Una vecchia e nuova Torre

UCTAT Newsletter n.88 – aprile 2026

di Angelo Rabuffetti

Giovedì 15 maggio 2025, terminato il restyling conservativo, è stata inaugurata e restituita alla città di Milano la Torre Velasca, un simbolo della storia della città. Si è concluso così l’importante intervento di restauro e recupero della torre progettata dallo studio BBPR tra il 1956 e il 1958. Il progetto di rinascita è stato sviluppato da Hines, società globale di investimento, sviluppo e gestione immobiliare, l’intervento curato dallo studio Asti Architetti che riconsegna a Milano la sua torre restaurata e una piazza rinnovata, che ne valorizza il contesto e ne rafforza il legame con la città.

Nel 2002 la torre fu ceduta da Allianz Assicurazioni a Fondiaria Sai. Poi è passata a Unipol, che l’ha rimessa sul mercato e nel 2020 è stata acquisita da parte della società americana del Real Estate Hines, che ha poi avviato quei lavori di restauro conclusi a maggio con la restituzione della torre alla città.

“Il progetto dei BBPR della Torre Velasca restituisce ancora oggi alla città di Milano la sua grande linearità estremamente attuale: il progetto di recupero è stato fatto non per musealizzarla ma per riportarla alla nostra contemporaneità come un grattacielo ancora vivo. Gli elementi linguistici originari della Torre – ovvero la pulizia cromatica, formale, distributiva degli spazi e dei materiali – hanno permesso di proiettare al futuro un progetto pensato negli anni Cinquanta votato alla flessibilità e quindi alla trasformazione della propria vita nel tempo”, ha dichiarato Paolo Asti.

Iniziato alla fine 2020, il restauro ha rispettato il valore storico di Torre Velasca, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica. 
Partendo dalle facciate, il restauro ha restituito l’autentico colore alla torre, caratterizzato da tonalità tenui ma in grado di variare a seconda della luce del sole nelle diverse ore del giorno, grazie a un innovativo intonaco creato per lo scopo. La rigenerazione degli interni ha mantenuto le originarie distribuzioni interne degli spazi e recuperato gli elementi del design anni cinquanta: dai materiali ceramici artigianali ai legni pregiati, passando per le pavimentazioni in linoleum e i dettagli storici, come le boiserie in mogano e i lampadari a grappolo realizzati in ottone brunito e vetro, oltre alle storiche segnaletiche di piano.

L’intervento, sempre curato dallo Studio Asti Architetti, ha riguardato anche la nuova piazza Velasca, con destinazione ad uso pubblico nel centro storico, completamente pedonalizzata e arricchita di aree a verde (poca per essere sinceri!)  con essenze pregiate quali ulivi e magnolie, nuovi spazi di aggregazione e arredo urbano. La piazza presenta una pavimentazione studiata per integrarsi cromaticamente con i celebri toni rosati della torre stessa. La pavimentazione è composta da diverse tipologie di materiali lapidei: cubetti di porfido utilizzati in una colorazione rosa/rosso bruno, scelti specificamente per richiamare i toni del basamento e delle costolature della torre e pietra bruna dove la piazza alterna i sanpietrini a grandi lastre di pietra di tonalità scura/bruna, che creano un gioco geometrico moderno pur mantenendo un sapore storico. Infine, il granito sui marciapiedi che circondano e delimitano il perimetro della piazza.

Prima del restauro, l’area ai piedi della torre era sostanzialmente uno squallido e invadente parcheggio asfaltato privo di identità. Il nuovo disegno ha trasformato lo spazio in un’area pedonale che mira a restituire il grattacielo alla città.

 “Nel disegnare piazza Velasca, la mia mano è stata guidata dalla precisa volontà di restituire alla città l’attacco a terra della Torre, reinterpretandone i rapporti con l’immediato intorno. Il progetto si è ispirato ai principi della conservazione e valorizzazione della piazza nel rispetto della Torre Velasca e del contesto architettonico, prevedendo un forte impulso alla pedonalizzazione e al miglioramento della qualità ambientale. Il progetto della nuova piazza si configura come ricucitura urbana tra la città e la torre. Nella piazza è stato volutamente inserito poco arredo urbano per una scelta precisa: abbiamo preferito che l’arredo vero e proprio fosse la presenza di verde abbinato all’illuminazione che creerà delle zone che verranno vissute come zone di sosta”.

