Buoni propositi per il 2023

UCTAT Newsletter n.51 – dicembre 2022

di Elena Mussinelli

L’avvicinarsi della fine dell’anno porta, come sempre, a fare qualche bilancio. In particolare quest’anno, con l’uscita, proprio in questi giorni, di alcuni interessanti rapporti che offrono spunti per qualche riflessione, soprattutto in vista dei consueti buoni propositi per l’anno a venire.

Il 56° Rapporto Censis ci consegna una fotografia piuttosto critica della società italiana: una società che “non regredisce e non matura”, che “non cresce abbastanza, o non cresce affatto”. Una società che trova insopportabili proprio i fenomeni che essa stessa alimenta: i guadagni spropositati degli influencer, gli eccessi e gli sprechi dei super ricchi per beni che tutti vorrebbero possedere (suv, piscine, giardini, grandi ville, vacanze e viaggi di lusso, ristoranti, hotel e locali notturni dai costi esorbitanti). Desideri che troviamo poi diffusamente sui social network, rappresentati in sedicesimi sulle pagine personali della gente comune.

La guerra, fattasi vicina con il dramma dell’Ucraina e per il suo impatto energetico, balza al primo posto delle paure, insieme alle crisi economiche e, ovviamente, ai timori per la salute alimentati dall’esperienza del Covid. Mentre i temi ambientali (dalla crisi climatica al dissesto idrogeologico), nonostante il continuo ripetersi di tragedie evitabili, finiscono in fondo alla lista, con buona pace dei Fridays For Future

Crolla anche la disponibilità a fare sacrifici per la crescita personale e professionale, per una sostanziale sfiducia in reali prospettive di mobilità sociale: un restare passivi che, forse non a caso, si rispecchia anche nel calo delle immatricolazioni e dei laureati (il 26,8% rispetto al 41,6% della media Ue) e nel primato europeo dei Neet: il 23,1% dei giovani 15-29enni che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro.

In questi giorni è stata presentata anche la terza edizione del Rapporto ASviS 2022 sui territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, rapporto che, utilizzando 44 indicatori elementari aggregati in indici compositi, restituisce il posizionamento di regioni, province e città metropolitane rispetto al raggiungimento dei 17 Goal dell’Agenda Onu 2030. Anche in questo caso emerge la rappresentazione di un Paese in grande difficoltà, caratterizzato non solo dalla crescita delle differenze territoriali e sociali, ma anche dal persistere di grandi criticità ambientali. Basti per tutte la tendenza del consumo di suolo annuo che, nelle more di una legge quadro attesa da anni, continua a registrare significativi incrementi: dagli 8,9 ettari consumati per 100mila abitanti del 2016 ai 10,7 del 2021 (il valore peggiore di tutta la serie storica considerata). Ben lontano dal Target 15.3 che ne vorrebbe l’azzeramento entro il 2050. E, secondo le analisi ISPRA, con una “accelerazione rispetto agli ultimi anni, con incrementi che superano la soglia dei due metri quadrati al secondo e sfiorano i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno”.

Anche nella nostra Lombardia, una delle Regioni con la quota più alta di suolo impermeabilizzato (12,1% del territorio al 2021), il consumo di nuovo suolo continua ad aumentare (+2,1 punti indicizzati tra il 2012 e il 2021), con Milano capofila (9,5 ha per 100.000 abitanti rispetto alla media regionale di 8,9).

Milano guida anche la graduatoria delle province italiane in materia di insicurezza urbana, con 59,9 reati ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di 35,7, e peggiora molte delle sue performance anche secondo la 33ª indagine sulla Qualità della vita del Sole 24 Ore, passando dalla seconda alla ottava posizione. Prima per il costo medio di vendita delle case (5.200 euro/mq contro una media nazionale di 1.816) e con canoni di locazione che sono arrivati a incidere per oltre il 60% sul reddito medio. Passata dalla seconda alla 29esima posizione per la qualità di ambente e servizi, con 1 solo mq di aree pedonali per abitante (avranno conteggiato anche le piazze tattiche?), 96esima per la “Qualità dell’aria” (presenza di Pm10, biossido di azoto e ozono) e 99esima per la specifica voce “Indice del clima”, che tiene conto di 10 parametri climatici, tra cui il soleggiamento, le ondate di calore, le piogge e l’umidità. Pare quindi che molto ci sia ancora da aspettare per avere qualche riscontro circa i benefici attesi dal tanto sbandierato Piano Aria Clima… Sempre che la moria del 24,5% (contro una media fisiologica del 10-15%) degli alberi e arbusti piantati nell’ultima stagione agronomica di ForestaMi non determini ulteriori ritardi….

