Precauzione e prevenzione

UCTAT Newsletter n.85 – gennaio 2026

di Fabrizio Schiaffonati

La catastrofe di Crans-Montana ha suscitata una emozione collettiva. Il problema della prevenzione al fuoco si è imposto all’attenzione, soprattutto per gli ambienti che comportano affollamenti e commistioni funzionali. Le nuove tecnologiche hanno ampliato le prestazioni degli edifici accentuandone nel contempo la vulnerabilità, il che comporta monitoraggio e manutenzione programmata per prevenire guasti e pericoli. I potenziali inneschi del fuoco sono pertanto aumentati in edifici sempre più energivori con complesse cablature e dotazioni impiantistiche.

Dopo l’incendio del cinema Statuto a Torino nel 1983, con la morte di 64 persone, la normativa di prevenzione incedi è stata sottoposta a una radicale revisione. Un impegno che ha comportato l’emanazione di diversi provvedimenti, norme e decreti. Un contesto, quello italiano, dove i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco del Ministero degli Interni rappresentano un capillare presidio territoriale, con funzioni ispettive e compiti per il rilascio del Nulla Osta per le pratiche edilizie.

Dagli anni Ottanta si è sviluppata quindi una diversa consapevolezza dei rischi intrinsechi alle diverse tipologie degli edifici, che ha portato a definire criteri cogenti per la progettazione, come compartimentazioni, scala protette e a tenuta di fumo, porte tagliafuoco, accessibilità, caratteristiche ignifughe dei materiali impiegabili. Un contributo importante fu fornito dell’ingegnere Leonardo Corbo, allora Comandante dei Vigili del Fuoco di Milano, autore di studi e pubblicazioni non solo manualistiche.

Ogni progetto dovrebbe comportare, oltre al rispetto delle norme, la conformazione degli spazi più idonea per la sicurezza e la salute delle persone in termini funzionali ed ergonomici. Come spesso invece non accade non essendo cogente l’“Analisi di rischio”, una metodologia sistematica che attiene sia alla fase della progettazione che della costruzione e gestione degli immobili.

È importante richiamare anche l’aver introdotto, dopo l’incendio del cinema Statuto, per ingegneri, architetti, geometri, periti edili, corsi di formazione sulla cultura della prevenzione la conoscenza della normativa. Un attestato necessario per l’esercizio dell’attività professionale di analisi dei singoli edifici con l’indicazione degli adeguamenti comportati per il rilascio dei cosiddetti NOP, Nulla Osta provvisori propedeutici a quelli definitivi rilasciati dai VVF dopo opportuni controlli. Un diffuso impegno professionale in ausilio ai Vigili stessi che ha consentito di mettere in atto le disposizioni legislative.

Alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, nel Dipartimento di Programmazione Progettazione Produzione Edilizia, fondato con Marco Zanuso e di cui ero direttore, mi attivai chiamando l’ingegnere Corbo come docente a contratto di un corso integrativo al mio insegnamento di Tecnologia dell’Architettura. Con un doppio obiettivo: la formazione degli studenti nel programma curricolare e la promozione di corsi di aggiornamento per i professionisti. Diversi i corsi da me diretti col coordinamento di Corbo e la docenza dei suoi collaboratori tra i Gabriella Mongelli. Una conoscenza personale che mi diede modo di apprezzarne la cultura e la competenza che lo porterà a Direttore generale della Protezione civile e dei Servizi Antincendio presso il Ministro degli Interni.

Tornando a quanto accaduto a Crans-Montana il dibattito, coi numerosi servizi giornalisti e televisivi, non si è ampliato alla necessità di una diversa consapevolezza dei pericoli derivanti da uno smodato divertimento in esercizi pubblici, con movida notturne e discoteche senza limiti d’orari. Basta richiamare le continue morti di giovani in incidenti automobilistici notturni, una vera e propria ecatombe senza provvedimenti per prevenirla. La prevenzione dovrebbe essere sempre affiancata da una indispensabile precauzione per la consapevolezza dei pericoli comportati da certi comportamenti. Un senso comune che sembra essersi perso. Il problema non è quindi riducibile alla sola idoneità degli ambienti ma richiederebbe una più generale riflessione d’ordine sociale e comportamentale.

Altro aspetto fondamentale è che l’ubicazione dei locali di spettacolo e divertimento dovrebbe tener conto del contesto, della accessibilità e operatività per i mezzi di soccorso, delle vie di fuga anche di prossimità. Tenendo anche conto dei rischi per gli abitanti degli immobili limitrofi in zone ad alta densità, in centri storici con un reticolo viario inadeguato a un tempestivo intervento.

Una cautela che invece appare trascurata, concentrandosi la normativa soprattutto sulla configurazione degli spazi interni sottovalutando le criticità dell’intorno, soprattutto nei centri storici ambiti per la loro attrattività. Per questo è fondamentale il ruolo della Amministrazione comunale in grado di definire le compatibilità degli esercizi con presenza di pubblico. Un compito che non appare esercitato con la dovuta attenzione e che dà luogo a un crescente insicurezza unita a un diffuso disagio per un intollerabile disturbo notturno, con danneggiamenti, sporcizia ed oneri a carico della collettività. Illegittimi comportamenti rispetto ai quali la tolleranza appare ai cittadini come una vera e propria connivenza. È importante ricordare che il Sindaco ha ampi poteri in materia di salute, sicurezza e ordine pubblico, con ordinanze in grado di emanare adeguate disposizioni sugli orari di apertura dei locali e più in generale con la pianificazione urbanistica sulle scelte localizzative e le compatibilità funzionali.             

“Torre del Moro” (MM, 2021).
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