla riorganizzazione complessiva e locale del sistema delle grandi funzioni urbane (luoghi della cultura, dello sport e del tempo libero, sistemi residenziali, servizi pubblici e di interesse collettivo a scala metropolitana, ecc.);

– alla riqualificazione degli spazi pubblici secondo obiettivi di innalzamento delle caratteristiche prestazionali in termini di riconoscibilità, accessibilità, fruibilità, sicurezza e manutenibilità.

Un “piano quadro” quanto mai opportuno, se non indispensabile, in un contesto connotato da pressioni trasformative di notevole intensità e complessità. Da un lato infatti, la sola prescrizione urbanistica non è garanzia sufficiente per la regolazione degli interessi in campo; dall’altro la portata degli interventi renda indispensabile la partecipazione di soggetti privati in grado di apportare un contributo significativo sia sul piano delle risorse economiche (adeguatezza delle capacità finanziarie) che su quello delle competenze e professionalità tecniche (elevata qualificazione in funzione delle diverse fasi della trasformazione urbana, dalla progettazione, alla realizzazione, alla gestione e commercializzazione finale).
Con l’obiettivo di riconoscere il potenziale strategico di questo ambito a scala vasta, promuovendone una vocazione fruitiva “forte” in risposta alla crescente domanda metropolitana di servizi e attrezzature dedicate allo sport, al tempo libero, alla vita all’aria aperta, al loisir, al benessere e all’aggregazione sociale, attraverso “azioni di sistema” e “sistemi di progetti” che riconfigurino le zone di confine tra le parti della città, i margini e i limiti di ogni insediamento.

In un’idea dell’architettura e del paesaggio lombardo misurata anche e prevalentemente nel ridisegno delle relazioni e dello spazio non costruito, a ribaltare una concezione di sviluppo fondata su semplici addizioni quantitative. Un’idea cioè di integrazione, senza marginalità periferiche, nella quale senza soluzione di continuità la qualità dei luoghi si sussegua armonicamente. Riconvertendo in un’ottica ecosistemica i processi di colonizzazione della città contemporanea e valorizzando il pregiato patrimonio di preesistenze ambientali che caratterizza questi luoghi.

Abbazia di Chiaravalle e Parco Agricolo