Nell’era dei Big Data, numeri, statistiche, classifiche, algoritmi e indicatori ampliano enormemente la capacità di conoscere e descrivere la realtà che ci circonda: consentono di misurare, valutare, prevedere tutto. Per poi fare cosa?

C’è forse bisogno dei numeri per realizzare che la Milano del Green Deal sta vivendo un’incredibile ondata edificatoria ammantata di verde pensile e di facciata? Che la gentrificazione sta allargando sempre più la forbice tra il nuovo luxury housing e il degrado delle periferie e dei quartieri popolari? Che la partecipazione resta ancora un mero adempimento formalistico, lontanissimo dalle pratiche di democrazia deliberativa in uso in tanti Paesi europei?

La diffusione e l’uso pervasivo di conoscenze, dispositivi e tecnologie “abilitanti” ci sta davvero rendendo più capaci di quell’esercizio critico e propositivo necessario per comprendere e trasformare la realtà?

Qualche dubbio è legittimo, anche per l’evidente fallimento di tanti piani e progetti basati su algoritmi complessi e sull’impiego di tecnologie innovative più o meno “bio” che avrebbero dovuto garantire una elevata qualità e sostenibilità delle opere, palesemente contraddetta dalla realtà delle realizzazioni.

D’altra parte, chi in questi mesi ha seguito il Dibattito pubblico su San Siro ricorderà che ci siamo sentiti dire che è “scientificamente dimostrato che il verde pensile, artificiale, su soletta, è in grado di produrre gli stessi benefici ambientali del verde profondo”, con ciò legittimando la costruzione di un nuovo centro commerciale di 68.000 mq.

In questa nota un po’ pessimistica, vorrei però far intravedere uno spiraglio di luce, peraltro del tutto inaspettato, che interpreto come un possibile segnale di cambiamento.

La Coalition for Advancing Research Assessment (CoARA), organismo formato da Science Europe, dalla European University Association (EUA) e dalla Commissione europea, ha recentemente sottoscritto un “Agreement on Reforming Research Assessment” che mette radicalmente in discussione i metodi di valutazione della ricerca basati su indicatori bibliometrici di tipo quantitativo, ovvero basati prevalentemente sul numero di citazioni ricevute da un articolo. Certo, quello della valutazione della ricerca è un ambito molto specialistico, che interessa soprattutto chi, operando in ambito accademico, negli ultimi dieci anni ha dovuto subire la logica tutta quantitativa del publish or perish (pubblica o muori). Ma questo accordo, sottoscritto da più di 50 firmatari inclusa l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione

del Sistema Universitario e della Ricerca), ci dice una cosa molto importante e per nulla scontata: la valutazione della qualità non può che passare da un giudizio di merito, qualitativo e tra pari. Tanta roba, se trasliamo questo principio ai temi della città, delle periferie, della buona architettura, la cui qualità non può che passare dal giudizio determinante dei pari, ovvero i cittadini, sulla base della loro esperienza diretta circa il soddisfacimento dei loro bisogni.

Viceversa, la bozza del testo di riforma del Codice degli appalti delinea un drastico ridimensionamento del dibattito pubblico, limitando la partecipazione ai soli “portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati cui possa derivare un pregiudizio dall’intervento” e riducendolo a una mera raccolta di osservazioni , senza più incontri e momenti di confronto tra proponenti e cittadini.

Un vero e proprio arretramento culturale rispetto a quella prospettiva di democrazia deliberativa che tante volte abbiamo promosso, ma anche un tema ancora aperto sul quale formulare un buon proposito di impegno critico e propositivo della nostra UCTat.

Riferimenti

CENSIS (2022), 56° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2022

ISPRA (2022), Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, Report SNPA n. 32/2022

Rapporto ASviS (2022), I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Sole 24 Ore (2022), 33ª indagine sulla Qualità della vita https://coara.eu/agreement/the-agreement-full-text/

Schema preliminare (data 20 ottobre 2022) della revisione del Codice dei Contratti Pubblici, avvenuta in attuazione dell’art.1 della legge 78/2022 – “Delega al Governo in materia di contratti pubblici” ed elaborato dalla commissione mista del Consiglio di Stato (fonte: https://www.ingenio-web.it/articoli/riforma-del-codice-appalti-ecco-la-bozza-del-nuovo-testo-inviata-al-governo-novita-e-tempistiche/)

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