Ricostruire la memoria

UCTAT Newsletter n.90 – giugno 2026

di Alessio Battistella

Quando si parla di patrimonio architettonico, il pensiero corre immediatamente ai monumenti, ai palazzi storici, ai manufatti che testimoniano il passato di una città. Ma il patrimonio dell’architettura è qualcosa di più complesso: non riguarda soltanto la conservazione della materia costruita, bensì la trasmissione di conoscenze, relazioni sociali, pratiche insediative e forme di adattamento che una comunità ha elaborato nel corso della propria storia.

Il caso della ricostruzione della Ekhlas Primary School nella Città Vecchia di Mosul, sviluppato nell’ambito del programma UNESCO Revive the Spirit of Mosul, offre uno spunto interessante per riflettere su questa dimensione più ampia del patrimonio.

Dopo la liberazione della città dall’occupazione di Daesh nel 2017, Mosul si presentava come un paesaggio profondamente ferito. Migliaia di edifici risultavano distrutti o gravemente danneggiati; monumenti, luoghi di culto, abitazioni e scuole erano stati cancellati. Ma la perdita non era soltanto materiale. La distruzione aveva colpito le reti di prossimità, i luoghi della vita quotidiana e i riferimenti identitari che consentono a una comunità di riconoscersi.

In questo scenario la domanda non era semplicemente come ricostruire una scuola, ma come restituire significato a un pezzo di città.

L’aspetto più interessante del progetto risiede nel fatto che la risposta non è stata cercata nella replica formale dell’architettura tradizionale, bensì nella reinterpretazione dei suoi principi fondamentali. L’architettura storica di Mosul, sviluppatasi in un clima caldo-arido e in un contesto urbano compatto, aveva elaborato nel corso dei secoli soluzioni capaci di coniugare qualità spaziale, efficienza ambientale e coesione sociale: la casa a patio, i cortili interni, le schermature solari, la ventilazione naturale, l’uso della vegetazione e dell’acqua come dispositivi climatici.

Questi elementi costituiscono un patrimonio immateriale tanto quanto gli edifici che li hanno ospitati.

La nuova Ekhlas School assume tali principi come matrice progettuale. I tre cortili attorno ai quali si organizza l’edificio non rappresentano una citazione stilistica del passato, ma la traduzione contemporanea di una cultura dello spazio fondata sulla relazione tra persone, clima e ambiente costruito. Analogamente, l’impiego di schermature ispirate alle tradizionali mashrabiyya, l’uso di materiali locali e le strategie di ventilazione naturale dimostrano come il patrimonio possa essere interpretato come una risorsa progettuale per affrontare sfide attuali quali la sostenibilità energetica e l’adattamento climatico.

Il progetto evidenzia inoltre un tema centrale per il dibattito sul patrimonio architettonico: la partecipazione delle comunità. Attraverso incontri con insegnanti, studenti, famiglie e rappresentanti delle istituzioni locali, la progettazione è diventata un processo di costruzione collettiva del significato dell’opera. In questa prospettiva il patrimonio non appare come un oggetto da tutelare passivamente, ma come un processo sociale che continua a produrre valore attraverso l’uso e la condivisione.

L’esperienza di Mosul suggerisce anche una riflessione critica. La vicenda successiva alla realizzazione dell’edificio, poi trasformato in sede di una fondazione locale e privato della sua funzione educativa originaria, dimostra che la conservazione del patrimonio non dipende esclusivamente dalla qualità del progetto o dalla correttezza dell’intervento architettonico. Essa richiede continuità istituzionale, capacità gestionale e tutela delle funzioni sociali che gli edifici sono chiamati a svolgere.

Da questo punto di vista il patrimonio dell’architettura non coincide soltanto con la permanenza fisica dei manufatti, ma con la capacità di preservarne il significato nel tempo.

Il caso della Ekhlas School mostra dunque come la ricostruzione possa trasformarsi in un’occasione per interrogarsi sul valore contemporaneo del patrimonio. Si tratta di comprendere quali elementi culturali, ambientali e sociali meritino di essere trasmessi alle generazioni future. In un’epoca caratterizzata da profonde trasformazioni climatiche, economiche e sociali, il patrimonio dell’architettura può diventare una risorsa attiva per orientare la qualità della città, non come semplice memoria del passato, ma come strumento per costruire il futuro.