Servizi urbani e sicurezza generativa

UCTAT Newsletter n.85 – gennaio 2026

di Roberto Bolici

Nel dibattito contemporaneo sulla sicurezza urbana, le politiche e gli strumenti adottati continuano a essere prevalentemente orientati a una «logica reattiva», fondata sul controllo, sulla sorveglianza e sulla risposta all’evento critico. Videosorveglianza, dispositivi di difesa passiva e incremento delle misure di polizia rappresentano spesso l’unica risposta all’insicurezza percepita nello spazio urbano. Tuttavia, tali approcci, se non integrati in una visione più ampia, rischiano di produrre effetti limitati e temporanei, senza incidere sulle cause strutturali della vulnerabilità urbana.

In questa prospettiva, appare necessario un cambio di paradigma. Dalla sicurezza come «reazione al rischio» alla sicurezza come «condizione generata» dal funzionamento complessivo della città. È proprio in questo passaggio che i «servizi urbani» assumono un ruolo primario, non come strumenti settoriali, ma come veri e propri dispositivi di «sicurezza generativa».

I servizi (sociali, educativi, culturali e sanitari) svolgono un ruolo strutturale nella costruzione di contesti urbani capaci di prevenire l’insorgere del conflitto, intervenendo sulle condizioni che alimentano processi di marginalizzazione, isolamento e degrado. La loro presenza diffusa e accessibile nello spazio pubblico contribuisce a garantire la continuità d’uso degli spazi urbani, promuove l’interazione tra gruppi sociali eterogenei e favorisce il consolidamento di reti di fiducia informale. In tale prospettiva, la sicurezza non si fonda sull’eccezionalità dell’intervento, ma sulla normalità dell’uso quotidiano.

La sicurezza generativa non coincide dunque con l’assenza di rischio, ma con la capacità della città di assorbirlo, gestirlo e trasformarlo attraverso pratiche ordinarie. I servizi urbani operano come infrastrutture lente, ma strutturali, in grado di produrre effetti duraturi sul benessere collettivo e sulla sicurezza percepita. Ad esempio, le scuole aperte al quartiere, i presidi sociosanitari di prossimità, gli spazi culturali e sportivi accessibili, non rispondono direttamente all’insicurezza, ma contribuiscono a ridisegnare il contesto in cui essa si manifesta.

Questa lettura permette di superare una visione riduttiva della sicurezza come questione esclusivamente tecnica o normativa, riconoscendone invece la natura spaziale, sociale e progettuale. La qualità dei servizi, la loro distribuzione territoriale e la loro integrazione con lo spazio pubblico diventano elementi chiave di una strategia di sicurezza urbana orientata alla prevenzione strutturale.

In particolare, nei contesti fragili o in fase di trasformazione, l’assenza o la discontinuità dei servizi può produrre condizioni di insicurezza più rilevanti della stessa carenza di dispositivi di controllo. Come ampiamente evidenziato dalla letteratura urbanistica, dagli studi sulla sicurezza urbana e sulle dinamiche della fragilità urbana, le infrastrutture sociali e i servizi svolgono infatti un ruolo centrale nella prevenzione dell’insicurezza e nella costruzione di contesti urbani resilienti.

Un esempio, europeo, emblematico di sicurezza generativa attraverso i servizi, è rappresentato dalle politiche parigine di diffusione degli équipements de proximité (servizi di prossimità), e in particolare delle «biblioteche di quartiere», sviluppate a partire dai primi anni Duemila nei contesti urbani più fragili. In particolare, se negli anni 90 vengono concepite come infrastrutture civiche, vere médiathèque de quartier (mediateche di quartiere), dal 2000 in poi diventeranno luoghi ibridi, tiers-lieux (terzi luoghi), pensati come dispositivi di riequilibrio territoriale, in risposta alla centralizzazione delle grandi aree urbane, soprattutto quella parigina, e all’abbandono delle zone rurali e periurbane.

In numerosi arrondissement (circoscrizioni amministrative), questi interventi sono stati concepiti non come presidi culturali isolati, ma come infrastrutture civiche integrate nello spazio pubblico, capaci di attivare nuove forme di presenza quotidiana.

Infatti, le biblioteche parigine di nuova generazione si caratterizzano per l’apertura prolungata, la multifunzionalità degli spazi, la compresenza di attività educative, sociali e culturali e una forte relazione con lo spazio aperto circostante. In molti casi, la loro collocazione ha coinciso con aree percepite come insicure, marginali o poco frequentate, senza ricorrere a dispositivi di controllo esplicito. La sicurezza è stata prodotta indirettamente, attraverso l’aumento della frequentazione, la diversificazione degli utenti e la costruzione di relazioni di prossimità.

