Virgilio Vercelloni trent’anni dopo

UCTAT Newsletter n.78 – maggio 2025

di Stefano Topuntoli e Fabrizio Schiaffonati

Trent’anni fa moriva Virgilio Vercelloni, il nostro Gio, per ricordarlo uno dei suoi progetti più visionari: “Greenwar”. Concorso MM del 1988 per la sistemazione di piazza Duca d’Aosta e via Vittor Pisani Repubblica, il progetto ebbe una menzione speciale ma venne scartato perché ignorava le richieste del bando, giocare da outsider sapendo di non poter gareggiare con il senso comune e l’ordine prestabilito gli permetteva la totale e irriverente libertà espressiva. Penso che oggi quel concorso l’avrebbe potuto anche vincere, oggi, quando essere Greenwar è obbligatorio.

Stefano Topuntoli

Cena al ristorante di Gualtiero Marchesi via Bonvesin de la Riva 5 Milano offerta dall’editore Giorgio Lucini per il libro di Virgilio Vercelloni “Storia del paesaggio urbano di Milano”
Concorso per Piazza Duca d’Aosta-via Vittor Pisani.

Caro Stefano,
Virgilio Vercelloni ha avuto una fondamentale importanza per la mia formazione e poi nella professione. Come assistente di Carlo Perogalli al secondo anno, a.a. 1961-62, di “Storia dell’arte e stili dell’architettura II”, invece di una tesina sui castelli (che Perogalli proponeva) mi consigliò lo studio della chiesa modernista di San Michele e Santa Rita in piazzale Gabrio Rosa dell’architetto Pasque’. Incontrai Pasque’ già vecchio (sarebbe morto centenario) nel suo studio in corso XXII Marzo. Un antro ottocentesco affacciato su un cortile, affastellato di disegni, plastici, gessi e sculture. Pasque’ mi regalò copie eliografiche del progetto e fotografie della chiesa in costruzione negli anni trenta nel coevo quartiere di Regina Elena. Salii sulla cupola semisferica a doppia calotta in cemento armato (calcolata dall’ingegnere Mario Cavalle’ che sarebbe poi stato mio professore di “”Tecnica delle Costruzioni”) con il fotografo Sergio Pelle, mio coetaneo e amico, per documentare l’opera e l’intorno dall’alto. La tesina è  ora conservata nell’archivio parrocchiale e vi sono inseriti i documenti datimi dal Pasque’ e il reportage fotografico di Pelle.

In occasione della scrittura di “Paesaggi milanesi” sono tornato a consultarla, rimanendo stupito del rigore e dei riferimenti culturali che Vercelloni mi aveva dato.

Gio non era un vacuo affabulatore, ma essenziale non parlava architettese. Lontano da ogni indottrinamento era un vero e proprio maieuta che in primis sapeva ascoltava e darti fiducia.

Lo seguii poi nel panorama degli architetti milanesi come l’intellettuale del “Collettivo di Archiettura”, un sodalizio professionale di architetti comunisti che ebbero un rilevante ruolo nell’orientare le politiche edilizie e urbanistiche delle Amministrazioni di sinistra dell’hinterland milanese. Il Collettivo funzionava come una cooperativa, con uguali stipendi e sovvenzioni al Partito, dove però ognuno era intestatario del lavoro di cui era responsabile. I progetti di Gio sono quelli però che si distinguono, come il Municipio di Rozzano e l’asilo di San Giuliano Milanese, per l’esplicita ricerca e innovazione rispetto alla seppur dignitosa routine professionale dei suoi sodali.

Alla fine degli anni ottanta, io membro della Commissione edilizia e Vercelloni animatore della Commissione scientifica della stessa, collaborammo per promuovere iniziative per la qualità del progetto urbano, anche con convegni pubblici interassessorili e l’appoggio del sindaco Pillitteri. Lo scopo era di approfondire la funzione della Commissione edilizia, le modalità del suo funzionamento in un rapporto aperto alla cittadinanza e ai professionisti, e promuovere analisi sulla identità dei diversi quartieri da tradurre in linee guida per l’arredo urbano e lo spazio pubblico. Fu redatto un documento di indirizzo presentato, in presenza del sindaco, a Palazzo Marino alla Commissione urbanistica.

