UCTAT Newsletter n.87 – Marzo 2026
di Matteo Gambaro
Ho conosciuto Diego Boca nel 2018 nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantennale della fondazione dell’Ordine degli Architetti di Novara, invitato con i colleghi Gallarini e Jonghi Lavarini a ripercorrere le tappe salienti della nascita ed evoluzione dell’Ordine novarese. In tale occasione avrebbe dovuto essere presente anche Gregotti, poi impossibilitato ad intervenire per problemi di salute. Prima di allora la mia conoscenza di Boca era limitata alle opere realizzate e ad alcune pubblicazioni sul tema del paesaggio in mio possesso.
Qualche anno più tardi lo contattai per chiedergli un contributo da pubblicare sull’inserto speciale della Stampa dedicato al ricordo di Vittorio Gregotti, scomparso nel mese di marzo del 2020. Dopo un veloce contatto telefonico, ci incontrammo in un tardo pomeriggio di inizio agosto per un aperitivo al Gran Bar, in corso Cavour a Novara.
Ricordo come se fosse ieri che si presentò, elegante come sempre, nonostante il caldo di agosto, con una cartelletta blu, al cui interno erano contenuti il testo richiesto, in duplice copia, e una letterina per il sottoscritto, stampate sulla carta intestata dello studio e racchiuse in una busta con il riconoscibile logo verde chiaro che alludeva alle tematiche paesaggistiche, sua passione lungo tutto la vita professionale.
Si informò sulle mie attività universitarie facendomi domande precise e approfondite su alcuni temi e progetti che stavo sviluppando, proponendo un parallelismo con la sua esperienza e lasciando trasparire un po’ di nostalgia per il periodo storico irripetibile e per le occasioni professioni che avevano caratterizzato la sua generazione.
Dopo circa mezz’ora di piacevole conversazione decise che era ora di passare al motivo dell’incontro. Prima di consegnarmi l’elaborato mi spiegò che il suo rapporto con Gregotti era stato soprattutto personale di amicizia, in particolare nel periodo universitario. Erano stati compagni di corso e di studi al Politecnico di Milano. Frequentazione che si era progressivamente diradata dopo la laurea e con il trascorrere degli anni.
Mi consegnò quindi i fogli e mi avvertì che il testo raccontava un memento della frequentazione giovanile con Vittorio, una sorta di sfida letteraria tra lui e l’amico durante i pomeriggi di studi e preparazione all’esame di Scienza delle Costruzioni, che avvenivano quasi sempre presso la casa della famiglia Boca nel quartiere di Sant’Andrea.
Letto il testo in silenzio, mi spiegò che la brevità era dovuta al fatto che in quel periodo era molto impegnato, stava lavorando ad una pubblicazione segreta, e che, sostanzialmente, non poteva perdere tempo perché teneva molto a concludere il lavoro. E poi aggiunse anche che i testi troppo lunghi non è detto che abbiamo sempre adeguati contenuti.
Ci salutammo molto cordialmente e lo accompagnai a riprendere l’automobile, parcheggiata li vicino, con cui era venuto all’appuntamento.
Arrivato a casa rilessi il testo con molta attenzione e capii meglio il significato della “sfida”. Boca aveva colto perfettamente che il desiderio di fare chiarezza sarebbe stato per Gregotti la cifra culturale che l’avrebbe accompagnato tutta la vita, sia nei saggi critici sulle sorti dell’architettura che anche, in modo inequivocabile, nei progetti e nelle opere costruite.
“Tra i ricordi che ho di Vittorio Gregotti, ne “spicca uno che – me ne rendo conto – differisce davvero dai nostri temi tipici, “da architetti”. Ma svela un aspetto privato e inconsueto della sua personalità.
Preparavamo insieme un esame di Scienza delle Costruzioni, e Vittorio aveva subito voluto che lo facessimo a casa mia (abitavo in periferia, nel rione Sant’Andrea) perché, diceva, si stava più tranquilli. Perciò, due volte alla settimana, arrivava in bicicletta, entrava, e subito sfogliava velocemente tutti i libri che stavano su un mio scaffale. A volte approvando, a volte discutendo, a volte terminando con un giudizio severo. Ed era nella severità che più si svelava, mettendoci sempre un evidente voglia per aiutarmi a capire il problema.
Partiva così – è chiaro – un nostro tacito “gioco delle parti” antagonista e tutto speciale: io a cambiare sempre i libri ed aumentarli; lui a starci. Ma le conclusioni alle quali poi Vittorio arrivava erano sempre animate dal desiderio di aiutarmi a fare chiarezza. Insomma: di essermi utile. E lo fu davvero.
