Ricordando Scaioli

UCTAT Newsletter n.86 – FEBBRAIO 2026

di Angelo Rabbuffetti

Sono stato allievo di Rinaldo Scaioli e come allievo ricordo con affetto i suoi insegnamenti e il messaggio forte, profondo e indimenticabile che ha voluto trasmettermi. Il giorno 20 gennaio 2014 è venuto a mancare. È nato nel 1928 e iscritto all’albo degli Architetti di Milano dal 1954: oggi avrebbe 98 anni e sarebbero stati 98 anni al servizio di una professione che è, soprattutto, passione per l’arte, per il comfort, per l’equilibrio, per la bellezza, per la leggerezza, per l’emotività, per l’intelligenza e per la creatività quindi non solo semplice elaborazione grafica di elementi strutturali ed estetici della costruzione. Un architetto a 360 gradi.

È stato lo studio di architettura e design di Giò Ponti che lo ha formato professionalmente. Lo studio di Giò Ponti è stato, per Rinaldo Scaioli, una fucina di idee, un laboratorio di innovazione, passione e voglia di concretizzare accompagnato da un talento innato ed ereditato dal padre scenografo alla Scala di Milano che hanno permesso a Rinaldo Scaioli di affermarsi come architetto e designer e di far emergere lo stile assolutamente personale e ricercato.

Come lui altri colleghi mediante la stessa guida carismatica di Giò Ponti hanno intrapreso la stessa strada: Giandomenico Salotti, Giancarlo Tintori, Nanda Vigo, Luigi Prina, Ernesto Griffini e altri ancora. Più che colleghi sono stati amici inseparabili. Con loro condivideva tutto, non solo la professione ma la vita intera.

Comincia la sua carriera come Interior Designer assieme a Eugenia Alberti Reggio. Con lei creano complementi di arredo per la Permanente mobili di Cantù. Disegnano un mobile d’ingresso con sedie nel 1959. Una struttura metallica costruisce la base per due ante con appendiabiti interni, uno specchio e un portaombrelli. Un dettaglio notevole sono i ganci in ottone che sono visibili come elemento decorativo nella parte anteriore.

Più tardi si dedica all’architettura. Apre lo studio in Via Grancini 5 e progetta edifici che lasciano il segno:

  • L’Hotel Continental a Lovere: l’inserimento di un nuovo complesso all’interno di un tessuto urbano preesistente è una radicale riqualificazione urbana capace di caratterizzare il contesto in cui l’edificio si colloca; una realizzazione di prestigio che dà valore al tessuto urbano esistente e inserisce senza traumi il nuovo, apportando notevole valore aggiunto.
Hotel Continental
  • A Trescore Balneario progetta il Centro di Formazione Professionale. Un bell’esempio di architettura a due piani che va oltre il concetto di scuola con le tradizionali aule.
  • A Lainate progetta la “Casa Manelli”. Casa unifamiliare inserita senza disturbare nel contesto storico del centro cittadino di Lainate.
  • La Residenza Dragone a Lovere.
  • Il Complesso Le Fontane sempre a Lovere.
  • A Angera una casa priva di barriere architettoniche quando la legislazione non era ancora stata promulgata, quindi innovatore e avanti con i tempi.
  • A Como il quartiere GESCAL di Monte Olimpino.

Accanto alla professione svolge attività per l’Ordine degli Architetti: è segretario della Commissione parcelle. Ma soprattutto mette in luce tutte le caratteristiche del suo genio nell’insegnamento: è stato docente presso il Politecnico di Milano, professore di Architettura degli interni. Più di 200 tesi discusse alcune delle quali premiate internazionalmente. Tanti studenti si ricordano del professor Scaioli e della sua autoironia e del suo sorriso sincero, forse un po’ ingenuo, che infondeva leggerezza ma soprattutto fiducia e sprone:

“Il cervello del progettista di un qualsiasi oggetto architettonico, soprattutto se “pensato” come abbiamo detto, non può che esprimersi con la mano e la matita. Il computer è una scimmia utile a replicare e a correggere: ma le idee dovete averle voi.” (Rinaldo Scaioli, da Un Progetto per L’Abitare, ed. Politecnica). Un concetto all’apparenza semplice, forse inadatto o forse ancora banale espresso cinquanta anni fa, ma se rapportato ai giorni nostri con il dibattito etico sulla intelligenza artificiale e sulla sua applicazione, risulta essere attuale e profondo.

Il messaggio che mi ha sempre trasmesso negli anni in cui sono stato suo collaboratore all’interno del suo studio professionale negli anni in cui frequentavo la facoltà di Architettura è stato quello dell’importanza di curare i dettagli e di non lasciare mai al caso quelle soluzioni che non si riescono a definire subito. “Bisogna definirle e poi si passerà ad altro”.

I dettagli, fiore all’occhiello della progettazione a firma Rinaldo Scaioli: i fregi architettonici a contorno delle finestre, i torrini dei camini in copertura, il sistema di innesto dei pluviali, che dal canale di gronda penetrano nella muratura di facciata, gli archi a sesto ribassato al piano terreno che definiscono e sostengono tutta la facciata, i balconi e il parapetto, i giochi di colore in facciata e tanti altri piccoli particolari che uniti assieme formano il suo genio e il suo stile inconfondibile. È in questo modo che il suo risultato è stato quello di dare vita alla sua Architettura. Sono molto più che semplici contenitori statici.

Ricordo lui e la sua inseparabile pipa alimentata esclusivamente con tabacco Dunhill Royal Yacht lo stesso che usava George Simenon e il suo celebre personaggio Jules Maigret. Pochi altri veri intenditori lo usano. Anche se Maigret non disprezzava assaporare tabacchi più popolari e diffusi. Ricordo il profumo e l’aroma che persisteva nello studio lasciando un piacevole gusto, atmosfera e fascino mentre disegnavo al tecnigrafo. Atmosfera magica rappresentata dallo studio professionale di architettura dove c’era spazio per la musica della filodiffusione, l’amicizia e la collaborazione ma soprattutto c’era spazio per la creatività. Ancora oggi, quando mi capita di risentire quel profumo e rivivere quella atmosfera lo associo automaticamente a Rinaldo Scaioli.

È stato un grande per i suoi cittadini, per i suoi studenti, per i suoi colleghi e amici…. E soprattutto per me!

Ritratto di Rinaldo Scaioli