UCTAT Newsletter n.93 – ottobre 2026
di Fabrizio Schiaffonati
Tra qualche mese a Milano si terranno le elezioni amministrative. Un’occasione per un bilancio, con la scelta del sindaco e del consiglio comunale che dovranno affrontare non pochi problemi. Non vi sono celebrazioni trionfalistiche che possano oscurare le criticità agli occhi di tutti. Dalla opaca gestione urbanistica al problema della casa, dalla gentrificazione alla condizione delle periferie. Queste le questioni più critiche, a cui si aggiungono le numerose altre responsabilità in carico alla municipalità. La gestione di una città come Milano è oltremodo complessa. Un’ azienda sui generis, con più di 13.000 dipendenti, che opera in regime pubblicistico ben diverso da quello privato. Una struttura multifunzionale che deve tener conto di diversi fattori: i vincoli di norme e leggi specifiche; le risorse di bilancio in larga misura dalla fiscalità locale e dai servizi erogati; della struttura burocratica col compito di coniugare indirizzi politici, uso delle risorse, e azioni necessarie al conseguimento degli obiettivi. Un processo scalare che non è facile rendere consequenziale e lineare, con complessità procedurali, farraginosità normative, a cui si aggiunge la carenza di personale. Un apparato burocratico in grado di inceppare procedure e progetti. Tra le ragioni: responsabilità dirigenziali, corrispettivi economici, preparazione e formazione del personale. Un problema, quello della burocrazia, al punto di costituire un vero potere che può anche frapporsi a quello politico, non a caso in altri contesti vige il cosiddetto spoil system. Diverse le iniziative per la riforma burocratica, qualche anno fa anche con un apposito ministero, senza che si intravveda una via d’uscita per l’efficienza dell’apparato pubblico. Quando la realizzazione di una semplice opera ha tempi biblici, si amplificano disagi e spreco di risorse.
Chi si candida quindi alla carica di sindaco dovrebbe essere consapevole di tali difficoltà e possedere competenze adeguate, e non solo perché rappresentante di uno schieramento politico.
La campagna elettorale si è già aperta. I due schieramenti sembrerebbero aver scelto la strada delle Primarie, ma non è detto perché potrebbero intervenire altri accordi tra i partiti delle coalizioni. Nel frattempo sono state avanzate candidature, nel centrodestra espressione dei tre partiti che lo compongono, nel centrosinistra credibilmente tre e altre tre invece due figure si sono autopromosse a cui si aggiungono altre in ordine sparso.
Quindi un panel di candidati sindaci, professionisti della politica, in assenza di un programma che non siano le personali dichiarazioni d’intenti, interviste giornalistiche, uscite pubbliche per rafforzare il proprio posizionamento in vista delle Primarie.
Pertanto allo stato attuale la preoccupazione dei partiti sembra sia di trovare prima un candidato sindaco, rimandando poi la definizione del programma. Si vedrà dopo, ma forse neppure perché potrebbero bastare generiche enunciazioni. Un metodo che non depone bene, perché un serio approccio dovrebbe essere all’inverso, dando priorità a obiettivi e modi per poterli realisticamente perseguire. Il che la dice lunga sullo stato di salute dei partiti.
L’amministrazione della città comporta invece un difficile impegno che si dovrebbe dire come tradurlo in azioni concrete, partendo quindi da approcci pragmatici su quanto è possibile fare. Uno scarto evidente da come accade, cioè “votatemi poi si vedrà” o meglio “poi ci penseremo”.
Un atteggiamento che certamente non giova e che non ha dato buona prova, che corrisponde alla verticalizzazione della politica e del sistema decisionale, allontanando le persone dal voto preoccupante per la democrazia. C’è una città sofferente, confusa e disillusa, che prima o poi presenterà il conto. Quindi la responsabilità politica comporterebbe uno sforzo per allargare la partecipazione alla formazione dei programmi, alle istituzioni e ad ambiti sociali e culturali, per contrapporsi alla disaffezione al voto in un’ottica di democrazia deliberativa e non eterodiretta.
Per questo UCTAT, nella linea di fornire un contributo con iniziative e progetti circostanziati, ha ritenuto utile sollecitare opinioni e proposte PER QUALE MILANO rispetto a proclami ideologici e irrealistici, col contributo di quanti hanno a cuore il futuro della città.