Sempre in quegli anni fummo incaricati, con altri architetti non solo milanesi, del progetto di un nuovo Cimitero, localizzato dal PRG a sud di Milano in prossimità dell’Autostrada dei Fiori.

Vercelloni fu il vero coordinatore dell’iniziativa ed a lui si devono le più  importanti concezioni di un’opera di notevole rilevanza. Una struttura ipogea sovrastata da geometrici campi fioriferi in una visione paesaggistica senza precedenti.

Ante litteram Gio coglieva la fondamentale importanza dell’ambiente rispetto ad una predatoria urbanistica. Un paesaggio urbano non di orpelli ma strutturale, di grande respiro per gli spazi pubblici non sovrastati da fameliche costruzioni. La sua cultura sui giardini si alimentava di radici storiche e filosofiche, e la sua biblioteca in materia era unica, come i suoi contatti con i più importanti studiosi.

In questo senso rilevante fu l’iniziativa da lui coordinata, per conto della Metropolitana Milanese presieduta dall’architetto Claudio Dini, per gli studi di Impatto Ambientale di una linea in sopraelevata da realizzarsi in occasione del Mondiali di calcio del 1990, che avrebbe dovuto collegare lo Stadio di San Siro con la Stazione di Lampugnano. Gli studi delle diverse tratte furono affidati a gruppi di architetti. Io fui incaricato del progetto del nodo dell’interscambio e dell’intorno di Lampugnano. Un’opera dell’Ansaldo già pronta per essere cantierabile che sarebbe stata fondamentale per la riqualificazione di un vasto ambito urbano e l’accessibilità allo Stadio di San Siro, rimasta poi sulla carta per le inerzie di una politica poco lungimirante.

Di Vercelloni voglio ricordare ancora, sempre nello stesso periodo, la frequentazione con Aldo Rossi che affiancava nei suoi ultimi progetti poi non realizzati, come la ricostruzione del Palazzetto dello Sport dopo la nevicata del 1986, il Centro Congressi al Portello, il Concorso per il Centro Direzionale sul Rilevato delle Varesine. Così lui mi coinvolse in alcuni incontri con Aldo Rossi. Gio era un interlocutore fondamentale per la poetica dell’amico Aldo e il suo braccio per districarsi in progetti di grande complessità tecnica e burocratica.

Da ultimo torno al concorso del 1988, richiamato da Stefano Topuntoli, sulla sistemazione di piazza della Repubblica e via Victor Pisani fino alla Stazione Centrale. La sua una idea che già da tempo caldeggiava e che ancor oggi è  del tutto attuale nel riordino delle linee ferroviarie cittadine: il baypassamento della Stazione di testa della Centrale, oggi di forte rallentamento per l’entrata e l’uscita dei treni, quindi con un suo arretramento. Così la geniale idea di trasformare le gallerie dello Stacchini in una grande serra in continuità con un diffuso verde urbano che avrebbe dovuto invadere piazza della Repubblica e via Vittor Pisani.

Che grande tristezza percorrere oggi Vittor Pisani senza un albero in una grande spianata di cemento di solo corsie d’auto! Una sistemazione insensata che nulla ha a che vedere con le tante idee di quel Concorso promosso sempre dalla Metropolitana, come altri per gli intorni delle Stazioni della Linea Gialla poi realizzati e che rappresentano un approccio significativo di governo e bellezza della città. 

Forse non tutti sanno che Virgilio Vercelloni fu il più importante ispiratore di quelle politiche, con la sua cultura e riservatezza, in grado di coinvolgere in un progetto collettivo.

Fabrizio Schiaffonati

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