UCTAT Newsletter n.86 – FEBBRAIO 2026
di Martina Mulinacci
Dietro la facciata dei gradi eventi, della crescita economica e delle opportunità (in stile sogno americano) Milano cela delle insidie; non è una città esposta a minacce catastrofiche evidenti, non è un’area ad alta sismicità e non è nemmeno soggetta a rischio vulcanico, ma è attraversata da rischi silenti, cumulativi, strutturali che non si manifestano in un singolo evento traumatico, bensì nella quotidianità. Per capire meglio questo concetto dobbiamo procedere intrecciando tra di loro le problematiche principali, analizzando il modo in cui queste si sommano e si amplificano a vicenda. Nel linguaggio della pianificazione del rischio e in quello della protezione civile, si parla di multirischio: una condizione in cui diversi fattori di pericolosità (ambientali, economici, sociali) interagiscono tra loro aumentando l’esposizione e la vulnerabilità del sistema urbano. Il rischio, in senso tecnico, è funzione del prodotto tra pericolosità, esposizione, vulnerabilità e capacità di adattamento. Ad esempio, una città può avere pericoli moderati ma diventare altamente rischiosa se aumentano esposizione e vulnerabilità.
Il rischio più noto e troppo spesso normalizzato riguarda l’inquinamento atmosferico. I dati di ARPA Lombardia confermano una concentrazione ricorrente di PM10 e PM2.5 superiore alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2021 ha ulteriormente abbassato le soglie guida sulla base delle evidenze epidemiologiche più recenti. Gli effetti si possono riscontrare nell’aumento delle morti premature, nelle patologie respiratorie e cardiovascolari [1] . Attribuire il problema esclusivamente al traffico sarebbe però una semplificazione, anche se l’incidenza di quest’ultimo è indubbiamente importante. In un contesto geografico come quello della Pianura Padana, caratterizzato da scarsa ventilazione e frequenti condizioni di ristagno atmosferico, influiscono anche il riscaldamento civile, le emissioni industriali e la formazione di particolato secondario; la forma urbana stessa incrementa questa dinamica, a causa dell’elevata densità edilizia, della riduzione delle superfici permeabili e della limitata presenza di corridoi ecologici.
La morfologia della città inasprisce il fenomeno dell’isola di calore urbana, poiché le superfici asfaltate e i materiali da costruzione accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore notturne, mantenendo temperature più elevate rispetto alle aree meno urbanizzate. Il cosiddetto “effetto canyon” poi, ovvero il calore riflesso dalle facciate degli edifici posti a poca distanza l’uno dall’altro, rende alcune vie della città invivibili. Le ondate di calore, sempre più frequenti nel quadro del cambiamento climatico, trovano così una città già predisposta ad amplificarne gli effetti [2]. L’impatto sanitario non riguarda solo il disagio termico, ma l’aumento del rischio per le fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare anziani e soggetti con patologie pregresse. In questo frangente si applica il multirischio precedentemente introdotto, come somma di rischi differenti. Per capirci meglio, in periodi estivi, quando il caldo aumenta, peggiora anche l’inquinamento atmosferico, a causa dell’ozono [3] particolarmente alto al livello del suolo, avendo così combinazione di più effetti e un elevato disagio percepito e vissuto dal cittadino.
Un discorso analogo vale per le trasformazioni fisiche della città. La densificazione non è di per sé negativa, potrebbe contenere l’espansione urbana e rendere più efficiente l’offerta di servizi. Diventa problematica quando non è accompagnata da un adeguato potenziamento delle infrastrutture ambientali. L’impermeabilizzazione del suolo, per esempio, riduce la capacità di assorbimento delle precipitazioni intense, aumentando il deflusso superficiale e la pressione sul sistema idraulico (le esondazioni del Seveso ne sono un esempio ricorrente). Il cambiamento climatico incrementa la frequenza e l’intensità delle piogge brevi e violente; la forma urbana determina, in questo caso, quanto quelle piogge diventino un danno.
Da questi esempi, risulta evidente quanto la pianificazione urbana e la forma della città, nonché la scelta delle aree verdi e permeabili, giochi un ruolo fondamentale nella mitigazione dei rischi legati al cambiamento climatico.
