Piano dei servizi: il verde urbano

UCTAT Newsletter n.85 – gennaio 2026

di Angelo Rabuffetti

Definizione di parco pubblico (fonte: wikipedia): Un parco cittadino, chiamato anche parco urbano, parco pubblico o altre denominazioni analoghe, è un’area verde situata all’interno di una città o nelle sue immediate vicinanze, avente lo scopo di fornire alla cittadinanza ed altri visitatori uno spazio ricreativo a contatto con la natura. Assieme ad altre aree verdi quali giardini e viali alberati contribuiscono in modo significativo a diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico delle zone altamente urbanizzate. Sono luoghi ideali dove praticare attività sportive per mantenere la forma fisica, quali il jogging, l’uso della bicicletta o semplici passeggiate.

Piano dei servizi del PGT in essere, capo 1, art. 8, paragrafo 2: il verde urbano comprende parchi urbani e di quartiere, orti urbani, giardini condivisi, verde fruibile, giardini e zone a verde attrezzato comprese le attrezzature sportive di base ed in corso di programmazione; in tali aree dovranno svilupparsi pratiche manutentive volte al rafforzamento della rete ecologica.

I più grandi parchi pubblici urbani si trovano negli Stati Uniti, nella Federazione Russa, in India, nel Regno Unito e in Francia. Il primo e più grande parco in Italia è a Roma ed è il Parco dell’Appia Antica; a seguire il parco Giorgio Bassani a Ferrara. Più giù nella classifica troviamo il parco di Monza, ma è a Monza non a Milano ed ha una superficie di 688 ettari.

Milano, purtroppo, non eccelle in fatto di verde pubblico fruibile. Eccelle in altri campi altrettanto prestigiosi ed encomiabili ma non in questo. Anzi in Europa è in fondo alla classifica. E da anni non riesce e non vuole risalire e guadagnare posizioni. Preferisce urbanizzare territori, sfruttare suolo vergine, puntare sulla rendita fondiaria e immobiliare. Infatti il parco pubblico ha un costo sia di attuazione e soprattutto di manutenzione nel tempo mentre gli oneri di urbanizzazione a seguito di rilascio di autorizzazioni a costruire, rappresentano entrate certe e sicure nelle casse dell’Amministrazione Pubblica.

Eppoi parco è una parola grossa: dà subito l’idea di una vasta estensione, sede di molti alberi secolari e attrezzature adatte per il luogo, di specchi d’acqua e sentieri pedonabili e ciclabili. Infatti a Milano si parla di “giardini”, di “orti” il cui intendimento è riferito ad una superficie più contenuta. Parchi e giardini a Milano sono circa 75 tra cui 21 giardini. Il più grande è il Parco Nord, 320 ettari, poi il Parco Forlanini di 160 ettari dove, tra l’altro, attendiamo da molto tempo, l’attuazione dell’ampliamento verso ovest fino alla massicciata ferroviaria e, verso est, la fusione con il parco dell’Idroscalo oltre i confini del Comune. Inoltre il Parco Lambro, il Parco Vialba Quarto Oggiaro, il Parco di Villa Litta, il Boscoincittà, il Parco Alfa Romeo al Portello il Parco delle Cave a Baggio e altri ancora.

Più centrali ci sono: il Monte Stella, BAM Biblioteca degli Alberi, il parco Ravizza, i Giardini Pubblici Indro Montanelli e il Parco Sempione. Inoltre la Goccia della Bovisa e Piazza d’armi in Forze Armate che non sono parchi fruibili e attrezzati ma sono, in ogni caso provvisti di alberi e vegetazione allo stato naturale e conservano appieno la biodiversità. Questi parchi sopra descritti occupano una superficie totale di circa 1500 ettari. Poi il Parco Agricolo Sud che non è un vero e proprio parco pubblico urbano perché è meglio definito come area di rispetto a prevalenza di verde agricolo con prescrizioni particolari di rispetto in merito alla edificazione e alla conservazione di flora e fauna stanziale e migratoria.

Capitolo a parte meritano i percorsi ciclopedonali lungo i corsi d’acqua artificiali e naturali di cui Milano è ricca (Infrastrutture verdi e blu). Basti pensare al Naviglio Martesana: il percorso parte dalla Cassina de’ Pomm in Via De Marchi, attraversa in orizzontale la città fino a Cascina Gobba, Vimodrone e arriva fino al fiume Adda attraversando una splendida cornice fatta di storia, architettura, arte, ingegno d’altri tempi, cultura, natura e anche modernità.

Inoltre la ciclopedonale del Naviglio Pavese che dalla Darsena raggiunge il centro di Pavia attraversando la Certosa e la ciclopedonale del Naviglio Grande che parte sempre dalla Darsena fino a Somma Lombardo dove troviamo l’incile dal Ticino. Tutti hanno splendidi paesaggi da ammirare lentamente a piedi o in bici. Bisognerebbe attuare al più presto la Città Metropolitana così, automaticamente, anche la percentuale di verde pubblico aumenterebbe! E Milano ne gioverebbe.

