Viale Umbria angolo via Comelico

UCTAT Newsletter n.88 – aprile 2026

di Roberto Valmassoi

Un giorno qualsiasi camminando con passo svelto lungo il viale Umbria all’altezza della caserma dei carabinieri, mi avvicino e poi supero una anziana di circa 90 anni, di piccole dimensioni, ma determinata nello sguardo, alla quale chiedo il parere su quanto si sta costruendo sul terreno d’angolo di viale Umbria e via Comelico.

È una opera disarmonica, mi risponde e continua dicendo che i palazzi costruiti anni fa sono più belli. Penso che si riferisca al periodo post-bellico dal 1960 al 2010 del quale vi è una pubblicazione dell’Ordine degli Architetti di Milano dedicato agli 50 anni di professione con i nomi e le opere dei professionisti. Apro il testo e trovo il nome di Lorenzo Banfi, Vittorio Castiglioni, Enrico De Munari, Giovanni Faggioli, Guido Gai, Galimberto Scoccimarro, Enzo Hybsh, Malaguzzi Valeri Angelo Mangiarotti, Alessanro Mendini, Giovanni Mistretta, Fulvio Oliveri, Silvano Tintori, Roberto Valmassoi ed altri usciti con laurea dalle facoltà di Venezia e Milano.

Quasi tutti coetanei nati tra il 1930 e 1940 con lo spirito di ricerca nell’equilibrio della volumetria da comporre per un abitare nuovo. Nel 1907 su questo terreno di via Comelico e viale Umbria la ditta Monti-Martini, grande azienda che produce materiali isolanti per le industrie elettromeccaniche si stabilisce edificando un fabbricato d’angolo per gli uffici e capannoni per i laboratori e vi trasferisce tutta la produzione. Il linguaggio architettonico di questo periodo in Italia era influenzato dalle opere dell’arch. Coppedè un po’ eccentrico e dalle correnti del Liberty-Art Nouveau. In America Negli Stati Uniti era già molto diffusa l’attività industriale e gli edifici per le stesse erano nel disegno dell’arch. Luis Sullivan. Il fabbricato della direzione e degli uffici doveva essere il simbolo della società che produceva oggetti eccellenti e le facciate sull’incrocio delle due vie sono il risultato di una ricerca per avere sui tre piani fuori terra un ritmo ripetuto di un pieno e di un vuoto rigoroso di finestre con semplici contorni decorativi. Questo elemento architettonico piace ed entrò nel linguaggio della città. La Monti-Martini, dopo aver aggiunto sulle due testate nuovi edifici non eclatanti, subisce nell’arco del tempo dei cambiamenti portando la produzione in un grande stabilimento fuori Milano e lasciando la sede prima ad una industria farmaceutica poi sede di corsi informatica del’ università degli studi di Milano dal 1988 al 2018. Sono gli anni della rigenerazione urbana per la riqualificazione del patrimonio edilizio in disuso con il proposito di migliorare la qualità della vita.

L’area in oggetto è asservita da due strade una via Comelico e l’altra viale Umbria. Con i mezzi pubblici si possono raggiungere i luoghi centrali della città. Terreno appetibile che viene acquistato dal fondo Savills, una delle principali società immobiliari a livello mondiale per settore commerciale e residenziale di pregio, che cambia la destinazione di commerciale-terziario in residenziale. Ottenuto il progetto dello studio Calzoni architetti, viene concesso dal comune di Milano il permesso di costruire con il vincolo di conservazione delle facciate sulle due vie. Si procede alla demolizione dei capannoni ex laboratorio, dei due edifici costruiti in tempi recenti al fabbricato d’angolo. Per conservare le due facciate del vincolo si conferma la validità dell’intera costruzione con l’interrato, i cui spazi interni, per tre piani ex uffici, vengono sistemati ad alloggi usando la stessa scala per il collegamento verticale con un ascensore di supporto. Il primo piano, chiamato erroneamente piano terra ma piano rialzato è a quota 0,90 e condizionerà tutti gli altri primi piani rialzati dei 3 nuovi fabbricati a rispettare la stessa quota. Passavo parecchie volte per via Comelico, i quattro passi al mattino, mi interessava il procedere dei lavori. Un grandissimo scavo nello spazio libero e una selva di pilastri la dove a detta del capocantiere doveva sorgere la palestra. Lo stesso, con compiacimento, cercava di persuadermi sugli interventi di qualità extra alloggi quali palestra al piano rialzato, solarium al piano copertura, ville al piano terra tra il verde del giardino. Il manufatto di facciata d’angolo è in discreto stato di conservazione e viene considerato come una appendice staccata dal retro di circa ml.1,50 sul quarto solaio e sullo stesso solaio nuovi volumi distribuiti su tre piani in arretramento senza un ordine preciso. Il risultato visto frontalmente trae d’inganno, ma visto lateralmente da via Comelico e da viale Umbria non convince ed è una soluzione non corretta architettonicamente.