Certo, la preparazione dell’esame subiva ritardi. Intanto, però, c’eravamo sfidati, divertendoci enormemente. Tanto più che Vittorio questo tipo di sfida l’avrebbe poi mantenuta per tutta la vita.”[1]
Diego Boca fa parte di quella generazione di architetti che sì è formata nell’immediato dopoguerra e ha avviato l’attività negli anni Cinquanta, un periodo storico irripetibile, caratterizzato da rilevanti occasioni lavorative che hanno catapultato i giovani architetti immediatamente nel mondo professionale. Sono stati anche gli anni in cui la nuova generazione si è interrogata sul ruolo dell’architettura e sul linguaggio adeguato a esprimere le istanze di cambiamento e di rinnovamento della società reduce dalla guerra. Diego Boca con il gruppo di colleghi novaresi: Gregotti, Stoppinio, Meneghetti, Ravarelli, Gallarini, Rizzi, ha intrapreso un percorso professionale impegnato, attento alla domanda di costruzione ma contemporaneamente inscindibilmente permeato di una passione e di una esigenza di ricerca della verità attraverso l’architettura. Questo incipit ha contraddistinto la vita lavorativa di tutto il gruppo, con specificità e carriere differenti che hanno preso forma e si sono consolidate negli anni a venire.
Partendo da queste considerazioni, con un gruppo di colleghi dell’Ordine, abbiamo pensato di dedicare un momento di riflessione scritta alla figura di Diego Boca, indubbio protagonista delle vicende architettoniche, urbanistiche e paesaggistiche di Novara in particolare e della Provincia.
Si tratta di una pubblicazione che vuole rendere omaggio ad una vita professionale “piena” e articolata, vissuta con passione attraverso tutte le possibili forme dell’architettura: non solo progettista di manufatti edilizi, di spazi pubblici e parchi ma anche docente, prima alle scuole superiori per geometri a Novara e poi all’Università di Genova, nell’ambito dell’innovativo e primo corso di specializzazione in progettazione del paesaggio. Ma anche instancabile autore di libri, manuali tecnici e numerosi articoli di carattere più divulgativo pubblicati su periodici locali con l’obiettivo di “educare” il lettore comune alla comprensione e al valore del paesaggio; nonché amministratore pubblico attento e scrupoloso ed entusiasta e attivo socio dell’AIAPP.
Un percorso contraddistinto, fin dagli inizi, dall’interesse per il paesaggio, in ogni sua forma e in ogni circostanza, maturato soprattutto attraverso viaggi di studio in Italia e all’estero, momenti fondamentali per conoscere, in prima persona, le più significative realizzazioni a cui “rubare” i contenuti innovativi per essere poi trasferiti, adeguatamente adattati e rielaborati, nel contesto italiano.
Il libro, dopo il testo di presentazione di Andrea Cassone, presidente nazionale AIAPP, si articola in tre parti: la prima scritta dalla figlia Anna, che ne ripercorre la biografia in un fluire di ricordi, senza soluzione di continuità tra famigliare e professionale, passando da episodi ironici e divertenti ad altri più personali e commoventi. La seconda parte dedica all’attività professionale con un approfondimento di Matteo Brisca sui progetti di parchi e giardini; un altro di Francesco Bosco sul grande parco urbano dell’Agogna e sulle proposte progettuali per gli spazi pubblici di Novara: una sorta di manuale per riprogettare con cura la città; e in ultimo un saggio del sottoscritto sul paesaggio dell’architettura: in particolare i complessi residenziali costruiti a Novara lungo tutta la vita professionale.
I testi sono completati da fotografie e soprattutto da numerosi disegni, vero e proprio strumento di progetto, prediletto da Boca per prefigurare le opere future.
La terza parte del libro è invece costruita, un progetto, scritto dalla figlia Cristina, poi non realizzato, del giardino per Sebastiano Vassalli nella sua abitazione alla Marangana di Biandrate.
L’obiettivo della pubblicazione non è di resocontare in modo sistematico e critico tutta la produzione professionale e intellettuale di Diego Boca, ma di fornire una adeguata chiave di lettura che faccia emergere l’approccio “paesaggistico” al progetto: una linea culturale rigorosa praticata con serietà e coerenza durante tutta la sua vita. [2]




[1] Testo pubblicato sull’inserto speciale della “Stampa” del 30 ottobre 2020 dedicato a Vittorio Gregotti.
[2] https://www.interlinea.com/scheda-libro/autori-vari/diego-boca-9788868576899-
