Partecipare è Amministrare: la sfida della densità urbana e la necessità del confronto

UCTAT Newsletter n.92 – settembre 2026

di Carlo Lolla

La recente apertura del Corriere della Sera con il titolo “Milano, i Municipi dettano l’agenda: «Ecco le opere da attuare entro un anno», «Meno burocrazia», «Ma tra i candidati per il 2027 nessuno punta su di noi»” ha sollevato un tema politico e urbanistico ormai indilazionabile: lo stato di salute e l’autonomia dei nove Municipi milanesi. Oggi, tra incertezze amministrative e le scosse giudiziarie che hanno investito l’urbanistica milanese, ribadire che Partecipare è Amministrare rappresenta un dovere civile essenziale.

I nove presidenti di Municipio presidiano quotidianamente i quartieri, ma le loro istanze si infrangono contro un centralismo sordo. Le proposte di coinvolgimento sul bilancio e sull’autonomia urbanistica sono state sbrigativamente liquidate dall’assessorato al Decentramento, arrivando persino a definire “tempo perso” l’accertamento della legalità da parte della Procura. Al contrario, trasparenza e rispetto delle regole costituiscono la precondizione per governare bene.

La sproporzione gestionale: il rapporto Territorio / Abitanti

Il cuore della criticità risiede nell’enorme squilibrio tra la complessità da gestire e le risorse assegnate. I Municipi operano con soli 7 o 8 addetti all’urbanistica per perimetri vastissimi, laddove il Comune centrale dispone di centinaia di tecnici. Questa asimmetria porta a decisioni calate dall’alto (dalle piste ciclabili tracciate senza coinvolgere i territori, con impatti negativi sul commercio di vicinanza, alle sperimentazioni di urbanistica tattica), mentre i Municipi restano imbrigliati in tetti di spesa ridicoli (spesso entro i mille euro senza ricorrere a bandi farraginosi).

L’assurdità di questo assetto emerge se si analizza il rapporto stringente tra superficie e popolazione. Prendendo come caso di studio il Municipio 9 (21,12 km² per 188.904 residenti, con una densità di 8.944 ab/km²), il confronto con altre importanti realtà lombarde parla da solo:

  • Municipio 9 vs Crema (34,51 km² | 34.147 ab. | 989 ab/km²): Il Municipio 9 copre circa il 61% del territorio di Crema, ma accoglie 5,53 volte i suoi abitanti. La sua densità è 9 volte superiore.
  • Municipio 9 vs Cremona (70,49 km² | 71.093 ab. | 1.009 ab/km²): Occupando appena il 30% della superficie di Cremona, il Municipio 9 racchiude 2,66 volte la sua popolazione (densità 8,9 volte superiore).
  • Municipio 9 vs Pavia (63,31 km² | 71.811 ab. | 1.134 ab/km²): Il Municipio 9 rappresenta un terzo della superficie di Pavia, ma conta 2,63 volte i suoi residenti (densità 7,9 volte superiore).

Se proiettassimo gli abitanti del Municipio 9 sull’intera area comunale di Pavia, otterremmo comunque circa 3.000 ab/km², un valore pari al triplo della densità reale pavese. Amministrare un Municipio milanese significa governare una vera e propria città medio-grande concentrata in uno spazio ridottissimo, un compito impossibile senza strumenti e deleghe adeguate.

La proposta attiva: il Decalogo per l’Edilizia e l’Urbanistica nei Municipi

Per sbloccare questa situazione e restituire centralità al territorio, proponiamo un decalogo di regole operative per la gestione locale:

  1. Responsabilità dei Municipi: Riconoscere ai Consigli circoscrizionali un ruolo attivo e diretto nella progettazione e gestione urbanistica del proprio territorio.
  2. Formazione e Supporto: Dotare i Municipi di risorse tecniche adeguate, personale qualificato e formazione specifica.
  3. Coerenza e Trasparenza: Adottare linee guida generali comuni a tutta la città per l’ambiente, l’uso del suolo e la sostenibilità, garantendo regole chiare.
  4. Flessibilità Territoriale: Consentire l’adattamento delle norme generali alle specifiche esigenze morfologiche e sociali dei singoli quartieri.
  5. Commissioni Edilizie dei Municipi: Affidare ai Municipi l’esame dei progetti ordinari non rientranti negli ambiti strategici centrali, con il supporto di esperti e rappresentanti locali.
  6. Valutazione Integrata: Coinvolgere la Commissione Paesaggio valutando l’impatto estetico e sociale degli interventi, oltre agli aspetti meramente volumetrici.
  7. Indipendenza e Risorse: Garantire l’autonomia e l’imparzialità delle Commissioni territoriali attraverso adeguate dotazioni operative.
  8. Partecipazione Pubblica: Rendere trasparenti i processi decisionali, promuovendo il coinvolgimento reale della cittadinanza prima della stesura dei progetti.
  9. Sostenibilità Integrata: Inserire indicatori ambientali ed ecologici vincolanti, incrementando la superficie permeabile e il verde strutturale.
  10. Monitoraggio Continuo: Verificare periodicamente l’efficacia delle norme per apportare correttivi basati sull’esperienza e sui bisogni reali.

A questo quadro deve accompagnarsi la cura del paesaggio urbano, come ricordato da Marco Romano: trasformare i muri ciechi e i ponti ferroviari in giardini verticali o spazi d’arte, restituire le piazze alla funzione pubblica al riparo dalle privatizzazioni, e convertire le aree dismesse in grandi parchi multifunzionali.

Allo stesso modo, la transizione verso la città digitale e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale devono servire a migliorare i servizi, la mobilità e la gestione energetica, senza ridurre il cittadino a mero dato statistico. Come evidenziano i saggi di Nello Cristianini (Forma mentis) e Marco Malvaldi (Scimmia sapiens), l’innovazione tecnologica deve sempre essere guidata dal pensiero critico e mettere al centro la persona, la cultura e la socialità.

Amministrare bene è un’arte complessa che non si improvvisa né si rinchiude nelle stanze del potere centrale. Chi governa la cosa pubblica ha il dovere di ascoltare i suggerimenti di chi vive il territorio e degli addetti ai lavori che mettono a disposizione competenza ed esperienza.

L’architettura, l’urbanistica e il paesaggio sono beni comuni che modellano la vita quotidiana delle persone: su queste materie non sono ammesse visioni ideologiche, né tantomeno atteggiamenti dirigisti o forme di “dittatura” stilistica e burocratica. La Milano del futuro sarà una città dinamica e sensibile solo se saprà abbandonare l’autosufficienza centralista per aprirsi a un confronto plurale, partecipato e diffuso.

Facciata verde di via Anelli, 2026, foto di INVICEM