Co-design per la rigenerazione urbana resiliente

UCTAT Newsletter n.39 – novembre 2021

di Daniele Fanzini

Con il termine “open government” (letteralmente “governo aperto”) si intende una modalità di esercizio del potere basato su modelli, strumenti e tecnologie che consentono alle amministrazioni di essere trasparenti nei confronti dei cittadini per assicurare il loro diritto di controllo. Grazie all’Agenda ONU 2030 tale diritto si lega anche e soprattutto al tema dello sviluppo sostenibile, rispetto al quale le città sono chiamate a diventare luoghi umani più inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili, riducendo l’impatto pro capite negativo e adottando politiche integrate e piani tesi all’inclusione.  Nuovi termini come co-pianificazione, co-progettazione, ormai ampiamente diffusi, sottolineano l’esigenza di un agire comune etico, consapevole e responsabile, e con esso la necessità di garantire processi aperti e trasparenti.

Nella logica della co-pianificazione e del co-design le amministrazioni mettono al centro la comunicazione e la collaborazione con i cittadini, aprendosi al dialogo e al confronto partecipato, focalizzando i processi decisionali sulle effettive esigenze e necessità delle comunità locali.  

Gli elementi fondamentali di questo modo di affrontare la cosa pubblica sono:  

1 – l’apertura, ossia la capacità di enti e istituzioni pubbliche di ridefinire le proprie relazioni con i cittadini e le comunità locali nella direzione di favorire forme di interazione basate su bi-direzionalità, condivisione e partecipazione ai processi decisionali dell’amministrazione;  

2 – la trasparenza, ossia la libertà di accesso ai dati e alle informazioni amministrative da parte dei cittadini, nonché la condivisione di documenti, saperi e conoscenze tra istituzioni e comunità locale.  

3 – la collaborazione, ossia il fatto che le istituzioni siano inserite all’interno di una rete collaborativa e partecipata da organizzazioni no-profit e gruppi di cittadini.  

Operare in una prospettiva collaborativa significa garantire il coinvolgimento fattivo dei cittadini nelle decisioni strategiche, accrescendone consapevolezza e senso civico, e creando nuove opportunità per loro stessi e le strutture organizzative di appartenenza. La partecipazione, intesa come fattiva collaborazione tra pubblico e cittadini, aiuta infatti trovare i giusti meccanismi e le necessarie risorse per rispondere in modo efficace ed efficiente ai bisogni della collettività che i “normali” canali di intervento non riescono più a soddisfare. Nuovi strumenti introdotti dal codice degli appalti e dal codice del terzo settore permettono oggi di adottare nuove formule di intervento caratterizzate dalla sperimentalità delle azioni e dalla non convenzionalità dei rapporti tra le parti.

Intendere la partecipazione come forma organizzativa per plasmare processualmente ed in modo collaborativo il rapporto tra politica ed azione risulta coerente con gli obiettivi e i principi delle politiche comunitarie che antepongono l’interesse comune a quello privato individuale e sottolineano l’importanza dell’agire rispettoso, responsabile e trasparente, privilegiando il lavoro comune e valorizzando le risorse esistenti, anche in termini di attivazione delle capacità ed energie che la società civile è in grado di esprimere e mettere a disposizione. Il comportamento promosso dalle politiche europee è al contempo pre-attivo e pro-attivo con l’obiettivo di anticipare i cambiamenti voluti per poi affrontarli coinvolgendo le istituzioni, i cittadini, le associazioni e le imprese. Questo comportamento può essere favorito:

  • approntando metodologie e strumenti (anche telematici) che facilitino il contatto tra il sistema amministrativo ed i cittadini; 
  • mappando le risorse presenti sul territorio che potrebbero essere coinvolte in azioni su temi strategici per l’interesse comune e favorendo spazi di incontro per la condivisione delle scelte; 
  • attivando risorse di progettazione partecipata su temi ampi e diffusi della costruzione e gestione del territorio, che possano favorire la collaborazione creativa tra cittadini e amministrazione e far sviluppare nuove capacità (skills) per una cittadinanza d’eccellenza.         

In tutti i casi il coinvolgimento inteso come co-responsabilità è premessa indispensabile all’adozione di politiche pubbliche condivise e di progettazione partecipata come metodo per la loro fattiva realizzazione. In questo senso l’evoluzione dei modelli di coinvolgimento dell’utenza, dalle formule partecipative al vero e proprio co-design (co-partecipazione ai sensi del Codice del Terzo Settore) , sta modificando il ruolo dei progettisti professionisti, oltre che, naturalmente, delle utenze del progetto, istituendo nuovi domini di creatività. 

L’intervento sulla città sempre più spesso pone problemi di modifica delle componenti fisiche associate alla gestione delle sue dinamiche di funzionamento, a partire da quelle che, attraverso i concetti di sostenibilità e resilienza, hanno diretta correlazione con le tematiche sociali. Non può infatti esserci ecologia senza giustizia sociale e questo richiede la capacità di gestire il progetto attraverso alleanze orizzontali tra organizzazione e cittadinanza tipiche dell’approccio collaborativo. Il progetto architettonico/urbano promuove, attraverso nuove forme di gestione e di creatività, azioni incentrate sulla creazione di nuovo valore (sense making) e forme collaborative tra gli individui che prendono parte al processo e che allineano, almeno temporaneamente, i propri interessi ad un obiettivo comune. In questa logica l’architettura diventa lo strumento di mediazione, che traspone sul luogo fisico le istanze sociali ed economiche emergenti. Dalle relazioni tra la logica progettuale top-down le forme bottom-up e quelle peer to peer, nascono nuovi ruoli e nuovi processi per le discipline del progetto, che diviene necessariamente co-design, nelle quali l’architetto si fa mediatore e facilitatore progettuale, curatore dell’interesse degli utenti coinvolti.

Co-design dell’intervento di riattivazione del quartiere Costanzo Ciano di Piacenza finanziato nel 2019 dal MIBAC attraverso il bando Creative Living Lab
Torna all’Indice della Newsletter