Si poteva preferire la soluzione senza ambiguità con un sopralzo di tre piani, di necessita commerciale, senza arretramenti sul filo dell’edificio esistente. L’intervento chiede conoscenza del saper vedere, come varie volte suggerito dal proff. Zevi. Gli edifici d’angolo sono materia di composizione stimolante e nel caso di una sovrapposizione una polarità linguistica, una dissonanza o un insieme rigoroso. L’intero lotto ha una superficie lorda di circa 6300 mq ed una capienza di 60 alloggi e di tre ville per un rapporto di 1mq per 3,3mq. Tutto è in vendita e gli acquirenti saranno di massima quella categoria sociale che, considerando la zona 4 attigua al centro della città e in continua positiva trasformazione desidera abitarci. Per via Comelico si possono raggiungere a piedi il piazzale Libia e i viali alberati.

Chi acquista non cerca di rivendere, quando tutto e abitato e piace, non ci sono margini di guadagno. Si acquista per sè e forse per la prima volta con un prestito bancario della lunga durata. Non è una sistemazione provvisoria, potrà essere per tutta la vita. Si pensa di poter scegliere dei locali con una buona illuminazione naturale dei raggi del sole che entrando dalle vetrate modella lo spazio. La qualità della luce del mattino e del primo pomeriggio per il risveglio e il pranzo è una scelta di gusto e balconi aggettanti per contenere vasconi per le piante in fiore con uno spazio esterno godibile e aperto. Sono cose che necessariamente non si possono ridurre a numeri, ma in termini di benessere e sono la forza motrice. Purtroppo, i tre edifici nuovi non hanno balconi a sporgere e non dialogano con la curiosità giornaliera. Sono chiuse in se stesse dentro il recinto del lotto. Si preferisce la compattezza volumetrica con le aperture ad una anta o a due ante poste sul fino interno del muro. Non si vorrebbe bucare la parete né inserire finestre d’angolo che ampliano sensorialmente lo spazio interno. Ci è la ripetizione del balcone esterno a filo parete con parapetto in quasi tutti gli alloggi. Tale oggetto è un elemento ripetuto nell’edilizia dell’istituto di edilizia economica popolare di Milano. Col tempo, data la ristrettezza dei locali di abitazione e mancando un piccolo sgabuzzino, molti proprietari lo hanno chiuso con sistemi diversi ricorrendo al condono. Può capitare anche per questo complesso di abitazioni.

Quando la progettazione si riduce, anche per motivi commerciali, a produrre alloggi con un insieme di locali minimi, senza uno spazio edificante, si percepisce una sensazione di insolvenza. Sono previsti 60 alloggi sistemati su vari piani dal primo con due o tre alloggi per piano e tre alloggi al piano rialzato prevedendo la presenza di circa 190 abitanti. Il luogo di passaggio e di incontri sarà lo spazio libero del lotto a verde prato con siepi ed alberi ad alto fusto si spera.

Purtroppo le tre ville hanno trovato la localizzazione sbagliata nello stesso posto contro il muro alto di confine dove un tempo si costruivano i box. Sono chiuse dentro le mura senza prospettive e se l’occupante guarda in alto verso il cielo incontra sicuramente lo sguardo del curioso dal balcone di casa sua nel fabbricato che sovrasta il muro di confine. Di solito chi desidera essere speciale e vivere la propria vita particolare si colloca in un attico con tetto piano a verde e spazi esterni privati. Osservando il piano rialzato, ritengo che la composizione dei locali ad uso condominiale siano troppi ed i percorsi di collegamento alle varie scale non trasmettono una geometria semplice. Purtroppo, gli accessi dal piano strada, quota 0,00 al piano rialzato, quota 0,90 devono essere progettati con rampa del 5×100. Vi è un ingresso principale e vari ingressi secondari.

Per semplificare bisognava a mio avviso sistemare la rampa di accesso ai box sul confine di proprietà e spostare leggermente il fabbricato aderente, così facendo si toglie quell’orrore di buco nero che ostruisce la vista del verde. Così facendo si otteneva un grande accesso pedonale largo ed in continuazione del verde con leggera pendenza come richiesto dalle normative. Si ravviva la curiosità urbana di chi passeggia per via Comelico e si sistemano facilmente a raggera tutti gli accessi ai fabbricati ed ai locali per deposito biciclette. Una parte degli spazi attrezzati per le attività dei condomini, molto costose amministrativamente, potevano essere destinate ad abitazioni, essendo un piano rialzato, caratterizzate da verde privato ad uso giardino.

Abitare non significa occupare uno spazio, ma renderlo ospitale alla vita.

Edificio in via Comelico, screenshot da Street View, Google Maps