Ci sono poi i progetti di creazione di nuovi parchi. Idee brillanti e semplici ma impantanate nelle pastoie e nei nodi della burocrazia e della politica. Citiamone alcuni:

PORTO DI MARE: nella zona sud est di Milano. Doveva essere il porto fluviale che da Milano raggiungeva Cremona e il Po fino al mare Adriatico. Progetto naufragato meschinamente appena eseguiti gli scavi. L’idea geniale è stata quella di riempire gli scavi già effettuati con i rifiuti urbani con conseguente necessità di oggi di eseguire obbligatoriamente una costosa bonifica ambientale. Grazie all’impegno gratuito svolto da Italia Nostra la zona ha mantenuto un minimo di decoro ma il Comune di Milano ha pensato bene di non rinnovare la convenzione con Italia Nostra e il degrado, essendo più forte e resistente, si sta impossessando dell’area. La tentazione è quella di sfruttare il suolo per nuove costruzioni: ne è un esempio la zona di Vaiano Valle (vedi articolo di Massimo Mulinacci https://urbancuratortat.org/perdiamo-il-suolo-ma-non-il-vizio/ Newsletter di gennaio 2024) e in Via Fabio Massimo. L’ampliamento del Parco della Vettabbia è quindi lontano dall’essere realizzato.

SCALI FERROVIARI: dopo lo smantellamento e l’abbandono del traffico ferroviario l’area è tornata nel pieno possesso di RFI (Rete Ferroviaria Italiana). La convenzione con Comune di Milano NON prevede la destinazione a verde pubblico se non una minima parte ininfluente e irrilevante e solo pertinente a nuove costruzioni. La cementificazione sarà sicuramente il punto d’incontro che metterà tutti d’accordo: da RFI a Amministrazione Pubblica e costruttori immobiliaristi.

PIAZZA D’ARMI DI VIA FORZE ARMATE: proprietario era il Ministero della Difesa che l’ha venduta per circa i tre quarti della superficie a Invimit SGR Spa società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze mentre la restante quota appartiene ora al Comune di Milano. Lo scorso dicembre è stato firmato un protocollo d’intesa tra i proprietari che descrive la volontà di attuare un percorso di collaborazione volto alla creazione un nuovo parco (Bosco delle Averle) accessibile e fruibile da tutti oltre, naturalmente, a nuova edificazione definita come orientate alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità esistente con costruzione di alloggi a canone calmierato e di strutture a carattere sociale. Circa 1.700 alloggi, di cui 700 destinati a dipendenti pubblici impiegati in servizi essenziali quali infermieri, forze dell’ordine e personale della pubblica amministrazione, con canoni calmierati (fonte: Vicesindaco Anna Scavuzzo). Dobbiamo essere fiduciosi!

LA GOCCIA DELLA BOVISA: progetti sul tavolo ce ne sono ma tutti fermi in attesa di “qualche cosa che non si sa” e sta diventando sempre più un terzo paesaggio purtroppo non fruibile pubblicamente, anzi pericoloso da frequentare.

Ma la caratteristica interessante che distingue Milano è la creazione di microparchi o giardini condivisi negli spazi vuoti all’interno delle rotatorie e delle piazze o ancora nel sedime di linee tranviarie smantellate e nello spartitraffico di grandi arterie. Non si è trovata la scappatoia per rendere queste aree “idonee alla edificazione” in quanto troppo scandalosa e irrealizzabile (ma appetibile!) e, di conseguenza, a malincuore, sono state rese disponibili per la comunità sotto forma di area verde o microparchi. Esse sono attrezzate con area cani di piccola e grande taglia, ben recintate e dove non c’è l’obbligo dell’uso del guinzaglio e aree giochi per bambini con scivoli, altalene e altro. Qualche panchina, forse tavoli in pietra e niente altro. Dimenticavo: sono presenti alberi di alto fusto, aiuole e piccoli prati!

Fa eccezione Piazzale Loreto la cui tentazione di trasformarla in un ennesimo centro commerciale è forte. Ma le proteste e le discussioni sotto forma di dibattiti o manifestazioni sono molte e attuali e l’avvio del cantiere è costantemente rimandato.

Tra i sedimi di linee tranviarie non più operative troviamo Corso Lodi con la creazione del “miglio delle farfalle” così detto perché uno sciame numeroso di farfalle ha trovato piacevole sostare in maniera prolungata e il sedime di Via Pacini. Subito dopo la chiusura delle linee tranviarie la zona è stata occupata da parcheggi selvaggi ma poi resa disponibile ai residenti come giardino fruibile.

Inoltre le grandi piazze cittadine: Piazzale Martini, Piazza Insubria, Piazzale Lodi, Piazza Libia, Piazzale Aquileia, Piazzale Baracca, Piazzale Brescia, Piazzale Zavattari e Piazzale Lotto e molti ancora che non cito ma sono altrettanto importanti. Il più delle volte questi microparchi sono sponsorizzati e mantenuti in buone condizioni da grandi marchi di aziende i quali traggono profitto dalla pubblicità e non gravano, quindi, nel bilancio pubblico.

CONCLUSIONE

Mi sembra di leggere tra le righe del PGT un desiderio, un orientamento di fondo verso l’attuazione severa e costante di servizi del verde. Mi sembra altresì evidente il contrasto che si crea ogni volta che un singolo progetto viene proposto e posto alla ribalta. L’attuazione di un parco urbano pubblico, seppur di piccole dimensioni, non dovrebbe sollevare questioni e discussioni ma seguire l’iter approvativo semplificato, veloce e chiaro. Ma non è così!

“Viale fiorito con i ciliegi”, Quartiere Grigioni (UCTAT, 2025).
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