Seminario Progettare il Corvetto

UCTAT Newsletter n.88 – aprile 2026

di Martina Mulinacci

Il 15 aprile 2026 il progetto Rigenerare il Corvetto di Fabrizio Schiaffonati, Elena Mussinelli, Giovanni Castaldo, Raffaella Riva e Martina Mulinacci è stato presentato a un’ampia platea di attori pubblici e privati del territorio milanese. Dopo gli interventi di Fabrizio Schiaffonati ed Elena Mussinelli, la discussione è stata animata dai contributi critici di Paolo Debiaggi, Alessandro Ubertazzi e Laura Daglio, che hanno offerto letture complementari e aperto nuove direzioni di riflessione.

Sul fronte della mobilità e del ridisegno dello spazio pubblico, Debiaggi, Schiaffonati e Ubertazzi hanno sottolineato come la demolizione del cavalcavia potrebbe finalmente completare un tratto incompiuto: il prolungamento dell’asse ciclopedonale alberato di Corso Lodi fino alla stazione di Rogoredo e oltre Porto di Mare, e quello da viale Martini a via Lucania (un’ipotesi già avanzata in passato dall’amministratore Tonioli insieme al progettista Redaelli). Ubertazzi ha inoltre evidenziato il valore del ridisegno della piazza in un’ottica più accessibile e pedonale, inserendola nel contesto più ampio delle piazze milanesi come occasione per restituire ai quartieri periferici una dimensione meno automobilistica. Ha anche sollevato la questione delle dimensioni del CIL, ritenendole ancora contenute rispetto al ruolo che l’edificio potrebbe assumere nel quartiere.

Debiaggi ha ricordato, con una riflessione che vale oltre il caso specifico, quanto il tema dell’opera pubblica di giusta misura a scala di quartiere sia trascurato nel dibattito contemporaneo.

Laura Daglio ha portato lo sguardo sui temi della sostenibilità e dell’innovazione di processo. Ha invitato a valutare con attenzione l’impatto ambientale della demolizione, che genera volumetrie di materiale da smaltire non sempre riutilizzabile, suggerendo di esplorare più a fondo le alternative tra conservazione, riuso e abbattimento. Ha inoltre proposto di considerare l’urbanistica tattica come strumento di avanzamento culturale del progetto, e più in generale di adottare un’ottica temporale più estesa, capace di tenere conto di tutti gli impatti sociali e ambientali nel lungo periodo.

Il dibattito si è poi allargato al pubblico presente in sala e collegato da remoto: ciascuno ha portato la propria esperienza diretta del quartiere, arricchendo ulteriormente la discussione con punti di vista radicati nella vita quotidiana del Corvetto.

Il seminario ha confermato che il progetto per piazzale Corvetto tocca questioni che vanno ben oltre il perimetro del cantiere: la misura giusta dell’opera pubblica, il rapporto tra demolizione e sostenibilità ambientale, il ruolo dello spazio collettivo nel ricostruire senso di comunità. La pluralità di voci -progettisti, critici, cittadini – ha restituito la complessità di un quartiere che non chiede di essere raccontato, ma di essere ascoltato. Il CIL Corvetto si propone come risposta concreta a questa esigenza: non un monumento, ma una soglia. Un luogo da cui ricominciare.