In questo contesto, la biblioteca non agisce come risposta a un problema di ordine pubblico, ma come dispositivo urbano capace di anticipare l’insicurezza, trasformando spazi residuali in luoghi riconoscibili e abitati. L’effetto sulla sicurezza percepita deriva dalla continuità d’uso, dalla presenza intergenerazionale e dalla normalizzazione di pratiche quotidiane che rafforzano il senso di appartenenza e di cura collettiva.

Il caso parigino evidenzia come la sicurezza urbana possa emergere come esito progettuale e politico, piuttosto che come obiettivo dichiarato. In tal senso, la presenza di servizi accessibili e riconoscibili agisce come fattore di riduzione della vulnerabilità urbana, confermando che la sicurezza generativa si costruisce a partire dalla qualità ordinaria dello spazio urbano e delle funzioni che ne garantiscono l’uso quotidiano, piuttosto che mediante logiche di eccezionalità, quali l’installazione di sistemi estensivi di videosorveglianza o il rafforzamento temporaneo della presenza delle forze dell’ordine.

All’interno delle politiche parigine sugli équipements de proximité, la Bibliothèque Vaclav Havel (2008-2014, 18° arrondissement) rappresenta un esempio particolarmente significativo di servizio urbano capace di produrre sicurezza generativa. Inserita in un quartiere popolare e socialmente complesso, la biblioteca assume il ruolo di infrastruttura civica aperta, andando oltre la configurazione di mero spazio di consultazione per configurarsi come dispositivo urbano di inclusione e accessibilità.

La biblioteca si inserisce in un più ampio intervento di riqualificazione dei vecchi magazzini ferroviari di Halle Pajol, localizzati vicino alla Gare de l’Est, nel cuore del quartiere La Chapelle a Parigi, primo eco-quartiere parigino.

Il progetto, di carattere unico e ambizioso, sviluppato dallo studio JAP (Jourda Architectes Paris) a seguito dell’aggiudicazione del primo posto nel concorso indetto dalla Municipalità di Parigi, ha consentito di valorizzare non solo un edificio preesistente, ma l’intero quartiere, conferendogli nuova vitalità e aprendo una prospettiva di rigenerazione sia culturale sia sociale.

Nello specifico, il progetto architettonico lavora sulla trasparenza, sulla permeabilità e sulla relazione diretta con lo spazio pubblico, evitando qualsiasi configurazione difensiva. L’edificio si presenta come un luogo riconoscibile, accessibile e attraversabile, in cui le funzioni culturali si intrecciano con attività educative, spazi per bambini, aree di studio informale e momenti di socialità quotidiana. La sicurezza non è affidata a dispositivi di controllo, ma alla continuità di presenza, alla pluralità degli utenti e alla normalizzazione dell’uso dello spazio.

In questo senso, la biblioteca agisce come presidio urbano non securitario, capace di trasformare la percezione del contesto attraverso pratiche ordinarie, mentre il progetto dimostra come un servizio culturale, se integrato spazialmente e socialmente, possa contribuire a ridurre conflitti potenziali e insicurezze percepite, generando condizioni di fiducia e riconoscimento collettivo.

In conclusione, ripensare la sicurezza urbana in chiave generativa significa superare una visione emergenziale e difensiva della città. Come mostra il caso delle biblioteche di quartiere parigine, e in particolare della Bibliothèque Vaclav Havel, la sicurezza non è il risultato di un intervento straordinario, ma l’esito di una condizione urbana ordinaria ben progettata. I servizi, quando sono accessibili, riconoscibili e integrati nello spazio pubblico, operano come infrastrutture di prossimità capaci di anticipare il rischio e di ridurre le fragilità sociali.

In questa prospettiva, la sicurezza non coincide con l’assenza di conflitto, ma con la capacità della città di assorbirlo e trasformarlo attraverso pratiche quotidiane inclusive. Il progetto urbano e architettonico è dunque chiamato a svolgere un ruolo attivo, non nel rafforzare dispositivi di controllo, ma nel costruire contesti abitabili, relazionali e socialmente densi.

Nella sostanza, la sicurezza generativa non si impone, bensì si produce, attraverso la qualità dei servizi e la loro capacità di diventare parte integrante della vita urbana.

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