Modello Milano a rischio depressione?

UCTAT Newsletter n.25 – luglio 2020

di Paolo Debiaggi

Le recenti esternazioni del Sindaco Sala hanno colpito per l’atteggiamento assai preoccupato del primo cittadino rispetto al futuro prossimo della città, fortemente condizionato dai lasciti del Covid. Molti commentatori, mirabile Maurizio Crippa sul Foglio del 8 luglio, hanno interpretato questa versione un po’ depressa del Sindaco, diciamo Sala 2.0, come esito del periodo drammatico in cui l’emergenza sanitaria ha imposto il fermo obbligato alla città più laboriosa e creativa d’Italia. Il lockdown ha necessariamente impattato duramente sulla comunicazione e lo story-telling normalmente rivolto a sottolineare supremazia e successi del modello Milano. Le conseguenze immediate del trauma vissuto dalla città rischiano di generare pesanti conseguenze sul suo futuro. 

Una città ricca di attività, sede continua di manifestazioni e fiere, esposizioni ed eventi, attrattività turistiche e culturali, ma anche destinazione quotidiana di importanti flussi di impiegati nel terziario avanzato e nel commercio che sostengono con i loro consumi un numero notevole di attività ricettive e ristorative, non può che rimanere shoccata pesantemente dallo stop e dalle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. È naturale porsi interrogativi preoccupati rispetto a quali nefaste ricadute i mesi di fermo obbligato, le nuove regole di distanziamento sociale, l’uso massiccio dello smart-working e, in generale, le regole di precauzione imposte e le conseguenze psicologiche individuali, potranno impattare nei mesi a venire sulle dinamiche socio-economiche urbane. 

Anche l’immediato futuro del mercato immobiliare cittadino risulta difficile da interpretare. Quando e come si riattiveranno le normali attività in presenza nelle università e nella scuola superiore? Quando i flussi turistici torneranno paragonabili a quelli pre-covid? Quali conseguenze si genereranno sul mercato degli affitti? Come impatterà la crescita significativa del lavoro a distanza sull’occupazione degli immobili per uffici nella città? Si riattiveranno gli appetiti immobiliari, gli interventi in corso e programmati procederanno? Alcuni segnali purtroppo non sono positivi (per il mercato immobiliare si intende..). Scenari Immobiliari ci informa che nei primi 6 mesi dell’anno le compravendite immobiliari in Milano hanno segnato -16%, mentre i mega centri commerciali previsti ai margini della città segnalano qualche prima battuta di arresto. A Segrate, il gruppo Westfield ha da poco comunicato di aver sospeso la realizzazione, con il gruppo Percassi, del “mall più grande di Europa”. Un intervento enorme con tanto di importanti opere infrastrutturali a carico, programmato già più di 10 anni fa, mai in realtà decollato, sembrerebbe ora definitivamente cancellato dalla crisi Covid 19. Cosa ne sarà degli altri interventi analoghi (cascina Merlata, Arese..)? Insomma, tante domande e poche certezze.

In tale nuovo contesto, il potere di fascinazione di un racconto costellato di continui primati, inaugurazioni e innovazioni prodotte dal modello Milano non trova più terreno fertile e anche l’immagine del primo cittadino rischia di deprimersi, non rappresentando certo un buon viatico per una campagna elettorale che si avvicina. 

D’altro canto, le crisi anche profonde possono essere l’occasione di elaborare e proporre nuove ricette e soluzioni, cercando di interpretare le nuove esigenze che avanzano e insieme approfittare per correggere le criticità e le questioni da troppo tempo irrisolte. Si tratta cioè di capire, nello specifico del modello Milano, quali aspetti debbano essere necessariamente corretti e rinnovati perché difficilmente procrastinabili nella realtà attesa. Forse bisognerà porsi i problemi che finora gli investimenti privati atterrati sulla città hanno consentito di ignorare. In altre parole, sarà difficile proseguire con l’ingegnoso gioco di specchi che tende a riflettere e far splendere gli esiti degli investimenti privati come successi della città e del suo governo e, parallelamente, mettere nell’ombra le vere criticità e problematiche che non riescono a trovare soluzione per mancanza di capacità programmatoria e attuativa dell’investimento pubblico.

Le periferie, l’edilizia sociale, la rigenerazione urbana, lo spazio pubblico, la mobilità, la sfida al climate change, la partecipazione alle scelte urbane, non possono essere usati come slogan vuoti, ma vanno affrontati con profondità di analisi e concretezza di processi, strategie, strumenti e programmazione. 
La risposta alle problematiche urbane non può essere limitata contribuendo a drogare l’offerta immobiliare, ma comprendendo e assistendo la domanda di città, sia essa abitativa che di servizi, che di qualità paesaggistica e ambientale. Un tempo si richiedeva di giustificare il dimensionamento dei piani, di quantificare gli standard urbanistici secondo regole forse un po’ rigide, mentre oggi, nella consuetudine di governo cittadino delle trasformazioni urbane, basta imporre una quota di edilizia convenzionata (spacciata poi per housing sociale) e un po’ di verde urbano per consentire imponente e nuova cementificazione qualificata impropriamente come rigenerazione urbana anziché sostituzione ed espansione. 