A questa dimensione ambientale si affianca quella sociale ed economica. Milano è oggi uno dei mercati immobiliari più dinamici del Paese; l’aumento dei valori fondiari e dei canoni di locazione hanno rafforzato l’attrattività per investimenti e capitali, ma hanno anche reso più selettivo l’accesso all’abitare [4]. Quando l’offerta si orienta prevalentemente verso fasce alte di mercato, la popolazione a reddito medio e basso si sposta verso aree periferiche e/o meno servite, questo si traduce in più pendolarismo, più traffico, più emissioni e un amento del degrado sociale. La sovrapposizione di questi fenomeni genera una spirale ascendente: la speculazione immobiliare non è solo una questione economica, è un fattore che incide su mobilità, qualità dell’aria, distribuzione del verde e accesso ai servizi.
Come ulteriore sovrapposizione, si inserisce il tema della sicurezza urbana. Milano registra tradizionalmente un numero elevato di reati denunciati rispetto ad altre città italiane, soprattutto per l’elevata attrattività e la sua dimensione metropolitana [5]. Il disagio sociale, l’aumento delle disuguaglianze, la precarietà abitativa e lavorativa possono alimentare fenomeni di microcriminalità con percezione diffusa di insicurezza e conflitto nello spazio pubblico. La sicurezza si lega con le altre variabili alla qualità dell’abitare, alla presenza di servizi, alla coesione sociale; il rischio, ancora una volta, è cumulativo e non si manifesta in un unico evento, ma in una progressione di episodi e una conseguente diminuzione della fiducia collettiva.
In questo quadro, i grandi eventi agiscono come acceleratori. Ogni evento internazionale concentra investimenti, anticipa trasformazioni, intensifica flussi di persone e risorse. Può rappresentare un’occasione di rigenerazione e innovazione, ma può anche consolidare tendenze già in atto, come la valorizzazione immobiliare e la competizione per l’uso dello spazio urbano. Occupazione temporanea di suolo pubblico, incremento dei flussi di persone, accelerazione di cantieri e trasformazioni; tutto questo genera pressione aumentando mobilità, emissioni e domanda energetica. L’esperienza sugli impatti dei mega-eventi mostra però come l’effetto più significativo non sia tanto quello temporaneo, quanto quello strutturale, ciò che resta nel tempo in termini di infrastrutture, debito, ridefinizione delle priorità. La domanda cruciale non è se un evento produca crescita nel breve periodo, ma come quella crescita si distribuisca e quali vulnerabilità lasci in eredità.
Milano non è una città fragile, nel senso tradizionale del termine, è però sottoposta a uno stress costante. La resilienza urbana, intesa come capacità di assorbire shock e adattarsi senza perdere le proprie funzioni essenziali, dipende dall’equilibrio tra sviluppo e tutela delle condizioni di base della vita urbana: aria respirabile, accesso all’abitare, mobilità sostenibile, spazi pubblici, servizi. Ogni scelta che aumenta densità senza verde, attrattività senza accessibilità, crescita senza redistribuzione, aggiunge un livello di pressione al sistema, venendo così meno la capacità di risposta della città. Ogni singolo problema si somma agli altri andando a creare un effetto a cascata e, se non si presta attenzione all’insieme, il rischio è quello di ritrovarsi in una situazione dove potrebbe diventare troppo tardi per intervenire nell’immediato.
Decifrare Milano attraverso il multirischio fa scattare un allarme; ci induce a intervenire per ridurre o almeno mitigare il rischio e a chiederci come fronteggiare adeguatamente l’inevitabile peggioramento della crisi climatica. Il beneficio economico che Milano genera per la sua attrattività dovrebbe ricadere a favore dei cittadini, diminuendo sia lo stress sulla salute fisica che su quella mentale. Il futuro di questa città ha bisogno di amministratori attenti, che considerino il valore di un servizio pubblico senza passare dalla via del profitto immediato.

[1] Legambiente, Mal’Aria di Città Luci ed ombre dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane, 2026, https://www.legambiente.it/attivita-scientifiche/malaria-di-citta
[2] ESA, Land Surface Temperature, Comune di Milano, 2022 https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2022/07/Land-surface_temperature_in_Milan_on_18_June_2022
[3] https://www.iqair.com/it/newsroom/how-heat-waves-make-air-quality-worse
[4] https://www.internazionale.it/reportage/sarah-gainsforth/2025/05/05/salva-milano-speculazione-edilizia
[5]https://www.lastampa.it/milano/2025/12/29/news/a_milano_i_reati_diminuiscono-15449576/