“La piazza sarà pubblica, poi entrati nella torre si ha un primo filtro di attività commerciali; quindi, nei piani superiori ci saranno gli uffici e le residenze. All’interno, inoltre, ci saranno dei ristoranti che durante le ore notturne saranno degli occhi sempre aperti e illuminati sulla città. L’obiettivo del nostro progetto è stato quello di prolungare all’esterno lo spazio interno: la piazza è stata concepita come una soglia. Allo stesso modo, l’atrio sarà recuperato nel disegno originario, bellissimo, perché si è mantenuto molto bene”, conclude Asti.

Uno tra i pochi esempi italiani di architettura post-razionalista brutalista fu costruita tra il 1956 e il 1958 in un’area del centro storico distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, su progetto dello Studio BBPR (Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers), Torre Velasca rappresenta un patrimonio unico nel panorama culturale e urbanistico internazionale, vincolata come monumento dalla Soprintendenza delle Belle Arti nel 2011. L’edificio si sviluppa su una superficie di 34.000 metri quadrati su 29 piani, di cui due interrati, con destinazioni d’uso misto, tra retail, uffici e residenza, questi ultimi sono 72 appartamenti posizionati nella parte alta aperta a fungo e sorretta dalle “bretelle” in calcestruzzo armato. L’intero progetto si contraddistingue per essere allineato ai più elevati standard internazionali di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica, e l’ottenimento della certificazione internazionale LEED Gold, organismo severo, ferreo e molto difficile da ottenere. Mentre la parte dedicata agli uffici di Torre Velasca ha già ottenuto la certificazione Wiredscored Gold, che riconosce gli alti livelli di connessione digitale e smart technology.

La Torre Velasca è sempre stata definita “contraddittoria”. Da un lato è moderna, vitale, rivoluzionaria e progressista ma dall’altro è considerata invadente, usurpatrice di spazio, antipatica e ingombrante. Il suo nome è legato ad uno studio professionale di architettura tra i più importanti a livello mondiale degli anni del secondo dopoguerra: i BBPR ma questo non li giustifica nell’aver scelto un’area non adatta per la costruzione di un grattacielo. L’Architettura non è coerente con il resto della città che gli sta accanto. È come un unico stelo alto di erbaccia infestante in un prato all’inglese. Stona in maniera evidente. Vista dal basso per un passante che transita nelle vicinanze la torre soffoca lo skyline sia come sproporzione delle dimensioni e altezza e sia come materiali di finitura scelti. Sarebbe stato meglio costruirla tale e quale in un’altra zona il cui contesto l’avrebbe sicuramente fatta apprezzare meglio. Quindi è debole sotto il profilo dell’inserimento urbanistico. La torre spicca al di sopra degli edifici circostanti, più bassi ed è incastrata tra le strette vie del centro storico di Milano.

Ma perché questa considerazione non è valida, per esempio, per le Torri Garisenda e degli Asinelli a Bologna? Anch’esse sono sproporzionate rispetto al contesto urbano intricato che sta attorno, anch’esse sono paragonabili a due grattacieli ma, al contrario risultano essere gradevoli e apprezzate storicamente e turisticamente, anch’esse sono uno stelo alto di erbaccia in un prato all’inglese.

C’è chi dà un giudizio in modo diametralmente opposto e afferma che: si può intendere per “grattacielo” un edificio particolarmente alto che si impone, come oggetto singolo, non necessariamente coerente rispetto alla forma urbana e all’architettura del contesto, anzi più il grattacielo se ne discosta e meglio raggiunge il suo scopo mediatico.  (Ugo Targetti: a Milano grattacieli sì o no? 23/2/2020).

La battaglia contro i grattacieli è un fatto tutto italiano. In tutto il resto del mondo persino nel “terzo mondo” (termine ormai superato dagli eventi e riprovevole sotto il profilo del “politicamente corretto” ma, purtroppo, efficace) il binomio grattacielo/spazio urbani è di gran lunga attuata e accettata. Le torri più che un problema sono una soluzione. perché consumano meno suolo degli edifici orizzontali e consentono un risparmio energetico molto significativo. Ma qui non è posto in discussione il grattacielo o la casa bassa, è posto in discussione l’ubicazione del grattacielo nel contesto storico della città.

Vista sulla Torre Velasca, foto di Stefano Topuntoli