Da queste constatazioni emerge come sia necessario rimettere mano agli strumenti di pianificazione e agli accordi adottati e in divenire. In particolare, si pensi al Piano di Governo del Territorio, all’Accordo di Programma sugli Scali Ferroviari e alla volontà di costruire un nuovo Stadio. Quanto realmente rispondono alle necessità dei milanesi i faraonici progetti sulle aree libere degli Scali Ferroviari e di Piazza d’Armi fatti di volumetrie residenziali da capogiro e centri commerciali?

È soprattutto la citta consolidata, quella che già c’è, che ha bisogno di cura e attenzione. Soprattutto i quartieri periferici di edilizia popolare del dopoguerra che necessitano di un’adeguata manutenzione sia nel tessuto edilizio sia nello spazio pubblico, contrastando parallelamente insicurezza e fenomeni di occupazioni abusive (Fabrizio Schiaffonati – Progetti per Milano – Uctat newsletter – giugno 2020). La domanda abitativa di alloggi per le fasce deboli non si esaudiscono con le percentuali di edilizia residenziale sociale (in particolari quelle a canone concordato o con patto di futura vendita) previste nei nuovi insediamenti. Oggi questi insediamenti appaiono rivolti a rispondere ai bisogni del ceto medio impoverito piuttosto che dei ceti popolari in cerca di un tetto dai costi accettabili alle proprie sempre più inadeguate risorse. 

La dichiarazione di emergenza climatica del Comune di Milano con i promessi 3 milioni di alberi appaiono propaganda in assenza di una vera volontà di contenimento del consumo di suolo e di una politica ambientale che non può dipendere solo dal contestuale sviluppo immobiliare. I Piani proposti dai player immobiliari ci hanno ormai dimostrato di produrre spazi pubblici e aree verdi frammentate e funzionali alla valorizzazione dei propri investimenti. La tanto citata “riforestazione” non la si fa con le biblioteche degli alberi o i pratoni di City Life interclusi fra le residenze di Zaha Hadid. Al contrario, servono aree verdi ampie e continue, progettate per la loro funzione ambientale e non quale orpello di grattacieli e centri commerciali (Gabriele Mariani- I vecchi difetti della città – Arcipelago Milano – 14 maggio 2020).

Per migliorare la qualità e la quantità dello spazio pubblico non basta dipingere per terra linee e cerchi per parlare di nuove piste ciclabili o, peggio ancora, aggiungendo due vasi e tre panchine, di riqualificazione di piazze pubbliche. L’urbanistica “tattica” ha un senso solo se temporanea. Piuttosto, il tema della qualità dello spazio pubblico e della mobilità pedonale dovrebbe essere posta al centro della strategia del progetto urbano con declinazione di obiettivi, quantità, qualità, priorità (Elio Bosio- Abitare la città – Uctat newsletter- aprile 2020).

Per non parlare della strumentalizzazione politica del tema in chiave di partecipazionismo, magnanimamente concesso dall’alto e con finalità prettamente consultivo-elettoralistiche di cui negli ultimi anni Milano poteva anche fare a meno. Ancora molta strada va percorsa se veramente si vogliono coinvolgere i cittadini nelle scelte con la definizione di strumenti e modalità ben diverse.

Ci siamo più volte chiesti retoricamente nella news di Uctat chi decidesse le sorti della città e riflettuto sul fatto che non necessariamente l’aumento degli investimenti immobiliari coincida con le necessità urbane in mancanza di strategia, indirizzo e controllo pubblico. Non è sufficiente favorire l’iniziativa privata e gli investimenti sulla città in maniera acritica e senza la messa a punto di processi e competenze specifiche in grado di comprendere e contrastare gli appetiti che spesso rappresentano logiche finanziarie che nulla hanno a che vedere con le necessita della domanda.  

Così come appare lecito, alla luce dell’esperienza vissuta nella prima fase emergenziale del dramma Coronavirus, interrogarsi come la risposta della sanità lombarda abbia saputo contrastare la diffusione pandemica e se un modello che ha favorito la crescita poderosa del sistema privato di assistenza e cura sanitaria a sfavore del sistema pubblico, parimenti andrebbe condotta una approfondita valutazione sulla capacità del modello di gestione delle dinamiche urbane cosiddetto neo-liberista, come quello introdotto a partire dai primi anni duemila in Lombardia, di governare i processi complessi della trasformazione urbana in una fase di transizione storica e cambiamenti epocali in termini ambientali e socio-economici quale quella che stiamo attraversando. Che non significa auspicare il ritorno ad una rigida imposizione conformativa delle scelte di piano, ma aprire ad una vera trasparenza, partecipazione, comunicazione, controllo e verifica delle scelte che condizionano il volto e l’uso della città.

Spunti interessanti:

Maurizio Crippa- Beppe Sala triste, solitario (ma non ancora y final). Deciderà la bici- Il Foglio Quotidiano-8 luglio 2020.

Elio Bosio- Città per tutti ma non a piedi – Lettera al Direttore – 5 giugno 2020 – Arcipelago Milano

Gabriele Mariani- I vecchi difetti della città – Arcipelago Milano – 14 maggio 2020.

Agostino Petrillo- La città che sale- Città bene comune- casa della cultura.it

Fabrizio Schiaffonati – Progetti per Milano – Uctat newsletter – giugno 2020

Valerio Visintin “L’apologo del Lido Bam” ViViMilano, Corsera, 5 luglio 2020